A spasso per i venti borghi più belli della Calabria

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Lo studioso di arte, Gianfrancesco Solferino, con immensa cultura, ma allo stesso tempo introducendo una buona dose di emotività, ha messo in evidenza venti borghi della nostra regione, che vale la pena visitare

“Venti borghi da non perdere in Calabria”, edito da Rubbettino, è il libro scritto da Gianfrancesco Solferino studioso di storia dell’arte, di origini sidernesi, che trasporta il lettore in un Calabria nascosta, inesplorata e poco conosciuta, ma ricca di bellezze che sembra gridare aiuto. Una Calabria, che solo una persona estremamente colta e dall’animo sensibile poteva riuscire a mettere in luce.

Come ti presenteresti ad un pubblico che con ti conosce?

Mi presenterei come uno studioso di storia dell’arte, che intende comunicare una passione particolare nei confronti del territorio calabrese in maniera scientifica, ma anche divulgativa. Perché se la storia dell’arte rimane un argomento crittico o una materia lontana dall’interesse degli studenti, è chiaro che continuerà a rimanere nell’oscurità; invece essa raccoglie altre discipline, perché non può prescindere dalla storia, dalla letteratura, dalla filosofia, dagli eventi sociali, dagli aspetti antropologici. Quindi, tutto raccoglie e tutto esprime. Ma se viene trasformata in una materia asciutta, è chiaro che la gente la troverà noiosa.

 Ci parli del tuo libro “Venti borghi da non perdere in Calabria”?

Si tratta di “Venti borghi da non perdere in Calabria”, nato da un’idea di Florindo Rubbettino, titolare della casa editrice, che mi ha molto lusingato con una richiesta che non mi aspettavo. Mi ha chiesto di scrivere un libro, scegliendo venti borghi tra quelli presenti in Calabria, per descriverli secondo il mio modo di vedere il patrimonio artistico. Sono stato limitato anche sul numero delle pagine, perché si tratta di un libricino, con il quale i turisti possono utilizzarlo quando visitano questi borghi, per lasciarsi poi trasportare in una visita più approfondita. Quindi sono venti borghi, scelte nelle cinque province, non soltanto per rappresentatività, ma anche per il significato che rivestono all’interno del nostro patrimonio artistico, culturale, ambientale e antropologico. Per esempio, di Gerace non c’è una trattazione della sua millenaria storia, la problematica delle sue origini, ma si trova un breve accenno sulla sua fondazione, come erede della Locri Epizefiri, ma allo stesso tempo come proiezione di questo nuovo potere politico che, nato sotto ai bizantini si espanderà sotto la dominazione normanna, fino al percorso attraverso le altre dominazioni. Allo stesso tempo ho raccontato l’approccio emotivo che io ho, sin da bambino, salendo verso Gerace, vedendola spuntare dalle colline, dove ogni tornante ti rivela un aspetto sempre diverso della città. Ho avuto la possibilità di raccontare venti città della Calabria con un approccio personale, ed emotivo. Si tratta di un libro che, da alcuni, è stato definito un testo letterario artistico.

Di questi venti borghi quali sono, secondo te, i tre più belli?

Già è stato difficile scegliere venti borghi, per farlo l’editore me ne ha forniti alcuni; altri, invece, io. In realtà, la parola borgo non è appropriata per questi venti città, perché borgo è un termine nordico che indica un centro abitato fuori le mura. I nostri sono degli oppidum, delle terre fortificate. Se proprio, comunque, devo sceglierne tre, per un legame affettivo ti dico: Morano Calabro (provincia di Cosenza), Cropani (provincia di Catanzaro) e Aiello Calabro (provincia di Cosenza). Morano Calabro è un borgo di eccellenza, con una realtà paesaggistica monumentale. A maggio è ricca di ginestre, creando un paesaggio che non ha eguali. Ha quattro chiese collegiate, ma disseminate ovunque altre tantissime chiese ed oratori. Nella collegiata di Santa Maria Maddalena si trova il Polittico Sanseverino, un dipinto di Bartolomeo Vivarini, il più importante pittore del ‘400 veneziano. Morano Calabro è talmente tanto ricca di patrimonio che, in  un giorno, non si riesce a visitarla tutta. Cropani, invece, è stata cementificata, ma ha un centro storico bellissimo, immerso negli ulivi.  È presente una delle chiese più grandi della nostra regione “La collegiata di Santa Maria Assunta”, ora in restauro. Per sostenere le travi del tetto sono stati utilizzati i pini più antichi della Sila, perchè c’era bisogno di alberi lunghi che potessero sostenere il tetto. All’interno vi è un’unica navata, ricoperta di dipinti. Nel soffitto ligneo è collocata la tela con l’Assunzione di Maria di Cristofaro Santanna. Aiello Calabro, la patria della tarda rinascenza in Calabria, divenuta celebre grazie ai suoi feudatari, è totalmente abbandonato, si sta spopolando. È  come se gridasse disperatamente aiuto, mentre la politica colpevolmente e volontariamente non vuole fare nulla. Ci sono due chiese superstiti a rischio di crollo, c’è uno dei castelli più importanti del Regno di Napoli, cui rimangono le mura perimetrali, nascosto dalle colline, perfetto per avvistare i nemici

Secondo te, questi borghi, non sono valorizzati come meritano?

Non tutti. Morano e Altomonte lo sono; invece, Tropea è diventata un fenomeno da baraccone. Ci sono palazzi abbandonati, molte chiese non si possono visitare, perchè chiuse. Camminando nel corso principale della città, accanto alle boutique di alta moda, si trovano le corone di cipolle rosse. La verità è che per valorizzarli questi borghi non basta organizzare le sagre. Mi rendo conto che valorizzare non è semplice, perchè per farlo bisogna innanzitutto conoscere, per rendersi conto di quello che si prospetta davanti gli occhi. Ma le persone, come me, che denunciano queste situazioni non vengono ascoltate, anzi ci zittiscono. Al premio Caccuri, sono stato invitato per una  lectio magistralis di venti minuti. Io ne ho usato ventidue per mostrare, con 34 slide, le opere d’arte conservate nella chiesa del paese. Al termine del mio intervento, sono stato applaudito per più di un minuto. Questo è stata una grande soddisfazione, ma  il premio più bello è stato quello di aver incuriosito la gente, tanto che il giorno dopo erano tutti in fila per visitare la chiesa.

Quali saranno i tuoi prossimi progetti?

Il 18 agosto, a Soverato, sarà presentato il mio ultimo libro, dal titolo “Antonello Gagini e la pietà di Soverato, un capolavoro riscoperto”, edito da Rubbettino.