Piccoli comuni: dalla Calabria parte la proposta. Sarà legge!

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La proposta (già disegno di legge, primo firmatario il Senatore Bruno Astorre) consiste in un testo semplice composto da 3 articoli, il cui titolo è “Delega al Governo per la promozione del lavoro agile nei piccoli comuni”. L’obiettivo consiste nella valorizzazione, ed il ripopolamento permanente dei piccoli comuni

Perché ben si comprenda la nostra proposta e la sua portata, prima di addentrarsi nell’aspetto squisitamente tecnico della legge, appare doveroso fare una premessa.

Occorre richiamare alla memoria quello che è successo alla stazione di Milano il 7 marzo 2020, quando con le prime anticipazioni sul nuovo DPCM a proposito della chiusura della Lombardia che veniva trasformata in zona rossa, migliaia di persone corsero ai treni per tornare nelle città di origine. I Presidenti delle Regioni del sud Italia erano fortemente contro il rientro dei giovani nelle proprie case, temendo che con tale spostamento da una regione all’altra si potesse diffondere ulteriormente il virus. Fu poi proclamato il lockdown, ma a quel punto intere famiglie che non si vedevano da anni erano riuscite a ricongiungersi, potendo passare interi mesi insieme e trascorrendo in compagnia quel duro periodo, portando con sé il proprio lavoro o lo studio e svolgendo le proprie attività a distanza.

Tale fenomeno del lavoro agile ha creato all’improvviso qualcosa di epocale, paragonabile solo ad altri 2 o 3 fenomeni storici: primo tra tutti l’adattamento dei piccoli borghi in seguito alle invasioni saracene del VII-VIII secolo d.C., che videro particolarmente coinvolte le regioni del sud Italia e che portarono, più avanti, al fenomeno del cosiddetto “incastellamento”, ove la popolazione dovette ricorrere alla costruzione di castelli e fortificazioni per ripararsi dalle incursioni arabe, spostandosi verso piccoli centri e rocche per cercare protezione. Altro fenomeno storico significativo è stato quello della rivoluzione industriale: si pensi ad esempio al caso Olivetti, in cui venne creata una vera e propria città intorno alla fabbrica che diveniva, quindi, centro della vita e dell’aggregazione della classe operaia per cui si costruirono intere residenze, come da piano regolatore della città di Ivrea promosso nel 1938. Da ultimo, sempre in conseguenza della crescente domanda di lavoro nel settentrione, occorre richiamare il fenomeno dell’immigrazione verso il nord Italia da parte dei residenti meridionali in seguito al cosiddetto boom economico.

Tale migrazione non si è più arrestata, con la conseguente ed inevitabile riduzione della popolazione di interi paesi, alcuni dei quali sono pressoché scomparsi non essendo riusciti a porre un argine a questa emorragia costante e continua.

Con la pandemia si sono accentuati numerosi bisogni che erano urgenti già da tempo ma che rimanevano latenti, si sono aperte nuove sfide e grazie alla forza che contraddistingue questo paese stiamo andando avanti: lo testimonia la crescita del Pil che, secondo le stime di Banca d’Italia, nella media dell’anno potrebbe toccare un aumento intorno al 5%. Ciò rappresenta un segnale incoraggiante, ma il legislatore deve necessariamente adoperarsi per affrontare, finalmente, le sfide un tempo sopite e che oggi chiedono un rapido intervento: non può ignorarsi, tra queste, quella a cui stiamo cercando di dare risposta con il presente Disegno di Legge, che si caratterizza come un’esigenza oggettiva a fronte di fenomeni che, come abbiamo visto, sono ciclici e continui. Occorre ben più di qualche sporadica iniziativa lasciata alla volontà dei datori di lavoro, dei sindaci o di qualche associazione.

L’intervento del legislatore deve avvenire subito anche per evitare che si dia nuova linfa al fenomeno noto come “Fuga dei cervelli” e che i paesi stranieri accolgano i nostri giovani più brillanti in modo permanente, avviandoci così, inevitabilmente, alla desertificazione culturale e alla vaporizzazione del Paese.

Ecco perché è nata questa legge: essa nasce per dar vita non a qualcosa di fugace e momentaneo, non per assecondare il turismo digitale e per creare una generazione di nomadi digitali, bensì per promuovere una forma di stanzialità che permetta di ripopolare in senso permanente i piccoli borghi d’Italia.

Il comitato scientifico dei “Borghi più belli d’Italia” vanta al suo interno varie categorie di professionisti, quali sociologi, architetti, urbanisti. Tutti hanno dato un contributo fattivo per creare una sintesi tra diversi aspetti importanti al fine di creare un Disegno di Legge che fosse completo sotto tutti i punti di vista.

La proposta (già disegno di legge, primo firmatario il Senatore Bruno Astorre) consiste in un testo semplice composto da 3 articoli, il cui titolo è “Delega al Governo per la promozione del lavoro agile nei piccoli comuni”.

Puoi leggere l’articolo integrale Francesco Maria Spanò* su Riviera n. 32.

*Direttore People & Culture