Serena Felicità!

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La grande famiglia dei catanzaresi Arturo e Rita Anania: Sedici figli, un genero e un nipotino: da loro definita un avventura non programmata che segue il cammino neocatecumenale. Sono persone  sereni e sorridenti, che esprimono una forte sensazione di felicità.

Non sono uno di quelli che si sbilanciano facilmente, ma chi vuole conoscere una “Serena Felicità” deve necessariamente relazionarsi con la Famiglia di Aurelio e Rita, due genitori, sedici figli, un genero ed un nipotino.

Signor Anania, la gente non si meraviglia perché siete numerosi, ma perché siete sorridenti e contenti.
Siamo una Famiglia straordinariamente normale; mia moglie, ed io sin da quando ci siamo conosciuti e poida fidanzati, non immaginavamo affatto di diventare addirittura nonni. La nostra vita è un’avventura non programmata, seguiamo il cammino neocatecumenale.

È difficile mantenere una Famiglia numerosa?
Lavoro come coadiutore all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, mia moglie è casalinga; inizialmente lavorava presso l’ufficio del personale dell’ex policlinico Materdomini, ma poi abbiamo deciso insieme di dedicarci maggiormente alla famiglia, facendo affidamento su di una sola entrata. Inizialmente non immaginavamo che avremmo avuto sedici figli. Si è, comunque, trattato di una scelta importante e condivisa.

Avete intrapreso una strada rivoluzionaria, che è stata anche pubblicizzata sui mass- media, dopo la vostra partecipazione ad un’edizione del Festival di Sanremo.

È vero siamo stati ospiti a Sanremo. Vorrei precisare che quando ci siamo sposati non pensavamo di avere sedici figli, il nostro intento era quello di fare la volontà di Dio. La famiglia cristiana si fonda sulla propria umanità, ma il progetto è di Gesù Cristo; grazie alla Fede si accetta la storia che il Signore vuole realizzare insieme a noi. Forse se  avessimo avuto due stipendi  non avremmo avuto questi figli, perché gli impegni ti possono condizionare. Abbiamo cercato di essere strumenti della volontà di Dio; il nostro compito era quello di trasmettere la Fede, cosa che abbiamo fatto grazie all’aiuto della dottrina morale della Chiesa. Non basta dare del cibo ai figli, bisogna farli crescere come ragazzi educati, rispettosi, capaci di osservare le leggi, altruisti, caritatevoli; i bambini non nascono così, lo diventano.

Vi arrabbiate quando si vuole ridurre la vostra esperienza ad un fenomeno mediatico?
Grazie a Dio, nelle interviste che abbiamo rilasciato si è sempre compreso che il nostro non è quello di essere delle “Star”, bensì di utilizzare i mezzi di comunicazione di massa per evangelizzare, compito principale di ogni cristiano. Evangelizzare vuol dire testimoniare la nostra felicità per essere di aiuto a chi è in difficoltà o soffre. Mia figlia e mio genero, sposi da poco, hanno ventidue anni, un lavoro umile, hanno preso esempio dalla nostra famiglia; adesso sono diventato nonno. Siamo una Famiglia che vive, come tutti, gli episodi positivi e negativi della vita, straordinariamente normali, con dispiaceri, preoccupazioni uguali a quelli di tutti gli altri.

Dio spesso vi ha messi alla prova, non avete mai pensato: “Signore allontana da me questo calice?” Testimoniare ogni giorno non è facilissimo.
Sarei bugiardo se non ammettessi che abbiamo vissuto delle prove importanti, momenti in cui sarebbe stato facile scoraggiarsi, abbiamo “Intravisto” dei funerali, ma il Signore non ce li ha fatti celebrare. La forza ci viene dal vedere i ragazzi che vivono, studiano e si danno da fare, mostrando sempre grande serenità.

In un mondo dove si ricerca affannosamente la Felicità, chi la trova suscita invidia.

È normale che le persone possano non approvare alcune nostre scelte, le critiche ci stanno, però un conto è non condividere un altro è pensare che siamo fuori di testa.

Giorgio De Filippis

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