Quando la Calabria lottava

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“Storie di lotta e di anarchia in Calabria”, edito da Donzelli,  è un libro che dovrebbe girare nelle scuole calabresi, dalla media in su, perché è la memoria di cui siamo stati noi, in anni passati ma anche più recenti, resistendo e lottando per cambiare lo stato delle cose. E tutti i calabresi che, quegli anni non li hanno vissuti o non li ricordano, devono sapere.

Storie di lotta e di anarchia in Calabria” è un libro che dovrebbe girare nelle scuole calabresi, dalla media in su. L’ha edito Donzelli, ed è stato presentato in varie parti della nostra amata terra durante tuto il 2021.

 Perché dovrebbe girare? Perché è la memoria di cui siamo stati noi, in anni passati ma anche più recenti, resistendo e lottando per cambiare lo stato delle cose. E tutti i calabresi che, quegli anni non li hanno vissuti o non li ricordano, devono sapere.

Il libro, dunque, che ha prefazione di uno storico importante come Piero Bevilacqua e nasce da una proposta della bravissima cantautrice Francesca Prestia: che cos’ è?

È un progetto da costruire in memoria di uomini, donne, lotte sociali, che hanno lasciato un segno profondo nella storia della Calabria novecentesca. Ricostruzioni storiche, canzoni dedicate, itinerari e incontri nei luoghi teatro dell’azione di oscuri, ma generosi e straordinari personaggi, figli del popolo, sono i tasselli di un Progetto volto a far emergere o a dare nuova luce a episodi, momenti, figure di una Calabria subalterna, priva di diritti e oppressa, che si batte per una società più giusta e moderna.

Un manipolo di studiosi, di esperti e cultori di storia calabrese, di testimoni, ricostruisce così un panorama vario che, pur mutando nello svolgersi dei decenni, ha al centro moti per il riscatto sociale alimentati da idealità forti, o anche estreme, che si consumano nel grande gesto eroico, ma capaci di proporre il più delle volte, anche col sacrificio della vita, alternative di società. È il caso delle lotte per la terra nel secondo dopoguerra, quando il grande scontento bracciantile e contadino del Mezzogiorno d’Italia, che si incontra col movimento sindacale, democratico, social comunista, ricostruiti dopo la liberticida parentesi fascista, sfocia nell’occupazione dei latifondi, di decine di migliaia di ettari di terre incolte possedute in Calabria da un pugno di agrari. I nomi di Giuditta Levato (Calabricata) o di Angelina Mauro (Melissa), sono diventati mitici, ed evocativi di una battaglia epocale e corale contro le disuguaglianze stridenti di allora e per la distribuzione delle terre ai contadini. 

‘’I saggi brevi e incisivi di questo volume – dice Armando Vitale, presidente della Fondazione IMES Catanzaro – non hanno però alcun intento agiografico, hanno spessore scientifico e taglio analitico, ci restituiscono i contesti economico-sociali, politici e istituzionali, in cui ogni vicenda si dipana’’.

Compaiono sulla scena, accanto ai subalterni, ai braccianti, ai salariati, agli operai delle saline (Lungro), i proprietari terrieri avidi e arroccati, gli amministratori di società privi di scrupolo e di umana pietà, le rappresentanze dello Stato corrive e schierate in difesa degli interessi precostituiti. Questo agile libro propone perciò al lettore il volto di un mondo che perpetua da un lato plurisecolari rapporti sociali, che è solcato dall’altro da movimenti e lotte dotati di una dirompente potenzialità trasformatrice. Ma ci sono squarci diversi e parimenti interessanti. Si veda il racconto della vicenda drammatica della Brigata Catanzaro, della cinica decimazione di un reparto di giovani catanzaresi impegnati nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, premiati prima al valor militare e poi fucilati per cieca follia burocratica e militarista. O si legga la storia dell’attentato dell’anarchico calabrese Malara al Presidente del New Deal americano F.D. Roosevelt, consumato per un’estrema fede in idealità di giustizia incapaci, però di misurarsi con la complessità della vita reale e di discernere la via di una ragionevole e produttiva lotta politica.

 E si guardi ancora alla lucida e sintetica narrazione delle vicende della rivolta di Reggio Calabria (1970) per il capoluogo o al racconto efficace della manifestazione di solidarietà dei sindacati metalmeccanici, che comprendono la grande partita della minaccia eversiva e antidemocratica che si gioca a Reggio, dove arrivano in massa sfidando pericoli e segnando un punto decisivo a favore della democrazia repubblicana. Anche mettendo a fuoco questi eventi e casi speciali, il libro tratteggia lo scontro fra restaurazione-reazione e progresso.  

‘’Il lavoro dei ricercatori – dice ancora Vitale – che hanno composto il mosaico suggestivo di questo libro, ci offre dunque uno spaccato vivo ed eloquente della Calabria novecentesca, con le tensioni al rinnovamento che la caratterizzano, la dura permanenza di vecchi equilibri, i tentativi di ricostituzione di un vecchio ordine sociale e politico. I canti e le musiche di Francesca Prestia, che fanno da suggestivo commento sonoro ad ogni saggio del libro, lo arricchiscono di speciali e appassionate vibrazioni emotive. Con “Storie di lotte e di anarchia” crediamo di aver proposto un lavoro di alta divulgazione storica, destinato ad un pubblico ampio e vario, anche oltre i confini regionali, di cittadini, giovani, studenti, curiosi. È il nostro modo di contribuire al civismo diffuso, alla formazione della vasta coscienza democratica di cui l’Italia, il Mezzogiorno, la Calabria, hanno un grande bisogno. La fase che attraversiamo, di crisi pandemica che sconvolge e destruttura rapporti sociali e umani, creando nuove, crescenti e aspre disuguaglianze, ha bisogno di un’aggiornata consapevolezza del “Mondo grande e terribile” che abbiamo alle spalle e in cui ancora viviamo’’.  

La realizzazione del progetto non sarebbe stata possibile senza la disponibilità degli autori, il lavoro del consiglio di amministrazione e dei collaboratori della Fondazione, il contributo della Regione Calabria e l’adesione degli Enti Locali coinvolti.

Filippo Veltri