Omicidio Cocò: confermato ergastolo per i due autori

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Foto: Quotidiano del Sud

Ieri sera, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo inflitta in primo e secondo grado, per i responsabili del triplice omicidio di Nicola “Cocò” Campolongo, il bimbo di 3 anni assassinato nelle campagne di Cassano allo Ionio, insieme al nonno, ed alla compagna dell’uomo.

Il 16 gennaio 2014, è stato uno di quei giorni in cui la malvagità dell’uomo si è manifestata in tutta la sua crudeltà. Si, perché quel giorno un bambino di appena tre anni, il piccolo Cocò, è stato assassinato senza pietà. Il bambino, infatti, è stato ucciso insieme al nonno e alla giovane compagna di lui. Secondo le indagini medico legali, i tre sono stati prima freddati a colpi di pistola e poi dati alle fiamme per eliminare ogni traccia dei killer. Il nonno del piccolo, Iannicelli, era l’uomo della droga che si divideva il monopolio dello spaccio tra Firmo, Lungro, ed Acquaformosa.  L’uomo sapeva di essere al centro del mirino, per questo usciva sempre di casa scortato dal nipotino, convinto che nessuno avrebbe osato uccidere un innocente. Invece, così non è stato, perché i due killer, non si sono fatti scrupoli a trucidarlo e ad eliminare un innocente come qualsiasi testimone.

 Così Cocò, di tre anni, nato in carcere, perché la madre era stata arrestata per spaccio di droga, è morto in un agguato.

Ieri sera, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo inflitta in primo e secondo grado, a Cosenza e Catanzaro, a Fausto Campilongo, di 43 anni, e Cosimo Donato (42), ritenuti i responsabili, con sentenza definitiva, di concorso nel triplice omicidio di Nicola “Cocò” Campolongo, di Giuseppe Iannicelli e della compagna marocchina dell’uomo, Betty Taoussa.
Dopo il terribile omicidio di Coco’, a Sibari, ci fu la visita di Papa Francesco che, durante l’omelia, davanti a più di 200 mila persone, scomunicò i mafiosi, con queste parole: “La ‘ndrangheta  questa adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no. Lo ha detto il Papa nella omelia della messa che celebra nella Piana di Sibari, davanti a oltre duecentomila persone”.