Tra pochi giorni il Senato approverà definitivamente la riforma della giustizia e in primavera si terrà il referendum confermativo. Voterò “sì”, nonostante la mia appartenenza politica, perché la Sinistra ha smarrito il contatto con il suo popolo e perché dire “no” significherebbe danneggiare la giustizia e la democrazia.
Tra pochi giorni il Senato dovrebbe approvare in via definitiva la riforma della giustizia e in primavera si svolgerà il referendum confermativo. Io sono un uomo di Sinistra ma voterò “sì”.
Sembrerebbe una contraddizione palese dal momento che il mio voto sarà conteggiato con quello degli elettori di destra. Non lo è, ma comunque la cosa non mi creerebbe alcun imbarazzo dal momento che la mia parte politica non mi ha dato, in tutti questi anni, nessuna opportunità di esporre le mie convinzioni all’interno dell’area a cui appartengo. Ancora una volta, così come è successo per la modifica al Titolo V della Costituzione o recentemente sulla folle politica di riarmo, le decisioni scendono dall’alto verso il “basso” senza alcuna possibilità di confronto. Mi adeguerei anche… se non fossi convinto che la vittoria del “no” danneggerebbe seriamente il popolo italiano, la magistratura democratica, la giustizia e la stessa Sinistra e penso che nessun partito o parte politica mi possa chiedere di essere complice di un tale disegno.
Anzi, sono convinto che la Sinistra sia in crisi da quando ha perso il contatto con il suo popolo, privilegiando quello con le élite.
In questo caso i vertici della Associazione Nazionale Magistrati, alcuni PM. famosi e gli esponenti di una “cultura” forcaiola che, almeno in questo campo, hanno operato e operano in aperto contrasto con la Costituzione.
Sono assolutamente consapevole di non avere titoli per discutere una riforma così delicata e importante quantomeno dal punto di vista teorico, ma ho sperimentato sul corpo vivo della mia gente e della Calabria cosa ha significato la frequente subalternità del GIP al Pubblico Ministero soprattutto quando si tratta di un qualche PM famoso.
Vorrei poterne parlare facendo esempi concreti su quanto è successo nella Locride e in Calabria e dimostrare quante vite sono state lucidamente sacrificate da un odioso meccanismo di onnipotenza di alcuni magistrati che hanno operato superficialmente, a volte colpevolmente, contro le leggi dello Stato… e non hanno pagato alcun prezzo per i loro abusi.
Al referendum sul divorzio un contributo importante, originale, convinto fu dato dai tanti Comitati di cattolici democratici che in contrasto con i vertici della DC e delle gerarchie ecclesiastiche hanno votato a favore di una riforma di civiltà.
Mi auguro che in primavera ci siano migliaia di Comitati di base della Sinistra per il “no” al referendum confermativo sulla riforma della giustizia, così come mi auguro che siano molti i magistrati schierati per il “sì”. Quello che bisogna assolutamente impedire è che il referendum venga percepito come una crociata contro i magistrati. Non serve a nessuno.
A chi dovesse chiedermi se non provo disagio a votare sì, dirò che mi sarei trovato certamente in forte disagio ad essere dalla stessa parte di quei magistrati che hanno invitato i loro colleghi a far propaganda per il “no” senza accettare confronti con studiosi, professori universitari e avvocati; di parlare per slogan utilizzando solo pochi vocaboli trasformando il referendum in una rozza campagna pubblicitaria e trattando i cittadini italiani da minorati mentali.
Tradotto in parole semplici, secondo costoro, il popolo è stupido! Quindi non bisogna fare appello alla ragione ma ai peggiori istinti che ristagnano nell’animo umano.
Toccherebbe alla Sinistra dimostrare il contrario e isolare costoro perché pericolosi per la democrazia, per la libertà dei cittadini.
Se non lo fa, tocca a noi eretici di Sinistra fare il proprio dovere.


