Poveri vecchi, poveri noi…

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Le indagini demografiche globali indicano quanto gli anziani siano una risorsa, ovunque, per tutti noi, per le loro famiglie, per gli amici, sia dal punto di vista economico che da quello sociale…

Ecco un breve estratto dell’articolo di Enzo Stranieri:

“Le ultime proiezioni demografiche mostrano che un po’ tutta la popolazione mondiale sta invecchiando. Infatti, tranne i soliti paesi (Africa, Cina, Asia) che producono figli senza
curarsi, almeno per ora, delle teorie di Malthus, il resto delle nazioni, specie quelle europee, viaggiano verso la crescita zero, una folle eutanasia che non lascia ben sperare per il futuro. L’Italia presenta il triste primato di un trend demografico tra i più bassi d’Europa e
gli anziani costituiscono quasi i due terzi della popolazione: individui indifesi che rischiano più che in passato ondate denigratorie ed emarginanti. Vi é il pericolo che i nostri governanti (e non solo i nostri) decidano di buttarli, gli anziani, da una qualsiasi rupe o, in mancanza di questa, da un qualsiasi balcone condominiale. Ciò induce a immaginare moderne squadre di monatti concentrati a “Bonificare” la società dalle scorie umane (gli anziani!) che vorrebbero vivere un pò all’aria aperta, poter passeggiare per i parchi delle città. Non si tratta di un mero paradosso, di una sterile provocazione. È un pericolo reale, purtroppo. Viaggiamo verso un tipo di società, in cui l’uomo può non essere utile ad un
tipo di organizzazione sociale dai contorni sempre più morbosamente oligarchici. Tale scenario apocalittico è costituito da un possibile esercito umano ridotto a “Larva umana”,
costretto ad una emarginazione da profughi, ed anche in ambito culturale in pochi hanno avvertito tale drammatico mutamento. Pure in ambito politico si è stati più attenti al dato
economico, che non agli effetti socioculturali di un’epoca che tutti si affannano a definire post-industriale o post-tecnologica. Primo Levi, nel racconto “Trattamento di quiescenza”, scritto nel lontano 1966, ha saputo intuire la forza persuasiva di una certa tecnica,
prevedendo con largo anticipo le forme quasi ipnotiche di quanto oggi chiamiamo “Realtà virtuale” (“realtà simulata”), sofisticatissimo mostro dell’informatica capace di imitare non
solo l’amore, ma anche la morte. Queste le battute finali di Levi: “Ma la saggezza di Salomone era stata acquistata con dolore, in una lunga vita piena d’opere e di colpe; quella di Simpson è frutto di un complicato circuito elettronico e di nastri a otto piste, e lui lo sa e se ne vergogna, e per sfuggire alla vergogna si rifiuta nel Torec. S’avvia verso la morte, lo sa e non la teme: l’ha già sperimentata sei volte, in sei versioni diverse, registrate su sei dei nastri della fascia nera”. Tuttavia, anche se il pericolo incombe, non siamo giunti ad un punto di non ritorno. Si tratta di capire, però…”

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Enzo Stranieri