Ci sono passaggi della vita amministrativa che, pur arrivando in ritardo, meritano di essere riconosciuti per il significato che possono avere nel futuro di una comunità. L’approvazione del Piano comunale di spiaggia è uno di questi. Si tratta di uno strumento urbanistico fondamentale, atteso da tempo, che consente finalmente di programmare l’utilizzo dell’arenile, disciplinare le attività, tutelare il paesaggio e offrire agli operatori economici un quadro più chiaro nel quale investire.
Da ex Sindaco di Marina di Gioiosa Ionica esprimo apprezzamento per questo risultato. Non per formalità, ma perché conosco il lavoro che ha preceduto l’approvazione del Piano. Ricordo con chiarezza le fasi di elaborazione dello strumento, che fu impostato e redatto in larga parte nel corso della mia Amministrazione, grazie al contributo degli amministratori, dei tecnici incaricati e degli uffici comunali. Fu un lavoro lungo, costruito attraverso approfondimenti, verifiche e scelte che guardavano non soltanto all’organizzazione della spiaggia, ma al futuro turistico della nostra comunità. Ricordarlo non significa rivendicare una primogenitura, ma rappresenta il riconoscere la continuità dell’azione amministrativa e il lavoro di quanti, in momenti diversi, hanno contribuito al raggiungimen
Il Piano arriva certamente in ritardo rispetto alle esigenze del territorio. Il ritardo, tuttavia, non deve impedirci di cogliere l’opportunità che oggi si apre. Non si tratta, quindi, di discutere soltanto di ciò che poteva essere fatto prima. Si tratta, più utilmente, di domandarsi che cosa vogliamo fare adesso. Se il Piano debba restare un insieme di norme e tavole tecniche oppure diventare il punto di partenza di una nuova politica turistica. Un Piano spiaggia è tanto più utile quanto più è sostenuto da una visione complessiva della città.
Marina di Gioiosa Ionica non può continuare a misurare il successo della stagione estiva soltanto attraverso il numero delle presenze. Una città può essere piena per alcune settimane e, nello stesso tempo, non produrre sviluppo stabile. Può avere spiagge affollate, ma servizi insufficienti. Può registrare molte presenze, ma offrire una qualità della vita non adeguata né ai residenti né ai visitatori. Occorre superare, progressivamente, un modello turistico fondato quasi esclusivamente sulla quantità e costruirne uno maggiormente orientato alla qualità. Questo non significa selezionare i visitatori o trasformare Marina in una località riservata a pochi. Significa, al contrario, accogliere meglio. Significa offrire spiagge curate e accessibili, una città pulita, una mobilità ordinata, abitazioni dignitose, servizi efficienti e spazi pubblici nei quali sia piacevole vivere e trascorrere il proprio tempo. Significa, sopratutto, valorizzare ciò che ci rende riconoscibili: il mare, il lungomare, il Teatro romano, la cultura, la gastronomia e il rapporto con il territorio della Valle del Torbodo e della Locride.
L’esperienza di Tropea, pur nelle evidenti differenze, può rappresentare un riferimento utile. Negli ultimi anni quella città ha progressivamente riqualificato la propria offerta, cercando di puntare meno sulla semplice crescita dei numeri e maggiormente sulla qualità dei servizi, sulla cura dei luoghi e sulla riconoscibilità della destinazione.
Marina di Gioiosa Ionica non deve imitare Tropea. Deve trovare una propria strada. Ma le esperienze positive degli altri territori possono aiutarci a comprendere che la qualità non riduce lo sviluppo: lo rende più stabile, più ordinato e maggiormente capace di produrre valore. Per farlo servono scelte concrete.
Una di queste riguarda la mobilità e l’organizzazione dei parcheggi. La sosta a pagamento, se ben progettata, non deve essere considerata soltanto uno strumento per aumentare le entrate comunali. Può servire a disciplinare il traffico, favorire il ricambio dei veicoli e rendere più ordinata la fruizione delle aree maggiormente interessate dai flussi estivi. Naturalmente, occorrono tariffe equilibrate, tutele per i residenti, aree gratuite, controlli e informazioni chiare. Occorre soprattutto spiegare ai cittadini come vengono utilizzate le risorse. Gli introiti derivanti dai parcheggi, nel rispetto delle destinazioni previste, possono sostenere i servizi connessi alla mobilità e consentire al Comune di liberare altre risorse da investire nella pulizia, nel decoro e nella manutenzione degli spazi pubblici. Il pagamento di un servizio diventa più comprensibile quando il cittadino ne vede concretamente i risultati. Quando trova ordine. Quando trova pulizia. Quando percepisce che quanto versato ritorna alla comunità sotto forma di una migliore qualità urbana.
Non bisogna avere paura neppure delle isole pedonali. Dove sono state organizzate e sperimentate con attenzione, hanno favorito le attività economiche, migliorato la vivibilità e contribuito alla rigenerazione di intere aree urbane. Hanno restituito gli spazi alle persone, alle famiglie, ai bambini, agli anziani e agli stessi operatori commerciali. Un’isola pedonale non può essere improvvisata. Deve essere accompagnata da parcheggi, percorsi alternativi, accessibilità e confronto con le attività interessate. Può essere introdotta gradualmente, verificata e migliorata. Rinunciare in partenza per paura del cambiamento significherebbe privare la città di una possibilità. Gli spazi pubblici non sono soltanto luoghi di passaggio o aree da occupare con le automobili. Sono luoghi di relazione. E una città nella quale le persone possono passeggiare, incontrarsi e vivere pienamente gli spazi comuni è anche una città che crea economia e nuove opportunità.
C’è poi il tema degli affitti estivi. Il caro affitti rischia di rendere Marina di Gioiosa meno accessibile e meno competitiva, soprattutto per quelle famiglie che da anni scelgono il nostro paese. Non si tratta di comprimere la libertà dei proprietari, ma di favorire un mercato trasparente, responsabile e coerente con la qualità dei servizi offerti. Chi affitta un’abitazione nel periodo estivo partecipa, a tutti gli effetti, alla costruzione dell’offerta turistica della città. La qualità dell’alloggio, la correttezza delle condizioni e l’accoglienza riservata agli ospiti incidono sull’immagine complessiva di Marina. Per questo occorre anche fare emergere tutte le abitazioni effettivamente utilizzate per le locazioni turistiche e verificare che siano correttamente censite ai fini della tassa sui rifiuti. Durante l’estate aumenta il numero delle persone presenti e cresce inevitabilmente la quantità di rifiuti prodotti. Non è giusto che i relativi costi ricadano soltanto sui residenti e su coloro che già rispettano le regole. Non si tratta di colpire i proprietari. Si tratta, più semplicemente, di costruire equità. Di fare in modo che ciascuno contribuisca ai servizi di cui beneficia. Di evitare che l’assenza di controlli finisca per penalizzare proprio i cittadini e gli operatori più corretti. L’incrocio delle informazioni disponibili, il censimento delle locazioni e una corretta applicazione della TARI possono consentire al Comune di conoscere meglio i flussi estivi, programmare servizi adeguati e distribuire in modo più giusto i costi.
Anche il Piano spiaggia deve essere attuato secondo questa logica di qualità e responsabilità. Le concessioni e gli interventi sull’arenile non dovrebbero essere valutati soltanto per il loro rendimento economico immediato. Occorre considerare la qualità architettonica, l’inserimento nel paesaggio, la sostenibilità ambientale, l’accessibilità, i servizi offerti e la capacità di creare lavoro regolare. Il mare e la spiaggia non sono semplicemente spazi da occupare. Sono il principale patrimonio pubblico della città. Un patrimonio ambientale, economico e sociale che deve essere utilizzato senza essere consumato. Per questo il Piano non può vivere isolato. Deve essere accompagnato da una strategia capace di tenere insieme spiaggia, lungomare, parcheggi, aree pedonali, commercio, strutture ricettive, abitazioni, cultura e servizi. Il Comune deve programmare e garantire regole uguali per tutti. Gli imprenditori devono poter investire con certezza. I proprietari devono essere coinvolti nella costruzione di un’offerta trasparente e qualificata. I cittadini devono poter conoscere gli obiettivi e partecipare al percorso.
L’obiettivo non può essere soltanto riempire le spiagge nel mese di agosto. Occorre ampliare la stagione, aumentare la permanenza dei visitatori e costruire un’offerta riconoscibile. Un turismo che non consumi il territorio, ma contribuisca a rigenerarlo. Che non produca soltanto presenze, ma lavoro, servizi e opportunità.
L’approvazione del Piano spiaggia chiude una fase amministrativa. Ora se ne apre un’altra, certamente più complessa: quella dell’attuazione. E’ il tempo, ora, delle scelte. Scelte che devono essere costruite con coraggio, equilibrio e partecipazione. Oltre le contingenze. Oltre le legittime differenze. Oltre l’orizzonte di una sola stagione estiva.
Le politiche turistiche non si misurano soltanto contando le presenze di agosto. Si misurano nella capacità di disegnare e realizzazione una città più ordinata, più accogliente e più abitabile.
Domenico Vestito
già Sindaco di Marina di Gioiosa Ionica

