Regionalismo in salsa calabrese. Cambiano i suonatori…

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La morte prematura della presidente Santelli e l’insorgenza della citata pandemia potrebbero disegnare la dodicesima legislatura come la continuazione, seria e vera, della precedente. Questa volta, però, affiorano fenomeni aggiuntivi, come la presenza massiccia di candidature di sindaci e di donne per l’accesso della partecipazione di genere; presenti anche aspetti degenerativi come le candidature surrogate di coniugi, figli e amanti.

Il regionalismo calabrese, nato nelle fiamme della guerra per il capoluogo, è stato filogovernativo sino all’epoca convenzionale della cosiddetta “Prima repubblica”, ed è durato all’incirca dal 1970 al 1994, quando scese in campo Berlusconi. Da allora e sino al 2000 iniziano le turbolenze che portano a un lungo periodo di instabilità che comprende ribaltoni di vario genere che smantellano, in special modo, le giunte di Giuseppe Nisticò e Giovanbattista Caligiuri, entrambi forzisti della prima ora. Ma con l’antefatto dell’anno 1994, quando cioè, protagoniste le sardine (non quelle di ora) di una cena storica, si arrivò alla caduta del primo governo Berlusconi per il disimpegno del senatur Umberto Bossi. In quel periodo ci furono forze centriste, come l’Udeur di Clemente Mastella, che assunsero, a un tempo, il potere di fare e il potere di impedire agli altri di fare; qualcuno li definì gli apostoli della moltiplicazione dei pani  e dei pesci. Un suo gruppo consiliare, riuscì a partorire ben cinque o sei sottogruppi, con il medesimo appannaggio di provvigioni.

Dal 2000 al 2014 inizia la stagione dell’elezione diretta del presidente della giunta regionale che porta a una maggiore stabilità, senza, però, molto costrutto dal momento che il provincialismo della classe politica calabrese è stata una costante trasversale. Il Pil interno è stato sempre deficitario. Con l’aggiunta, dal 2010, del debito sanitario monstre. Comincia a quel tempo l’alternanza, che sembrava salutare ma non lo fu, tra centrodestra e centrosinistra con l’elezione, nell’ordine, dei presidenti Giuseppe Chiaravalloti (cdx), Agazio Loiero (csx), Giuseppe Scopelliti (cdx), dimessosi un anno prima per problemi giudiziari), Mario Oliverio (csx) e Jole Santelli (cdx), con tutte le vicende che conosciamo. Cambiavano i suonatori, ma la musica era sempre la stessa. La pandemia rappresentò un’aggravante.

Ora si tratta di vedere se l’alternanza prosegue, con un decennio continuo, o s’interrompe. La morte prematura della presidente Santelli e l’insorgenza della citata pandemia potrebbero disegnare la dodicesima legislatura come la continuazione, seria e vera, della precedente. Una sorta di staffetta. L’intelaiatura del centrodestra è rimasta la stessa, forse si è persino rafforzata. La conferma di questa sensazione deriva anche da qualche sondaggio credibile (i rilevamenti sono vietati per legge negli ultimi quindici giorni), ma anche dal fatto che la controparte non solo non è omogenea, ma è portata al reciproco insulto. In realtà il centrodestra, che contempla persino una parte dei socialisti, è più compatto (all’esterno), irrobustito anche dalla presenza di forze che già appoggiavano la giunta Oliverio. Quindi, uno a togliere e uno a mettere, fa il doppio. Il centrosinistra non dispone di questa leggerezza e semplicità. Esso è composto anche da forze civiche di difficile catalogazione e di alleati, come i grillini, di cui non si conosce l’esatta consistenza.

Il partito di Grillo, riavvolgendo il nastro, nel 2014, con Cono Cantelmi, ottenne in Calabria il 5,02 %. Nelle politiche del 2018 i grillini presero ben 16 parlamentari con il 21,5 %, ma già nel 2020, con il candidato Francesco Aiello, tornarono negli inferi prendendo il 7,35 %, non entrando in Consiglio. Come Carlo Tansi che ebbe la stessa forza, sotto la cifra capestro dell’8 %. In sostanza il loro peso reale oggi non si conosce perché, nel frattempo si sono spaccati in tanti pezzi.Un elemento di novità in ogni caso c’è. È la presenza, nelle candidature e nell’elettorato che le recepisce, di un diffuso populismo e della disinvoltura con la quale si sono materializzate le transumanze politiche. Questa volta, in particolare affiorano fenomeni aggiuntivi, come la presenza massiccia di candidature di sindaci e di donne rivenienti dalla nuova legge elettorale per l’accesso della partecipazione di genere. Quest’ultimo aspetto va rodato e, quindi, verificato nelle sue potenzialità. Sono presenti anche aspetti degenerativi come le candidature surrogate di coniugi, figli e amanti.

Bruno Gemelli