Ricordare Capaci, solo se siamo capaci di ricordare.

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Foto: Giornale di Sicilia
Ospitiamo una riflessione di Pino Mammoliti, avvocato e politico noto della Locride.
A trent’anni dalla Hiroshima italiana sociale e culturale, la fase di completamento della ricostruzione del Paese non è ancora completata. In queste ricorrenze, il rischio di passerelle retoriche ed auto celebrative, è alto e produce danni e confusione, ancora di più dell’evento ricordato. Dopo tre decenni non è ancora disponibile nella memoria collettiva, il ruolo ed il livello di complicità svolto da pezzi deviati dello Stato, sia nella fase ideativa del progetto stragista, sia nelle ricostruzioni ed omissioni delle verità processuali. Ancora oggi,l a memoria e la responsabilità viaggiano a velocità diverse e con diversi cambi di “road map”. Alle nuove generazioni, a quelle cioè che il 23 maggio del 1992 non erano nate, abbiamo il dovere, noi che c’eravamo, di dire che le vittime di mafia, tutte, nessuna esclusa, si commemorano assumendone ognuno di noi, quotidianamente, il carico di responsabilità ideale e valoriale lasciato in dote dalle vittime . Ricordando, purtroppo, che lo Stato non ha protetto i suoi figli migliori ed ancora oggi, li celebra tra ipocrisia e scivolosa memoria.
Pino Mammoliti