Ventunomila euro in più da pagare

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Un nostro associato, titolare di due importanti locali in città, mi ha inviato la bolletta di agosto. 28.376,90 €. Questo l’importo che dovrà pagare a fronte di un costo che lo scorso anno era di circa 7.000 €. Quattro volte tanto quindi, 21.000 € in più che vanno a sommarsi agli aumenti generalizzati di tutte le materie prime e ad una contrazione dei consumi.

Un nostro associato, titolare di due importanti locali in città, mi ha inviato la bolletta di agosto. 28.376,90 €. Questo l’importo che dovrà pagare a fronte di un costo che lo scorso anno era di circa 7.000 €. Quattro volte tanto quindi, 21.000 € in più che vanno a sommarsi agli aumenti generalizzati di tutte le materie prime e ad una contrazione dei consumi. 21.000 € in un mese che vengono scippati all’economia reale e al nostro territorio per finire nelle tasche delle aziende energetiche che continuano a macinare utili record.  21.000 € che equivalgono al costo lordo mensile di 7 dipendenti.  21.000 € in più che, probabilmente, impediranno all’imprenditore di far fronte a parte dei suoi obblighi fiscali, di investire nella propria attività, di redistribuire questa somma nell’economia del territorio. 21.000 € che possono significare la vita o la morte di un’azienda sana, che lavora ma che non può ribaltare aumenti di questa portata sui prezzi di vendita altrimenti andrebbe fuori mercato. Il tutto mentre alla borsa di Amsterdam, dove si decidono i prezzi dell’energia, continuano le speculazioni che hanno portato ad aumenti totalmente slegati da logiche di mercato facendo schizzare il prezzo del gas e quindi dell’energia da 20 euro al MWh di un anno fa ai 300 di ora.  21.000 euro in più. La rappresentazione plastica di ciò che le imprese, ognuna in proporzione al proprio fatturato, devono affrontare ogni mese per rimanere aperte al di là delle belle parole, delle promesse, delle poche e confuse idee che la politica vorrebbe mettere in campo per affrontare una crisi epocale potenzialmente più devastante tra tutte quelle degli ultimi decenni, ancora di più di quella generata
dalla pandemia che aveva già pesantemente compromesso il traballante
equilibrio del nostro tessuto economico e imprenditoriale. Il tempo delle parole è finito. Il tempo delle promesse è finito. Il tempo dei provvedimenti tampone è finito.
Se le cose continueranno così entro qualche mese assisteremo a un collasso del sistema. Totale, generalizzato e tanto repentino quanto disastroso.  Deflagrerà una sorta di ordigno nucleare economico e sociale che in un attimo lascerà solo macerie.  Il tempo è finito ma chi ha il potere di intervenire, così come l’orchestra del Titanic, continua a suonare la stessa musica mentre la nave affonda.

Claudio Aloisio