The Final Draghi: dal discorso del Bivacco al principio di Peter

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Il principio di Peter va inteso nel senso che, in una gerarchia, i membri che dimostrano doti e capacità nella posizione in cui sono collocati vengono promossi ad altre posizioni. Questa dinamica, di volta in volta, li porta a raggiungere nuovi livelli, in un processo che si arresta solo quando accedono a una posizione poco congeniale, per la quale non dimostrano di possedere le necessarie capacità. Morale della favola: ognuno di noi ha un livello d’incompetenza e Draghi scalando scalando lo ha inesorabilmente raggiunto. Adieu!

Nell’ultimo intervento in Senato il “Draghi calato dall’alto” ha dimostrato di non aver alcun senso della dialettica politica: si va avanti, voi parlamentari non siete nulla, dovete solo firmarmi una cambiale in bianco e poi scomparire, faccio tutto io.

Brandiva dei fogli con mani strette e tremolanti, un segno che quel fastidioso orpello del dover andare in Parlamento a chiedere qualcosa lo rendesse furente, come uno che ordina ai suoi sottoposti incolpevoli un resoconto dello scarso andamento in borsa dei titoli dell’azienda.

La prima parte del discorso è distopica, rivendica con orgoglio una fallimentare gestione della pandemia, una gestione disastrosa delle finanze, una gestione assurda della vicenda ucraina: fallimenti sbandierati come successi, senza pudore alcuno.

Lungi da me scadere nella demagogia populista, ma basterebbe solo quella proditoria rapina perpetrata sulle spalle di tutte le famiglie e tutte le aziende italiane con il raddoppio delle bollette dell’energia elettrica: “Il caro energia ha reso ricco lo Stato. Nei primi quattro mesi del 2022, tra Iva e accise sui prodotti energetici, l’Erario ha incassato circa 3,7 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2021.” (Quifinanza.it).

Se ricordate, super Mario ha reagito come un cittadino qualunque all’arrivo della bolletta, si è dimostrato stupito e si è riservato di intervenire in qualche modo, ha intascato il malloppo e ci ha fatto una carezzina sulle bollette successive, grande economista non c’è che dire!

Monti era stato più elegante quando, era il 2011, ha riscosso il pizzo sui conti corrente (depositi sopra i 5mila però) e poi ha aumentato l’imposta di bollo che ancora oggi grava in modo esagerato.

Sull’Ucraina poi, basta ricordare di quando, appena giunta a Washington l’eco di qualche tentennamento, si è fatto convocare alla Casa Bianca per sentirsi strapazzare come si fa con un maggiordomo neghittoso.

La seconda parte del discorso ha virato sul tono eversivo e ha rievocato a tratti il celeberrimo “Discorso del bivacco” del Duce; ricordate? “Signori, quello che io compio oggi, in questa Aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza…” “…Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non ci abbandona dopo la vittoria. Con 300 mila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costruire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.”

Certo Draghi si è limitato a dire: gli italiani sono con me (riferimento a quei quattro gatti che manifestavano a suo favore, devo supporre), se si deve andare avanti con questo governo si deve fare come dico io. Mettiamo che un discorso del genere l’avesse fatto all’epoca Berlusconi, avrebbe provocato manifestazioni di sdegno del PD e indagini della magistratura; lo ha fatto Draghi e il PD in aula ha applaudito e la magistratura si è limitata al battito di sopracciglio della Cartabia. D’altra parte, ormai da decenni il PD (e con lui quel che resta della Sinistra) dimostra di avere superato la fase psichica infantile del “principio di piacere” per avventurarsi in quella adulta del “principio di realtà” e, consapevole che al peggio non c’è mai fine, continua ad optare per il male minore…

A seguito di questa vicenda mi è venuto in mente un prezioso libretto pubblicato nel 1969: “Il principio di Peter” è una tesi solo all’apparenza paradossale, che riguarda le dinamiche di carriera su basi meritocratiche all’interno di organizzazioni gerarchiche. La teoria è nota anche come “Principio di incompetenza” e fu formulata dallo psicologo canadese Laurence J. Peter in collaborazione con l’umorista Raymond Hull. Il saggio ebbe una notevole fortuna letteraria e ha conosciuto numerose edizioni e traduzioni.

Il principio illustrato dal saggio descrive in termini satirici gli effetti dei meccanismi che governano la carriera aziendale dei dipendenti, evidenziandone i risultati paradossali.

«In una gerarchia, ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza»

Il principio di Peter va inteso nel senso che, in una gerarchia, i membri che dimostrano doti e capacità nella posizione in cui sono collocati vengono promossi ad altre posizioni. Questa dinamica, di volta in volta, li porta a raggiungere nuovi livelli, in un processo che si arresta solo quando accedono a una posizione poco congeniale, per la quale non dimostrano di possedere le necessarie capacità: tale posizione è ciò che gli autori intendono per «livello d’incompetenza», raggiunto il quale la carriera del soggetto si ferma definitivamente, dal momento che viene a mancare ogni ulteriore spinta per una nuova promozione.

Morale della favola: ognuno di noi ha un livello d’incompetenza e Draghi scalando scalando lo ha inesorabilmente raggiunto. Adieu!

Franco Arcidiaco