Una lettera a Marco Minniti di 30 anni fa

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Nel Gennaio 1992, Ilario Ammendolia, scrisse una lettera all’allora segretario provinciale del PDS di Reggio Calabria, Marco Minniti. La rileggiamo con lo sguardo rivolto all’attuale campagna elettorale.

Rovistando tra vecchie carte, mi è capitata tra le mani la minuta di una lettera del 1992 , diretta a Marco Minniti, allora segretario provinciale del PDS di Reggio Calabria e pubblicata nel settimanale diretto da Pasquino Crupi “Calabria Avanti”. Ricordo che s’è aperto un dibattito nel quale sono intervenuti Ciccio Catanzariti, già parlamentare del PCI e Peppino Bruzzese.

Mi ha fatto piacere, tanto piacere rileggerla sia pur come minuta e l’ho fatto con lo sguardo rivolto all’attuale campagna elettorale.

In seguito alla lettera, con Marco Minniti, ho avuto un lungo e serrato confronto nella stanza del segretario provinciale, ma nulla in più. Io continuai il mio cammino e dopo trenta anni (dalla lettera) mi pare che pur barcollando, tengo ancora la postazione. Alla fine un mio errore di valutazione: sono stati capaci di fare del dissenso silenzioso dei cittadini l’arma per sottometterli e, ancora una volta, siamo stati in silenzio.

Rileggiamo la lettera in questione.

A Marco Minniti

Segretario regionale del PDS- Reggio Calabria

Caro segretario,

lo scioglimento delle Camere è alle porte e tra poco saremo chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento. Sarà una campagna elettorale difficile, per la Sinistra e per il PDS. Riguardo le candidature, non ci sono margini per scelte  improvvisate e determinate da cerchi ristrettissimi di addetti ai lavori. Come ricorderai, avevo già proposto in occasione delle ultime elezioni politiche e regionali, un metodo di selezione dei candidati simile a quello usato per le primarie in USA ma, in tal caso, bisognerebbe avviare subito la macchina senza colpevoli ritardi. Infatti, lo ripropongo oggi, anche perché è mia intenzione, lo dico senza ipocrisie e infingimenti, proporre la mia candidatura nelle liste del PCI-PDS. Voglio confrontare le mie posizioni con i parlamentari che hanno finora rappresentato il PCI-PDS calabrese in Parlamento. Ritengo, (e il confronto sarà per me un momento di verifica), che soprattutto nell’ultimo ventennio i “nostri parlamentari abbiano rappresentato lo “Stato”, o meglio la parte peggiore di esso che in Calabria coincide con “l’ordine costituito” e poggia  su coloro che sono, in linea storica, gli eredi dei vecchi “galantuomini”. Un ordine che poggia sulle questure, sulle caserme, sul clero, sui magistrati, sui privilegiati e sui prefetti. Io avrei l’ambizione, certamente smodata per la mia persona, di rappresentare le ragioni della Calabria senza voce, dei disperati che sono tanti, degli emarginati, degli umiliati, dei repressi e perché no dei carcerati, degli inquisiti, degli imputati, dei ribelli, dei latitanti e di tutti coloro che non sono mai stati messi veramente in condizione di scegliere da che parte stare.

Innocenti o colpevoli ?

Pensi per davvero, caro Marco, che possa avere importanza per noi che abbiamo sognato “l’uomo nuovo” e che non possiamo e non dobbiamo ragionare con la testa di gendarmi dell’ordine esistente?

C’è una Calabria da rappresentare. Una Calabria che avverte per certo sul proprio collo, le scarpe chiodate della mafia ma che storicamente e non per propria scelta è esterna a questo “Stato” e che rispetto ad esso si colloca all’opposizione. Questa posizione la sostengo n tutte le sedi da oltre venti anni: questo “Stato” è il tumore, la mafia è  la sua metastasi.  . Noi in particolare, avremmo il dovere di farci carico d’un compito storico: far entrare la Calabria degli emarginati nello Stato; assumendosi così il compito di riscatto della nostra regione e  una funzione di unità nazionale ed europea. Non chiedo nulla più che il DIRITTO di esporre le mie tesi  in maniera più chiara e più completa possibile di come si possa fare in una lettera, al corpo del partito e su un piano di pari dignità con gli altri “compagni” anche con coloro che hanno idee opposte alle mie. Se qualcuno dovesse pensare di poter utilizzare, come in passato, il nostro dissenso silenzioso si sbaglia. Non è più il momento.

Porgo i miei più cari saluti

Ilario Ammendolia