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Via “Regno delle due Sicilie”, quando il revisionismo si fa strada

Qualche settimana fa con Ilario Ammendolia, memoria storica della Locride e acuto meridionalista, abbiamo risalito la vallata dell’Amusa per andare a fotografare i luoghi teatro della cattura di tre dei cinque Martiri di Gerace (Bello, Salvadori e Verduci) e di altri due rivoltosi che avevano trovato rifugio nella grotta detta “Ioco”, in località Cufò. Motivo della visita, fotografare quello che resta della lastra marmorea in ricordo dei giovani eroi traditi da “Cola i Tocca”, al secolo Nicola Ciccarello, contadino del luogo e uomo di fiducia di Angelo Raffaele Campisi, ricco proprietario di Caulonia, Maestro Venerabile della Loggia di Castelvetere e, ad unità avvenuta, Deputato del Primo Parlamento italiano con Firenze capitale del Regno d’Italia.

Vito Pirruccio

La storiografia locale attribuisce la cattura dei nostri eroi al tradimento di “Cola i Tocca” dopo una sbornia alla Festa della Madonna di Crochi insieme a Domenico Cerchiara, “furbo” sottocapo urbano residente a Campoli. Qualche dubbio sulla dinamica effettiva del tradimento viene spontaneo sollevarlo visti i rapporti di fedeltà e di sudditanza dei due uomini con le famiglie benestanti del luogo. Ma lasciamo questo interrogativo sospeso al giudizio dei lettori; soprattutto,all’approfondimento degli storici.

Dopo un percorso tortuoso che si arrampica su per la collina, si arriva in località Strano-Cufò. Su una struttura a forma d’arco costruita negli anni ’70-’80 come diramazione dell’acquedotto verso Roccella Jonica, Ilario e un gruppo di suoi amici, nella ricorrenza del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, hanno pensato di onorare i Martiri di Gerace collocandovi una lastra marmorea in ricordo della cattura in detta località di Michele Bello, Domenico Salvadori e Rocco Verduci, i nostri Martiri che, ancora oggi, faticano a trovare giusta collocazione nella memoria collettiva del Paese. Di quella lastra commemorativa rimane solo un piccolo frammento sospeso, in quanto una mano vandalica vi ha fatto piazza pulita.

Prima di andare all’appuntamento con Ilario, la mia curiosità mi spinge a fotografare la segnaletica stradale nella Zona Vasì di Caulonia Marina che riporta la toponomastica ufficiale Via “Regno delle Due Sicilie” e la saggia manomissione popolare che, senza sovrapporsi a quella ufficiale, corregge il tiro riportando in basso all’insegna stradale “Ex Via Vasì”, per sancire la lontananza conoscitiva rispetto alla scelta operata dagli amministratori in sede di revisione della toponomastica di questa area di espansione urbana.

La curiosità mi assale e, prima di incontrare Ilario, invio seduta stante una e-mail con richiesta della copia della delibera di approvazione della toponomastica comunale istitutiva della Via “Regno delle Due Sicilie” all’amico, socio di “I Care!” e Sindaco di Caulonia Franco Cagliuso. Nella Delibera di Giunta n. 269 dell’8 novembre 2001, avente ad oggetto: “Revisione toponomastica comunale (Caulonia Marina, Vasì, Caulonia centro)”, si legge che l’Amministrazione dell’epoca approva il lavoro portato avanti dalla Commissione appositamente costituita e con successiva deliberazione n. 38 del 6 febbraio 2003, a seguito del decreto prefettizio e dopo aver preso atto di

alcuni rilievi e prescrizioni sollevati dall’Ufficio Territoriale del Governo, la Giunta Municipale procede all’approvazione definitiva con voto unanime di tutti i suoi componenti. La Proposta della Commissione Toponomastica, allegata alla deliberazione, risulta, invece, approvata a maggioranza con il voto contrario, anche se mancante di motivazione, dei Consiglieri Commisso e Scicchitano. La richiesta delle due copie di deliberazione ha l’unico scopo di capire i motivi alla base dell’intitolazione di una Via al “Regno delle Due Sicilie”. In un momento di revisionismo storico, di rigurgito neoborbonico, di riscrittura della storia del Mezzogiorno, anche, con una certa fortuna editoriale, capire le ragioni che spingono un Comune come Caulonia, teatro di epiche rivolte popolari e civili, a consegnare al ricordo dei posteri il “Regno delle Due Sicilie”, è un fatto che mi interroga e mi incuriosisce. In ogni caso scevro da motivazioni politiche.

Analizzando la Proposta della Commissione Toponomastica salta subito all’attenzione la narrazione di richiamo storico che precisa: “Va evidenziato che nell’arco degli ultimi cento anni in seno al Civico Consesso altre due volte si è discusso ed approvato il disegno di una toponomastica stradale da adattare ai nostri centri abitati. In entrambi i casi si è tenuto conto del particolare momento storico che lo suggeriva, pertanto abbiamo avuto una prima toponomastica stradale di stampo sabaudo- risorgimentale che verso la fine del secolo scorso (‘800 – ndr -) ha nomato le vie e le piazze del centro… Nel 1951 per la seconda volta il Civico Consesso si è espresso in questa materia, per dare una toponomastica stradale alla zona Mascinia di Caulonia, San Nicola-Pirarelli, Ursini e Focà; si sono nominate in tale periodo vie ricordando eventi e personaggi della prima guerra mondiale. Tale scelta ha rispecchiato gli ideali e i gusti ancora vivi di una borghesia nazionalista.

Oggi, cittadini del terzo millennio, quando ormai le democrazie più affermate non dovrebbero correre rischi, abbiamo cercato di avere come punto di vista il pluralismo. E poiché la toponomastica rappresenta la prima memoria storica con cui i nostri cittadini più piccoli entrano in contatto, si è cercato di ricordare i momenti più salienti della nostra storia millenaria, le nostre origini, le nostre leggende che da sempre ci hanno entusiasmato, personaggi nati nel nostro paese che si sono distinti nel mondo, politici che con i loro interventi hanno migliorato la nostra realtà, scrittori e artisti che dai nostri centri sono stati ispirati…”

Proseguendo nella lettura degli atti deliberativi incontro precise motivazioni e chiari riferimenti ideali e culturali relativamente a molte proposte di assegnazione di nomi alle vie. Per onestà intellettuale, ho il dovere di sottolinearlo, la prima intitolazione in elenco alla deliberazione n. 269/2001, riguarda proprio “I Cinque Martiri di Gerace”. Non trovo traccia alcuna di motivazione, invece, per la Via “Regno delle Due Sicilie” che è quella oggetto della mia particolare curiosità. Avrei voluto capire se è stato il “particolare momento storico a suggerirlo”; se la scelta rispecchia “gli ideali e i gusti ancora vivi” nella società entrata nel terzo millennio; se la scelta sia frutto di una visione pluralista della società e in che misura il ricordo di una Via “Regno delle Due Sicilie” serva ai “nostri cittadini più piccoli” o se, invece, serve agli adulti nel quadro di quel revisionismo storico che vorrebbe suggerire: “Si stava meglio quando si stava peggio”. Come si intuisce, la mia curiosità è tesa a capire se una scelta del genere riguarda un comune sentire o rispecchia il pensiero di una fetta di nostalgici, legittimo e con pieno diritto di cittadinanza in una democrazia avanzata come la nostra. Ma da qui a connotarsi come riferimento per i cittadini del terzo millennio, ne passa.

Col massimo rispetto che si deve a una decisione di un Civico Consesso democratico e col rispetto che devo alla comunità e agli amici di Caulonia, anche la decisione di intitolare in questo Comune una via al “Regno delle Due Sicilie” suscita in me una certa reazione, come ogni qual volta che vedo la Storia utilizzata in chiave di rivaival. Mi lasciano perplesse, per esempio, quelle Messe formalmente celebrate per ricordare l’ultimo re Borbone, dichiarato dalla Chiesa Servo di Dio, mache nella liturgia e nei simboli esibiti sembra più un’occasione per rivisitare l’antica alleanza Trono- Altare, fortunatamente lasciataci alle spalle. Nel mentre i nostri santi laici Michele Bello, Gaetano Ruffo, Domenico Salvadori, Pietro Mazzone e Rocco Verduci, morti sotto il fuoco borbonico per aver creduto nei valori di libertà e per l’Italia Unita, attendono di essere riconosciuti come eroi del Risorgimento nazionale, c’è chi misura la santità a suon di rosari lasciando nell’oblio chi, con il sacrificio della propria vita, ha dato la libertà e l’Italia Unita alle generazioni future.

Come si vede, ristabilire alcune linee storiche di demarcazione richiede un ricco e profondo esercizio culturale supportato da spirito critico e buon senso. Fortunatamente in alcuni casi interviene la mano ammonitrice della vulgata popolare e di qualche suo esponente che richiama gli intellettuali ad un uso appropriato e mirato della Storia. Come la nostra anonima manina correttrice di contrada Vasì di Caulonia che, opportunamente dico io, scrive a carattere stampatello e bene in vista sotto Via “Regno delle Due Sicilie”, “Ex Via Vasì”. Una correzione dettata dal buon senso, probabilmente senza alcuna velleità di natura storica, ma che non si nasconde nelle pieghe della terza deliberazione assunta nell’arco di un secolo per rinnovare lo stradario toponomastico della propria comunità. Una Storia corretta da un uomo o una donna del popolo che non segue i racconti e le manipolazioni, ma pesca nel vissuto della propria esperienza capace di parlare una lingua forse più incisiva di tanti pseudo storici bravi a cavalcare il malcontento.

P.S. Segnalazione.

La delibera n. 269/2001 di approvazione del lavoro della Commissione Toponomastica da parte della Giunta Municipale di Caulonia individua esattamente Viale “Regno delle Due Sicilie”, nome originario Strada XVI, “tra Via Martiri di Gerace e Via Brigida Postorino”. Una collocazione se non blasfema sicuramente offensiva. Anche in questo caso, però, una saggia manina ha supplito e riparato allo svarione amministrativo collocando Via “Regno delle Due Sicilie” a 1 km di distanza rispetto alla scelta originaria operata dalla Giunta Municipale. Esattamente in c.da Vasì, una traversa di appena 50 metri, in posizione defilata e a debita distanza dai “Martiri di Gerace”, come la Storia richiede. I nostri eroi, invece, grazie alle sagge manine degli esecutori della deliberazione e al disorientamento prodotto dallo stradario allegato alla deliberazione, risultano in buona compagnia di Magna Grecia e Corrado Alvaro; mentre i loro persecutori occupano uno spazio più appartato e in condominio con la denominazione dettata dal buon senso.

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