Un pensiero per Gino Strada

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Un pensiero per un medico sempre in trincea, operando principalmente in zone di guerra, che ha sempre lottato per i diritti di tutti, difendendo gli ultimi e i deboli. Gino Strada ci lascia con un carico di stima e apprezzamenti e, soprattutto, con milioni di grazie da parte di tutti coloro che sono stati salvati per mezzo della sua opera.

È morto un medico validissimo, un ‘chirurgo in trincea’ che ha fatto della medicina umanitaria, operando principalmente in zone di guerra, la barra della sua professione. È morto un compagno autentico, un antifascista che ha sempre lottato contro le dittature e per i diritti di tutti. Un uomo onesto e generoso, un maestro di vita. È morto un vero gigante che ha sempre difeso gli ultimi e i deboli, i quali oggi perdono un vero baluardo a cui aggrapparsi. Ci lascia con un carico di stima e apprezzamenti e soprattutto con milioni di grazie da parte di tutti coloro che sono stati salvati per mezzo della sua opera che ha prestato gratuitamente, per decenni, insieme alla sua fondazione Emergency in tutti i teatri di guerra, in tutto il mondo e ovunque ci fosse bisogno, così come in Calabria, dove anche se non c’è guerra, la sanità, come tutti sappiamo, da qualche decennio è evanescente, con la sua associazione è presente e opera dal 2011 precisamente a Polistena nella piana di Gioia tauro in provincia di Reggio Calabria con un ambulatorio che offre assistenza gratuita a tutti in un grande immobile confiscato alla ndrangheta. Ha dato inoltre un importante supporto tramite Emergency, con l’allestimento di un reparto covid messo in piedi e gestito a Crotone i primi tempi della pandemia. Ha contrastato, con tutto se stesso e con la coerenza che lo ha sempre contraddistinto, le guerre imperialiste a partire da quelle che vedevano coinvolta l’Italia. Ha avversato la guerra del Golfo e la guerra della NATO in Jugoslavia che, con la caduta del muro, avrebbero contribuito a costituire un nuovo ordine mondiale. Ha, soprattutto, contestato la vera natura della guerra in Afghanistan, che riteneva una chiara e evidente aggressione colonialista iniziata all’indomani dell’undici settembre da parte degli USA in nome della lotta al terrorismo islamico e a cui si sono accodati in seguito i paesi occidentali, Italia compresa, per cui ciò che è successo negli ultimi giorni con la riconquista della regione da parte dei talebani, a cui le politiche liberiste yankee hanno levigato per bene la via, era l’epilogo logico. Ha sempre tuonato contro le spese militari, il finanziamento delle ‘missioni umanitarie’ ipocrite e dei governi che le favorivano, soprattutto le sinistre che le votavano in cambio di poltrone. “Io non sono un pacifista, ma sono contro la guerra. La guerra non è mai la soluzione”. Era questo il concetto base del suo pensiero.

È stato un grande sostenitore della sanità completamente pubblica, coerente fino alla fine con i suoi valori etici, denunciando sempre i tagli criminali alla sanità pubblica che servivano per pagare il debito italiano alle banche che tutti i governi hanno contribuito a accrescere. Ha messo tutto se stesso nella realizzazione dei suoi ideali con grande fatica e intelligenza. È stato un esempio sul campo, concreto, con l’azione e questo, al netto di qualsiasi opinione, nessuno lo potrà mai negare.

Addio dottore strada, testimonianza vivente di solidarietà umana, buon cammino ovunque tu vada.

Pasquale Aiello