Siderno, intimidazione ai Catalano: è sempre più comodo dire ‘ndringhiti e ‘ndrangheti?

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Chi è veramente  il grande nemico della città, quale la sua natura indegna: mafiosa, sadica, complottista? Serve un piano B.

Mentre sugli attentati a presunto sfondo politico del recente passato (Mammì, Ruso, Fragomeni)  non si hanno risultati,  né tracce,  neppure un forse, nient’altro che niente, i  tanti sidernesi affamati di cambiamento e stremati da mediocri gestioni prefettizie hanno appena avuto modo di capire che il nemico non  è scappato, non  è vinto, non è battuto.

Ma chi è veramente il principale nemico della nostra città? Quale natura indegna muove chi brucia Siderno: mafiosa, sadica, complottista?

Le intimidazioni feroci al consigliere Catalano e al figlio uniti a nessun colpevole per i precedenti attentati politici, meritano almeno l’ampliamento del campo d’indagine.

Perché, chiedo, la mente infernale che ci minaccia va ricercata esclusivamente nel crimine organizzato, che sia di seria A, C o Promozione? Perché no anche nella perversione di un sadico e nei patteggiamenti a tavolino figli di quel vecchio sistema di ricatti con cui  si massacra il sud dall’Unità d’Italia a oggi?

La storia insegna quando dietro la collina ci sta la notte crucca e assassina. E anche il generale Custer ce l’ha tramandata la lezione: è un errore letale avere una sola strategia nell’individuazione del nemico o del colpevole. Un unico schema.

L’investigazione, le guerre, le rivoluzioni devono riservarsi sempre un piano B. Quando non ce l’hanno, raddoppiano le possibilità di sconfitta.

È diventato comodo dire intimidazione mafiosa, come affermò gesticolando un consigliere dalla passata opposizione quando parlò della solita manina. Quale?

Nella terra dove la ‘ndrangheta è il male gigante, la zavorra anomala che schiaccia centinaia di comunità, l’acido muriatico che squaglia i consigli comunali, basta accennare ‘ndrì o ‘ndra per non faticare e far “sudare” cervelli e coscienze oltre quel centro di gravità permanente?

No. Punto, respiro, spazio.

Proviamo a capire chi vuole il male di Siderno e poi la brucia?

Un mafioso con la sua forza muscolare, un serial hater con la sua perversione, un miliziano con i suoi dogmi, chi c’è veramente dietro  gli attentati ai Signori  Catalano, con la S maiuscola, figli di generazioni di pacifisti, lavoratori e artigiani?

Fermo restando che la mafia, come diceva Villari (e i tanti giovani che nei nostri paesi vogliono riceverne eredità e spietatezza danno pronta conferma) demoralizza le comunità e consuma le sue midolla spinale anche attraverso l’intimidazione politica, non significa che l’indagine di polizia possa escludere a priori un odiatore seriale che, puntualmente, quando l’urna elettorale abbatte i suoi castelli di sabbia, rigetta il ritorno di luce calda in città come un vampiro.

Né può escludere del tutto la possibilità che dietro gli attentati ci sia il vecchio giochetto sartoriale, su misura. Poiché il Truman show alienante, la messinscena  che resiste da centosettanta anni, dove corpi extralegali, milizie mascherate e campieri pidocchiosi patteggiano a tavolino soluzioni a statuto penale, ha mezzi e schemi per  purgare la  capitale decadente della Locride. E ha anche gli uomini per punire ancora una volta Siderno, la peccatrice, i suoi miasmi malavitosi, la sue cosche intercontinentali, e con essi tutti i cittadini, la democrazia, la neo sindaca, forte di una setta fedelissima di outsider schekerata con albi professionali e ordini tecnocratici e un Consiglio Comunale che schiera all’opposizione oltre al consigliere Mimmo Catalano, un altro leader con i capelli bianchi, Stefano Archinà.

Quest’ultimo dopo aver rotto con la natura biologica e indisciplinata degli originali di Inpiedipersiderno,  forte dei vavalaci e dei socialisti di destra, sostenuto molto di più nelle sezioni fuori Downtown che in quelle dentro, come Trump e Johnson del resto, ha steccato la prima con un sound populista. L’attacco strapaesano al neo assessore Floccari, un mugugno né colto né bello a mezzo stampa, un colpo goffo alla persona e alle sue competenze professionali, l’ho visto carico di limiti estetici prima ancora che politici.

La politica, la società devono svestirsi dell’esibizionismo e illuminarsi di lucidità e buon senso per esorcizzare annate di buio che hanno oscurato la nostra città, la più popolosa sia della Locride che dei gruppi social, dove mute di streptococus insoddisfatti s’ingozzano di  tonnellate di cretineria dal  Martedì Grasso al Ramadan?

Varchiamo, quindi,  come bravi guardiani del faro le linee d’ombra, e governiamo luce e futuro, senza dare più cittadinanza  a chi, obnubilato da burocrazia e castità, dopo averci sfrattato ci fa pure la morale.