Il Partito Radicale si interroga sullo stato di degrado della Calabria

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Il congresso del Partito radicale esprime con forza la propria preoccupazione per l’alto numero di consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose, per l’altissimo numero di persone arrestate e poi prosciolte. Tutto finalizzato ad un’opera di diffamazione costante del popolo calabrese che serve ad impedire una presa di coscienza collettiva sullo stato di degrado e di abbandono in cui versa la regione.

Il congresso del Partito Radicale rileva che, nei mesi scorsi, ha avuto ampio spazio sui media nazionali ed internazionali la sentenza emessa dal tribunale di Locri contro l’ex sindaco di Riace, Domenico Lucano, ed altri. Che tale Sentenza, pur senza conoscere l’andamento del processo e le ragioni del suo provvisorio epilogo,  è stata strumentalmente utilizzata in chiave politica sul nome dell’ex Sindaco Lucano e sul cosiddetto “Modello Riace”, per molti anni è stato simbolo dell’accoglienza diffusa.

Ritiene che, in realtà, il “caso Lucano” non possa essere compreso se non collocandolo all’interno del drammatico “caso Calabria”. Una terra in cui è stato progressivamente distrutto lo Stato di diritto e dove da decenni la Costituzione viene umiliata e tradita da un apparato repressivo che non trova riscontro in altri paesi dell’Europa Occidentale e che può contare sulla inconsistenza della “classe politica” regionale oltre che sulla subalternità, quando non sulla complicità, di gran parte della stampa regionale e nazionale.

Rileva, inoltre, che in Calabria, soprattutto negli ultimi quarant’anni, la ‘ndrangheta, per come denunciano le relazioni antimafia e numerosi magistrati, è diventata sempre più forte, più organizzata e molto più ricca e che tutto ciò rende evidente il fallimento della strategia di quella parte dello “Stato” che ha affidato la lotta alla criminalità organizzata al suo “braccio secolare” e che, piuttosto che individuare e sterilizzare le drammatiche ragioni di una tale anomala crescita della criminalità organizzata, ha pensato di mettere in campo una strategia  tesa a colpire – molto più che la ndrangheta – lo Stato di diritto e le garanzie costituzionali.

Esprime con forza la propria preoccupazione per l’alto numero di consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose ( ed i cui amministratori spesso vengono rieletti con percentuali bulgare, (vedi Scilla, Sant’ Ilario,  Platì, Lamezia Ardore); per l’altissimo numero di persone arrestate e poi prosciolte; per l’anomalo numero di interdittive che colpiscono le imprese della regione e distruggono ogni  speranza di sviluppo; di locali pubblici chiusi in quanto frequentanti da “pregiudicati”.  Per l’impiego di migliaia di uomini armati in operazioni che tendono più a creare scalpore che a combattere la criminalità organizzata così come dimostrano ampiamente le tante inchieste finite nel nulla malgrado abbiano tenuto per mesi le prime pagine dei media. Accanto a tutto ciò si registra, lo sfregio per i funerali proibiti anche in assenza di pericoli per l’ordine pubblico, di partecipanti a cerimonie schedati, di processioni religiose proibite. Tutto finalizzato ad un’opera di diffamazione calcolata e costante del popolo calabrese che serve ad impedire una presa di coscienza collettiva sullo stato di degrado e di abbandono in cui versa la regione.

Ritiene che esista e sia forte un “Caso Calabria” intendendo con ciò il tentativo di nascondere il progressivo processo di colonizzazione interna e di marginalizzazione soprattutto delle classi più deboli, nascondendosi dietro l’alibi della ‘ndrangheta.  Non può sfuggire, e certamente non sfugge agli iscritti al congresso, che la mancata reazione democratica e civica ai soprusi ed agli arbitrii che l’imponente apparato repressivo perpetra in Calabria, sia frutto di uno stato di paura da parte dei cittadini perbene ed inermi, in una terra in cui non si può più contare su alcun presidio di democrazia e di libertà. Paure di rappresaglie e vendette ( anche trasversali) da parte della ‘ndrangheta come da parte di alcuni apparati dello Stato.

Tutto ciò premesso si sollecita il Partito Radicale a proseguire nella sua attività di attenzione verso la situazione del mancato rispetto dello Stato di diritto e del Principi costituzionali in Calabria, anche attraverso finestre periodiche su Radio Radicale.