Sanità: ritorno indietro

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Il problema non è avere nuove strutture sanitarie, ma strutture che siano rispettosi della dignità della persona umana. I posti di responsabilità nel pubblico sono state progressivamente occupati da caste braminiche e, peggio ancora, da incompetenti che si sentono giganti. È in atto quello che gli americani chiamano roll back. Ritorno indietro. Un processo teso a mettere in discussione tutte le conquiste ottenute, a prezzo di altissimi sacrifici, in anni ormai lontani.

Il problema non è avere nuove strutture sanitarie, ma averne tante quante ce ne possiamo permettere, ed a patto che siano efficienti e rispettosi della dignità della persona umana.

Ammiro molto chi ha presidiato l’ex ospedale di Siderno per chiederne il riutilizzo a tutela della salute dei cittadini e mi auguro che l’iniziativa approdi ad un pieno successo. Ciò detto, aggiungo subito che alcuni servizi, così come sono, andrebbero chiusi immediatamente.

Chiusi, perché possibili centri di diffusione del Covid.

Chiusi, perché umiliano le persone sofferenti ed anziane.

Chiusi, perché fanno perdere ai cittadini ogni residua fiducia nello Stato e nelle Istituzioni.

A scanso di equivoci non intendo muovere alcuna accusa al personale addetto. Tutt’altro! Il livello di responsabilità è ben più in alto, anche se include le “corporazioni” che hanno dimenticato che il sistema sanitario esiste per l’ammalato e non viceversa.

Solo qualche esempio :

coloro che hanno bisogno della farmacia dell’ospedale di Siderno sono costretti ad ammassarsi in una stanzetta buia, dove si trova lo sportello farmaceutico. Qualche sedia e decine di esseri umani indifesi, costrette a stare in piedi per ore. Ad accumulare tensioni ed umiliazioni.

Chi sono?

I più bisognosi. Coloro che avrebbero bisogno di sentire attorno a loro , la solidarietà, quantomeno umana, degli  altri, ed invece vengono degradati a massa informe.

Non si può assumere personale?

Ma, Benedetto Iddio, una semplice macchinetta per la distribuzione di ticket numerati come nel più scassato minimarket della zona avrebbe un costo di cento euro.

Ripeto cento euro.

Possibile che un’azienda sanitaria che spende milioni di euro in avvocati “amici” e “nemici”, in colpevoli interessi maturati ed in sprechi di varia natura, non sia in grado di spendere qualche centinaio di euro a favore degli ammalati?

Ciò che si vede dinanzi alla farmacia ospedaliera di Siderno si moltiplica per cento e si estende a quasi tutti gli uffici sanitari della zona dove, spesso, le persone vengono convocate alle 8 per una qualsiasi visita medica, per essere poi “ricevuti” alle 12. E qualche volta l’operatore sanitario si comporta da notabile ottocentesco.

Basterebbe un semplice telefonino per recapitare messaggi a tutti gli utenti indicando l’ora, il luogo ed i possibili ritardi.

Se a Bologna o a Reggio Emilia é possibile perché non lo è in Calabria?

Perché non lo è nella Locride? Va ancora peggio, in quasi tutti i reparti dell’ospedale di Locri.

Qualcuno potrebbe dire che i problemi della nostra sanità sono ben altri ed è vero.

Tuttavia mi sembra evidente che chi oggi non riesce a “saltare” dieci centimetri, domani non sarà campione di salto in alto e coloro che non sono capaci di risolvere problemi di ordinaria amministrazione, domani non risolveranno problemi complessi. In verità, credo che le problematiche non siano di difficile soluzione, ma riconducibili a pura strafottenza, incompetenza, mancanza di passione e di capacità di rappresentanza. A volte a calcolo di potere:

un uomo umiliato che aspetta dietro una porta per ore è un uomo vinto. Una persona che cerca un tutore. Ed il sistema che ciò consente è mafioso fino al midollo.

Eppure la sanità calabrese e l’azienda sanitaria di Reggio hanno avuto vertici di grande spessore (apparente): generali, questori, prefetti, commissari antimafia, funzionari indicati da “destra” e “sinistra”. Nulla è cambiato. E, molto probabilmente, nulla cambierà. C’è stato un tempo in cui, pur tra mille errori anche gravi, nella Locride sono stati aperti nuovi reparti, decine di strutture sanitarie per avvicinare la medicina ai cittadini. Erano anni in cui anche i figli dei contadini si sono laureati in medicina ed hanno fatto successo non solo in Calabria ma nelle grandi regioni del Centro Nord. Quel tempo è finito.

Oggi è in atto, soprattutto in Calabria, un processo di smantellamento della sanità pubblica a favore delle cliniche private. Spesso, assolutamente, inadeguate ma molto tutelate.

I posti di responsabilità nel pubblico sono state progressivamente occupati da caste braminiche e, peggio ancora, da incompetenti che si sentono giganti.

È in atto quello che gli americani chiamano roll back. Ritorno indietro. Un processo teso a mettere in discussione tutte le conquiste ottenute, a prezzo di altissimi sacrifici, in anni ormai lontani.

Sono stato per quasi tutta la mia vita, militante di Sinistra ed è amaro per me constatare quanto oggi, soprattutto in Calabria, questa parola dica veramente poco.

Ancor meno, dice la parola “Destra” che in Calabria non ha tradizioni democratiche o liberali.

La via è sempre e solo una: comprendere che il potere dei “capi” è inversamente proporzionale alla volontà dei “sudditi” di rinunciare ai propri diritti.

Basterebbe non essere sudditi, ma sentirsi e comportarsi da cittadini  per far cambiare ai suonatori, musica e spartito.