Ricorrenza Fantasma

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La festa del 1 maggio nelle parole del nostro Peppe Roma

Strana cosa le ricorrenze. Ci si aspetta sempre qualcosa di diverso, d’eclatante e invece ogni anno sempre di più (e pensare che in tale giorno ci fu persino la strage di Portella della Ginestra perpetrata ai danni di contadini che reclamavano una più equa ripartizione delle proprietà terriere) si perde l’importanza di tale anniversario relegandolo a una breve e sbiadita comparsata di frasi e riti di circostanza.
Invece una volta c’era il primo maggio e splendeva il sole. Si era giovani, impetuosi e anelanti a un sereno futuro.
C’erano la piazza e le bandiere al vento. Una solenne manifestazione e ci si ritrovava tutti. Scoppiava il primo vero e forte caldo primaverile. Vi erano sorrisi, abbracci e tanta voglia di partecipazione. E si era compagni.
Oggi, soprattutto, dov’é andato a finire il lavoro?
Le tute blu, la Fiat: storie di emigrazione, emarginazione e disperazione, e nella catena di montaggio gli addetti al controllo del cottimo conteggiavano persino il tempo per pisciare degli operai al fine di detrarlo dalle buste paga.
D’allora, tanta acqua è passata sotto i ponti.
Ora la gente non sa più che pesci pigliare. Il lavoro è sempre più un terno al lotto e ci sono cose ben più importanti, come tirare il lunario, in un mondo sempre più automatizzato, che celebrare qualcosa che è solo menzionata, vanamente, nella nostra costituzione.

Peppe Roma