Eliana Iorfida: scrittrice ed archeologa

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La scrittrice calabrese Eliana Iorfida si racconta in questa intervista, evidenziando la sua passione per la scrittura e  per l’archeologia: con i suoi viaggi  in Egitto e in Palestina e le sensazioni trasmesse nei suoi libri

Sette paia di scarpe”, “Antar”, “Il figlio del mare”, insieme alla raccolta di racconti “La scatola dei ricordi” rappresentano l’attuale produzione letteraria di Eliana Iorfida, donna calabrese, scrittrice, archeologa, che ha dedicato un po’ del suo tempo ad una chiacchierata con “La Riviera”.
Nata e cresciuta a Serra San Bruno, dove vivono i miei genitori, attualmente mi sento Jonica a tutti gli effetti, abitando a Soverato. Dopo la maturità sono partita per Firenze dove ho frequentato la facoltà di archeologia orientale. Successivamente, assecondata, per fortuna, anche dai miei, per inseguire il sogno che coltivavo sin da bambina mi sono spinta sino alla “Mezzaluna fertile” quel Medio Oriente che da sempre mi ha affascinato. Dopo gli anni fiorentini ho trascorso alcune stagioni in Siria, lavorando come archeologa, viaggiando anche in Egitto e in Palestina. A causa della guerra in Siria sono rientrata a casa, in Calabria ed ho iniziato a raccontare la mia terra.
Siria, Calabria, c’è qualcosa che collega le persone che abitano queste terre così belle e complesse?
Ne sono convinta. Direi che vivendo questa mia passione per l’Oriente ho trovato in esso qualcosa di molto familiare. Nei miei due romanzi, “Sette paia di scarpe” e “Antar”, ho raccontato proprio quell’universo mediterraneo, caratterizzato da un matriarcato, dalle “Donne pelate” molto simili alle nostre che, in pubblico o in chiesa, si coprivano la testa con un velo … tutti elementi che sin da ragazzina avevo conosciuto attraverso i racconti delle mie nonne e zie. Per non parlare delle assonanze culinarie di piatti dalle spezie piccanti e profumate. Insomma ho potuto godere di un’interessante chiave di lettura per raccontare da una specifica prospettiva anche il nostro sud.
Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, in questa sua attività di “scavo letterario” …
Si riferisce al premio La Giara del 2013, che si è trasformato poi in un fantastico biglietto da visita per me e per la mia scrittura;  era un evento organizzato dalla Rai per i giovani talenti letterari, ho partecipato, parlando della Siria ed è stato un percorso fortunatissimo …
Quindi alla Rai c’è spazio per la meritocrazia? Questa è una notizia …
Alla Rai in senso lato non saprei., ma per quanto riguarda il premio La Giara, sicuramente: c’era un’atmosfera pulita, ricordo che la Presidente di giuria era Dacia Maraini, e per ogni regione veniva selezionato un giovane scrittore. Peccato che sia durato solo per alcune edizioni, poi si è perso, come spesso accade alle cose di qualità nel nostro paese. Per me è stato un bel biglietto da visita, che mi ha permesso poi di pubblicare con case editrici di rilevanza nazionale, tra cui anche la calabrese Pellegrini Editore. Quest’anno “Il figlio del mare” è stato inserito dalla giuria del premio Clara Sereni in una decina prestigiosa, accanto ad autori come Walter Siti, Sabrina Guzzanti, Teresa Ciabatti : sono piccolissima accanto a questi “monumenti” , ma sono ancora in corsa e a ottobre vedremo cosa succederà nella finale di questo prestigioso premio perugino.
Come descrive il suo stile di scrittura?
Potrei definirlo archeologico, di scavo;cerco di far emergere da una storia, solo apparentemente  individuale, il contesto che la circonda così come fa l’archeologo quando tira fuori un piccolo reperto dal quale risalire alla Storia che rappresenta. I primi due volumi sono storie vere che parlano della Siria e pongono in luce il contesto storico-politico del Medio Oriente. “Il Figlio del mare”, partendo dal rapporto madre/figlio, racconta la nostra Calabria abbracciando un periodo di circa 40 anni, sempre attraverso un percorso di ricostruzione del contesto storico e sociale. Volendo anche rendere omaggio alle nostre origini e alla Magna Grecia, grazie ad una scrittura sempre in evoluzione, ho inserito scene da tragedia greca con la presenza del Coro e di brevi liriche. Il mare Ionio, e questo è anche il nome del protagonista, resta un riferimento centrale.
Nel suo scrivere mi hanno colpito due passaggi: in “Antar” il suo essere “siriano in Italie ed italiano in Siria” e in “La scatola dei ricordi” il riferimento al vento che “ scompiglia i capelli pure alle donne dipinte”!
Nel momento della scrittura vivo delle suggestioni e mi lascio ispirare dagli altri sensi, dalle foto dei miei viaggi o da un profumo, da una sensazione … Mi piace pensare che la mia scrittura sia anche un po’ sensoriale da questo punto di vista. Grazie ad una pennellata o con una folata di vento a volte si suscitano delle riflessioni nel lettore.
La copertina del “Figlio del mare” mette in evidenza un cassetto pieno di sabbia e conchiglie: ma la sabbia, come i sogni, è destinata ad uscire dal cassetto?
Quell’ immagine è il dettaglio di quadro, molto più grande, dipinto di mia madre, che è pittrice. Il suo è uno stile surrealista ed io da piccola avevo quasi paura delle sue opere. In realtà c’è una cassettiera che ha la sabbia da un lato ed il mare da un altro; un’immagine molto evocativa: tenere la sabbia o il mare nel cassetto significa portarsi dentro un’identità forte che può debordare da un momento all’altro. A me è successo rientrando in Calabria e succede al protagonista che deve tornare a casa ad aprire un vecchio cassetto cercando di scoprire una verità.
Nei suoi viaggi e nelle sue ricerche non ha mai rischiato di essere coinvolta in accadimenti tragici e pericolosi, come purtroppo è avvenuto per altri giovani? Noi genitori facilmente ci preoccupiamo.
Sono anche figlia unica! Ed ho vissuto in prima persona questa ansia dovuta al fatto che un genitore non smette mai di essere tale. I casi di cronaca ai quali ha fatto riferimento sono molto particolari. Nelle missioni di scavi alle quali ho partecipato eravamo sempre scortati e comunque organizzati e preparati. Per quanto riguarda il dolorosissimo caso Regeni penso che le cause e le responsabilità di quanto accaduto non vadano cercate in Egitto o in quel tipo di regime, bensì tra chi manda degli studenti allo sbaraglio e senza le necessarie tutele.
In Medio Oriente quanto spazio c’è per Israele?
Purtroppo Israele lo spazio se lo prende. Sono stata in Palestina (continuo a chiamare così questa terra) e ho visto come Israele sia una formazione politica armata nata in un preciso momento storico con uno specifico intento, vale a dire destabilizzare il mondo arabo islamico. Israele gli spazi se li prende con violenza e prepotenza; purtroppo questa verità nonviene mai evidenziata dai mass – media occidentali ecco perché, personalmente, invito sempre tutti a  documentarsi con “Fonti altre” e soprattutto, lo dico apertamente, a boicottare in qualunque modo l’espansione violenta di Israele.
Cosa vede un archeologo, quando guarda, ad esempio, gli scavi di Monasterace?
Trattandosi di un mestiere che nasce da una grande passione, serve, ad un bravo archeologo un vero e proprio istinto, come nel caso del professore Francesco Cuteri, con il quale ha scavato quando ero studentessa. Bisogna essere molto preparati, dal punto di vista tecnico, scientifico e storico.
La gioia che si prova nel ritrovare tesori archeologici è paragonabile a quella di quando si segna una rete in una finale di Champions League?
Ha reso perfettamente l’idea.
Progetti futuri?
Scrivere è la mia attività naturale, all’orizzonte c’è un altro progetto letterario; spero, inoltre, che al più presto la situazione sanitaria generale mi consenta di ricominciare a viaggiare.

Giorgio De Filippis