HomeApprofondimentiRacconto da Gerusalemme: una Strana guerra

Racconto da Gerusalemme: una Strana guerra

Ci scrive Rimmon Lavi, nostro amico, figlio di Anna Colombo che è stata cacciata dai fascisti dall’insegnamento nel Liceo Colombo di Genova attraverso le leggi raziali.

Rimmon Lavi, Gerusalemme 

Amici mi chiedono notizie da Gerusalemme e spiegazioni su quanto succede in questa strana guerra. Strana certo perchè nessuno può capire cosa intende fare il presidente americano  e quali siano i suoi veri motivi. Forse non vuole un’altra batosta come il Nord Corea, nella sua cadenza precedente. Il Trump sembra sparare frasi più rapidamente del pensiero e prendere decisioni prima di valutarne le conseguenze.

Tutta la popolazione israeliana è sotto gli allarmi per missili lanciati dall’Iran in risposta all’attacco aereo massiccio americano e israeliano – cioè  il Grande e il piccolo Satana. Una caricatura mostrava due portaerei americane e il premier israeliano Netanyahu su una plancia da bagnino che propone d’iniziare l’attacco all’Iran. L’interesse israeliano è chiaro di fronte alle esplicite minacce del fanatico regime islamico  di distruggere lo stato degli ebrei. L’attacco aereo d’Israele nel giugno scorso da sola (eccetto le due enormi bombe americane alla fine) non riuscì a eliminare i progetti nucleari e missilistici dell’Iran, malgrado le sfacciate dichiarazioni di allora da rodomonte.

Possiamo indovinare quali siano i veri motivi  del Netanyahu, che punta sulla sognata, ma poco probabile, caduta del fanatico regime sciita, in coalizione d’interessi con le nazioni arabe sunnitiche del Golfo Arabo: queste temono i movimenti sovversivi interni sostenuti dagli Ayatullah in tutto il medioriente. Trump invece va contro le potenti correnti isolazionistiche nella sua base elettorale e nel partito repubblicano e rischia, se non ottiene chiara vittoria, le elezioni di mezza cadenza in ottobre e la maggioranza al congresso.

Per il Netanyahu, questa guerra è necessaria personalmente per restaurare la sua immagine da condottiero, in attesa delle elezioni parlamentari previste quest’anno. Immagine intacciata dal crollo della difesa nazionale alla frontiera del Sud, il 7 ottobre del 2023, con il pogrom sanguinoso del Hamas, 250 ostaggi in mano al nemico e 1200 morti nei villaggi e cittadine intorno a Gaza. In più sarebbe difficile gloriarsi della guerra di vendetta contro il Hamas, la più lunga e sanguinosa dalla fondazione dello stato 77 anni fa:  senza nè liberare gli ostaggi (fino all’ultimatum di Trump), nè distruggere il Hamas o deporlo, nè ottenere una sistemazione civile alternativa ai due milioni di palestinesi nella striscia. Tale guerra di distruzione a tappeto e di privazione di cibo, acqua e medicine, con decine di migliaia di morti civili, incluse donne e bambini, ha portato a manifestazioni antisraeliane in tutto il mondo: così risuscitano tendenze antisemitiche latenti da destra e da sinistra, in strana coalizione con movimenti arabi e islamici in Occidente, che mette in delegittimazione l’esistenza stessa dello stato degli ebrei, e creano nuove paure tra gli ebrei del mondo.

Concludo citando il comunicato del movimento arabo ebraico “Standing together” (Opporsi assieme) in cui sono attivo: “Non diamo sostegno al governo di estrema destrache ci ha portato alla rovina e a un’altra guerra che essi guidano in nome di sogni messianici e sete di potere, né alla loro guerra. Non abbiamo fiducia nelle loro intenzioni, non abbiamo fiducia nel loro giudizio.. mentre ci trascinano da una guerra all’altra per sopravvivere politicamente  …..Noi abbiamo bisogno diaccordi di pace con i Paesi del Medio Oriente e con la leadership palestinese.”

 

 

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