Palmiro Spanò: una nuova stella nella letteratura calabrese

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Con la pubblicazione di “Borgo Franco”, il lembo estremo del Sud che ha già dato tanto alla letteratura del secolo scorso con Mario La Cava, Corrado Alvaro, Strati e che oggi è particolarmente ricca con scrittori di fama nazionale le cui punte di diamante sono Mimmo Gangemi e Gioacchino Criaco, vede spuntare all’orizzonte una nuova stella: Palmiro Spanò.

Ogni romanzo è, almeno parzialmente, autobiografico.

Lo è certamente anche “Borgo Franco” scritto da Palmiro Spanò e pubblicato da “Sensibili alle foglie”.

L’autore sembra negarlo, ma chi lo conosce non trova difficoltà a rintracciare le sue orme in tutta la trama del romanzo. Mirko è un ormai nonno, ma come tutti coloro che hanno avuto una vita densa di significato e piena di passioni, sente il bisogno di fare un bilancio della sua esistenza e per farlo inizia un cammino a ritroso, nei luoghi della sua giovinezza. Lì incontra la sua famiglia ed il suo paese. I suoi compagni di militanza politica con cui hanno sognato insieme sino a finire in carcere nel disperato tentativo di trasformare il sogno in realtà.

Ed ecco che sullo sfondo appaiono e scompaiono i genitori e gli altri componenti della famiglia con cui Mirko ha un fortissimo legame e ciò potrebbe sembrare una contraddizione tra le sue posizioni politiche che considerano la famiglia una “soprastruttura borghese” e la realtà. Tuttavia, Mirko ha avuto la cultura e l’intelligenza di non farsi catturare dallo schematismo dogmatico e questa, come si può constatare leggendo il romanzo, sarà la sua ancora di salvezza. In fondo Mirko è anche figlio di una storia millenaria quale quella del profondo Sud e della civiltà Mediterranea, che ha avuto nella famiglia l’architrave fondamentale, non può essere annullata con un semplice colpo di spugna.

Nel romanzo la Calabria, terra sconfitta, rassegnata, muta e triste fa da sfondo e “Borgo Franco” è il luogo in cui si snodano e si intrecciano la storia di Mirko con quella della sua famiglia, l’impegno sociale con l’appassionata militanza politica. Il lungo impegno politico e ideale del protagonista ha un ruolo centrale. Progressivamente   diventa una scelta di vita anche si conclude con una apparente sconfitta nel momento in cui le idee generose di Mirko restano sostanzialmente estranee alla popolazione di Borgo Franco.

Eppure, e nonostante tutto, il bilancio esistenziale di Mirko è ricco e positivo. La sua vita densa di significato. L’amore, la famiglia, l’arte lo salvano anche quando il cielo sembra oscurarsi con l’arresto e la fuga all’estero. La vita continua e Mirko perde la battaglia politica ma vince quella della sua esistenza. È travagliato, a volte sofferente ma è un vincitore. Sullo sfondo appaiono e scompaiono le comparse ed i protagonisti, non casuali, del romanzo. Per esempio, la figura del vecchio ingegnere potrebbe essere la coscienza critica di Mirko. Dico “potrebbe” perché nulla nel romanzo è banale e se da un lato può essere letto con leggerezza data la freschezza e la fluidità del linguaggio, dall’altro richiede uno sguardo profondo per penetrare nelle profondità della trama.

Con la pubblicazione di “Borgo Franco”, il lembo estremo del Sud che ha già dato tanto alla letteratura del secolo scorso con Mario La Cava, Corrado Alvaro, Strati e che oggi è particolarmente ricca con scrittori di fama nazionale le cui punte di diamante sono Mimmo Gangemi e Gioacchino Criaco, vede spuntare all’orizzonte una nuova stella: Palmiro Spanò. Un intellettuale a tutto tondo, un militante politico, una persona generosa figlio di questa terra agra che da molto tempo sente il peso s’una sconfitta storica.

Non possiamo che augurarci che la luce della sua stella risplenda sempre di più.