Mi dispiace, ma non ci sto. Questa non è una Repubblica degna di questo nome. Quanto accaduto ieri al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha dell’incredibile.
Proprio mentre annunciava la sua ricandidatura alla guida della Calabria, è stato raggiunto da un discutibile e anacronistico avviso di garanzia. Tutto nasce da un’inchiesta del 2021 condotta dal giornalista di origini calabresi Tizian per il quotidianoDomani, che ipotizzava irregolarità su alcuni bonifici ritenuti sospetti. Tuttavia, all’epoca, né la stampa né la magistratura diedero seguito alla vicenda. Solo nel 2024 la Procura di Cosenza sembra aver aperto un’indagine, culminata proprio nell’avviso notificato ieri.
Sembra di assistere all’ennesimo copione già visto: un intervento della magistratura che rischia di avere un peso nella dinamica politica. Personalmente, provo vergogna nel vivere in uno Stato che finisce per colpire in questo modo cittadini capaci e meritevoli. È davvero sconcertante. Una grande vergogna.
Occhiuto ha subito chiesto di essere ascoltato dai magistrati, reagendo con prontezza, stile e lucidità comunicativa a quella che appare come un’ingiustizia.
Sono di sinistra e da sempre garantista, ma riconosco con onestà il lavoro svolto da Occhiuto in Calabria. Spero sinceramente che la vicenda non venga strumentalizzata da una parte politica in cerca di consenso. Il tempo sarà giudice, ma, ad oggi, le premesse non sono affatto incoraggianti.


