Vito Pirruccio: la mia Europa che va in pensione

357

Negli ultimi venti anni, ho avuto il privilegio di conoscere due volte Vito Pirruccio, la prima volta quando ero direttore editoriale della Riviera, la seconda da assessore alla pubblica istruzione del comune di Siderno. Io assessore di un comune umiliato, lui dirigente scolastico di uno storico istituto comprensivo.  Soprattutto, la seconda volta, grazie a un regolare colloquio, Vito Pirruccio ha rappresentato, per me, una boccata d’aria colta nella claustrofobia. In una Locride chiusa, incappucciata, limitata, lungo i nostri paesi perennemente stremati da pluriclassi di baroni, dame da salotto, guardiani di filari e sgarristi di feudo, guardie senza fede, comitati festa e illuministi della Magna Grecia, il preside Pirruccio, nobile d’intelletto, ha svettato oltre e ancora più in là, dove l’Europa progressista resiste all’etnocentrismo, alla fascisteria strapaesana e ai casati giustizialisti di una sinistra scaduta.

Nella sua carriera scolastica, piena di dedizione, rispetto per il prossimo e puntualità antica, è stato un costruttore di civiltà e competenza. Un costruttore d’Europa. Di tanta, tantissima Europa. L’Europa di Vito, i messaggi d’apertura, scambio e confronto di questo professore di Roccella, in una congiuntura in cui il populismo maldestro serve di mano arretratezza e intolleranza, sono trofei da sollevare in fronte al sole. (em)

Tanti auguri, Preside Pirruccio, per il suo pensionamento!