Sorellanze

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Se c’è una cosa che una neo-madre impara non senza una punta di amarezza è che se prima di essere madre aveva dieci amiche, ora che ha uno o più pargoli tra i piedi di amiche gliene sono rimaste due, nei casi più fortunati.

Perché è cosi che funziona. Passati i primi mesi di entusiasmo per il nuovo venuto, regali e felicitazioni varie, la tua vita sociale cosi come la conoscevi viene disintegrata.

Se prima eri quella che non stava mai ferma, che andava in giro senza meta, tra uno spritz ed un mojito in riva al mare, tra un vernissage ed uno spettacolo teatrale sotto il cielo d’agosto, se prima eri quella che tutti chiamavano per invitarti a destra e manca, ora sei quella che manco una notifica whatsapp per una pizza il venerdì.

Perché sei colpevole, hai osato riprodurti mentre loro no, quindi sei out.

Mi ha sempre fatto sorridere questa cosa della solidarietà femminile, della sorellanza fra gruppi di donne, perché l’ho sempre trovata un’arma a doppio taglio. Sei sorella fino a quando rispetti un codice, se fai qualcosa che non rientra in quelle aspettative, non lo sei più.

E lì che le amate amiche, compagne negli anni d’avventure indimenticabili, si comportano come il peggiore degli uomini da loro tanto criticati: ti abbandonano al tuo destino.

E il tuo destino è quello, almeno per i primi anni, di non poter mai fare nessun programma certo, perché succede sempre qualcosa che il programma te lo stravolge, e di non avere più orari compatibili con quelli di una persona adulta che va anche solo a cena fuori.

In più, non hai mai tempo libero, e quello che hai lo usi per crollare esausta sul divano.

E lì comincia la solitudine, condizione tipica della neo madre che, se da un lato ha la vita stracolma di amore e meraviglia, dall’altro si sente lontana mille miglia dal resto del mondo.

E probabilmente lo è.

All’inizio provi a mantenere i contatti, chiami, scrivi, inviti, ma i rapporti si fanno sempre più silenziosi e gli incontri sempre più rari e piano piano tutto scema in modo quasi naturale, come in una sorta di selezione darwiniana.

Provi anche ad uscire con loro, ma tra i vestiti che non ti vanno più, le occhiaie, la latitanza dall’estetista che per te ormai è un’utopia, le tette che colano latte nei momenti meno opportuni, non ti senti più a tuo agio come prima. E nemmeno loro.

Poi magari la testa va sempre ai bambini che finiscono nelle tue conversazioni, che diventeranno monotematiche. Anzi sei proprio tu a diventare monotematica. E loro te lo dicono.

A volte provi addirittura ad improvvisare un’uscita portandoti dietro i pargoli, ma anche lì la serata si riduce ad un momento in cui mentre tutti mangiano, bevono, chiacchierano, tu culli, allatti, cambi pannolini, raccogli disastri, calmi capricci. E sul tavolo, il tuo piatto sempre più freddo.

Gradualmente ti passerà la voglia di uscire, resterai sempre di più a casa, manderai qualche messaggino sporadico per lo più senza risposta, fin quando smetterai di cercare chiunque.

E nessuno ti cercherà più, puoi starne certa.

Ma non succede a tutte così. Su dieci amiche, per ogni otto che spariscono, ce ne sono due che restano e, nonostante lo stravolgimento della tua vita, fortunatamente sono ancora lì. E se sono rimaste sono ormai una certezza, perché sai che ogni volta che le chiamerai, loro correranno da te appena possibile, giocheranno coi i tuoi figli, ti supporteranno nei momenti più difficili, ti ascolteranno e, cosa molto importante, ti porteranno da bere.

Loro lo sanno che la maternità non ti ha uccisa, sanno che sei ancora tu, in fondo sei sempre tu, hai solo la vita più complicata di prima. E sanno che rinascerai, proprio come l’araba fenicia, anche se con qualche smagliatura in più.

Ed in quelle piccole occasioni, un bicchiere di vino a casa tua, due chiacchiere leggere, senza per forza doverti sentire un caso umano, con una di loro mentre i tuoi figli pascolano sul pavimento, valgono come un Margarita ghiacciato su una spiaggia messicana ai tempi d’oro.