Pronto a Reggio il “Partito della Modernità”

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Francesco Nucara, politico e parlamentare di lungo corso, è pronto per far partire a Reggio Calabria il Partito della Modernità e risponde, come un fiume in piena, a questa intervista.

Ma cosa è questo partito della modernità che vorresti fondare, un improvviso ritorno di fiamma per la politica, la voglia magari di ritornare personalmente in campo?

Francesco Nucara, politico e parlamentare di lungo corso, tira un sospiro profondo prima di rispondere. Poi è un fiume in piena. Io personalmente in campo? Assolutamente no, non ci penso nemmeno, non ci sono le condizioni… però il declino in cui è caduto Reggio pare non finire mai, e io soffro molto…

A chi attribuisci colpe e responsabilità di questo inarrestabile degrado?

Intanto, manca una classe dirigente in assoluto non solo politica, e poi a scendere; a questa carenza ha per caso fatto da contrappeso l’associazione degli industriali oppure l’associazione dei commercianti? Niente di niente. E che dire, col dovuto rispetto, dell’Università? C’è una cesura evidente tra l’Ateneo e la città, il suo hinterland. Si ignora la realtà. Se stai a Reggio non sai che esiste la facoltà di architettura, l’edilizia di Reggio è brutta, l’urbanistica è come se non esistesse. Dunque non manca solo la politica, che è la prima…

Eppure è stata elevata addirittura a Città Metropolitana, e su questo giornale mi sono permesso e, non ironicamente, di definirla un bluff…

Che ti devo dire?

Ma tu stavi nella maggioranza che sosteneva il governo di allora…

Ho fatto una battaglia all’interno, testimoniata dal resoconto stenografico di quella seduta del Parlamento. C’era una contrarietà diffusa, era contrario il Pd, era contraria l’Udc, era contraria parte della Lega col Ministro Calderoli…

Ma insomma, al tirar delle somme passò, fu un regalo del centro-destra alla città…

Fu un regalo a Scopelliti, più che alla città. Nella legge licenziata dal governo sugli enti locali che andavamo ad approvare in aula Reggio Città Metropolitana non c’era.  Fu poi aggiunta con un emendamento che avrebbe dovuto presentare Bocchino. D’accordo con Scopelliti, io vigilavo, e quando m’accorsi che l’emendamento tardava, chiamai Scopelliti che a sua volta si diede da fare con i suoi e l’emendamento finalmente, sul filo di lana e in extremis, approdò in aula. Marco Minniti non voleva Reggio e per questo provò con la Città Metropolitana dello Stretto, una invenzione che si sgonfiò subito perché impossibile da realizzare in quanto la Sicilia, a differenza della Calabria, era Regione a Statuto Speciale…  

Insomma, a distanza di anni il risultato è che quel titolo è rimasto una scatola vuota…

Non è fallita solo Reggio, solo fallite tutte perché nate da un’idea errata. Roma e Milano sono Città metropolitane di fatto e non hanno bisogno di una legge. Io invece pensavo, a mia volta sbagliando, se andiamo oggi a fare un bilancio, che con la legge Reggio potesse rilanciarsi. E siamo alla legge di riforma degli enti locali, anche la del Rio non ha senso. E’ innaturale e sbagliato eleggere attraverso i delegati dei comuni il sindaco della Città Metropolitana, che altri non sarebbe che il vecchio Presidente della Provincia, eliminando il voto popolare…  

A proposito del sindaco metropolitano, non sei stato molto tenero in questi ultimi mesi con Peppe Falcomatà. In cosa lo distingui dalla buonanima di suo papà Italo, che tutti bene o male abbiamo stimato e apprezzato almeno sul piano umano.

….(Ride)…Mi inviti a un giochetto troppo facile… Cominciamo dall’educazione. Del padre potevi pure non condividere le idee, ma era una persona garbata. Il figlio è esattamente il contrario. Italo non era un imbroglione, il figlio lo è nel senso pieno del termine. Carta vince carta perde. Il figlio, a differenza del padre, non ha un’idea della politica, non sa che cosa sia, lui è stato eletto nel 2014 da una città (all’epoca retta dal delfino di Scopelliti) stremata da due anni di commissariamento. Dopo un conflitto quasi familiare col cognato Naccari Carlizzi viene scelto lui, giovane, bello e ambizioso, insomma, presentabile. E pesca il jolly. 

Ma anche tu e i tuoi repubblicani, che venivate da altre coalizioni, lo avete votato…  

Non è che io condividessi la sua collocazione politica, però pensando che a suo padre era stato impedito di impegnarsi per la città, a causa dei forti contrasti con lo stesso Marco Minniti, all’epoca uno degli uomini più potenti d’Italia, il numero due del Pd, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; Minniti fece la guerra a Falcomatà e a Reggio Calabria non arrivò mai un finanziamento. L’ho votato, certo, convinto di fare il bene della mia città… Appena eletto sono andato a trovarlo e gli ho detto alcune cose, ma il ragazzino dalla testa malata, che non conosce le persone e la loro storia, chissà cosa ha pensato quando gli proposi il mio impegno: guardi, gli dissi, dalla mancata candidatura del 94, ho lavorato da privato, costituendo una società di consulenza, con la commissione europea e, quindi, so dove andare negli uffici delle commissioni per far finanziare progetti, se può servire sono a sua disposizione, a titolo gratuito, l’accompagnerò volentieri a Bruxelles e senza reclamare rimborsi spese … sono soddisfatto solo dall’idea di vedere un pò di più i miei nipotini…E lui: grazie onorevole, grazie, e tutto finì lì, mai chiamato, si convoca una riunione per i problemi della città metropolitana, e chi s’invita?  Paolo Romeo, che istituzionalmente non c’entrava niente ma aveva una società e sappiamo tutti come è andata a finire… Ho scritto anche un libro sulla città e le sue periferie, glielo ho mandato, avesse avuto il garbo, magari senza leggerlo o buttarlo nel cestino, di dire grazie, questo era il soggetto e potrei raccontare tanto altro, del lavoro per la mia Mosorrofa e di una riunione con lui che, invece, di ascoltare chattava col telefonino e mi fermo qui per carità di patria… 

C’è dunque la possibilità di vedere alle prossime amministrative di Reggio una lista del “partito della modernità”?

Io ci spero, perché penso che questa consiliatura, con un sindaco sospeso (e in sua vece un facente funzione che non considera nessuno…) che, povero illuso, pensa di resistere per allungare il brodo e tentare la scalata al parlamento, non andrà a scadenza naturale. Finirà, come non lo so, ma finirà prima…

E dunque bisogna tenersi preparati…

Io ci sono, tranquilli!