Addio a Carmelo Pujia: la politica calabrese perde un grande protagonisti

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È venuto a mancare, lo scorso 8 gennaio, l’Onorevole Carmelo Pujia, personalità politica tra le più autorevoli della Regione. La testimonianza offertaci, con il suo operato e con le sue puntuali e stimolanti valutazioni politiche, riassume la passione di quella generazione che, nata prima della guerra, vive giovanissima, fra le macerie belliche, l’invasione liberatoria della patria e si rimbocca le maniche per la ricostruzione morale e materiale del Paese.

È venuto a mancare all’affetto dei suoi cari e di quanti lo hanno conosciuto l’Onorevole Carmelo Pujia, personalità politica tra le più autorevoli della regione. 

Ho avuto modo di conoscerlo non negli anni nei quali è stato davvero molto potente, quelli, per intenderci, alla guida della Provincia di Catanzaro, nella Giunta regionale, nel Parlamento e nel Governo del Paese. Il nostro primo incontro, infatti, risale all’estate del 2008 a Montepaone Lido dove era solito trascorrere le vacanze, a ben 14 anni di distanza dalla sua ultima esperienza alla Camera dei Deputati. Seguì una intensa frequentazione che ben presto divenne amicizia e stima reciproca con un costante confronto sulle vicende politiche nazionali e calabresi e, a volte, anche su aspetti che attengono la sfera più strettamente personale della vita, che non risparmia dolore e sofferenza ma anche gioia e felicità.

Questo è il Carmelo Pujia che ho conosciuto. Una persona semplice e umile, disponibile e sensibile, dotata di un acume politico non comune e di una profonda intelligenza che si coglieva immediatamente nelle rigorose analisi e nelle riflessioni sul sistema politico, sulla prima Repubblica e sul ruolo della Democrazia Cristiana, sul centrosinistra e sui Socialisti, sui rapporti con il Partito Comunista, sulla profonda crisi che da qualche tempo sta attraversando la politica nel nostro Paese, sul Partito Democratico e sulle sue simpatie per Matteo Renzi, dopo una iniziale diffidenza. 

Per Pujia, nella “Repubblica dei partiti”, la Democrazia Cristiana garantì, per oltre un quarantennio, il mantenimento del legame fra le diverse parti del Paese e il pensiero democratico-cristiano si è sempre caratterizzato per la rielaborazione dei valori di riferimento con la ricomposizione di bisogni, di interessi, di aspirazioni in un progetto politico al cui centro c’era la persona con i suoi diritti inviolabili, confortata da politiche settoriali economiche, sociali e istituzionali innovatrici e liberatorie. 

Nella perenne transizione che stiamo vivendo, questa concezione politica è in decadenza e a prevalere è “il pensiero debole” senza anima né progetto. Era questo l’assillo, che a volte diventava sofferenza, che emergeva quasi sempre nelle nostre conversazioni poiché, da troppo tempo ormai, siamo immersi in una stagione nella quale, cadute le antiche architravi della democrazia, i partiti politici del ventesimo secolo, si avverte la sensazione che l’edificio democratico poggi sulle sabbie mobili, a causa dell’impoverimento del dibattito politico e del deterioramento della politica. 

Carmelo Pujia, dopo la fine della DC, si è cimentato anche con quella che è stata, accanto alla politica, la sua grande passione: scrivere racconti e poesie dai quali sprigiona una smisurata umanità che fa emergere un profilo personale decisamente in antitesi con quel vestito, cucitogli addosso da interessati e incalliti detrattori, dell’uomo di potere dal tratto clientelare.

La testimonianza offertaci, con il suo operato e con le sue puntuali e stimolanti valutazioni politiche, da Carmelo Pujia, riassume la passione di quella generazione che, nata prima della guerra, vive giovanissima, fra le macerie belliche, l’invasione liberatoria della patria e si rimbocca le maniche per la ricostruzione morale e materiale del Paese. È una generazione che ha assunto la responsabilità della guida delle Istituzioni, attraverso le quali ha cercato, in un superamento dei campanilismi deteriori e laceranti, l’unità della Calabria. Una generazione che è riuscita a divenire interlocutrice autorevole, dignitosa e senza sudditanza dei governi nazionali. E che ha obbligato il Parlamento a discutere sulle drammatiche condizioni della nostra terra, elaborando un progetto, con il contributo di tutte le forze politiche, per lo sviluppo della Calabria. 

Carmelo Pujia è stato uno dei grandi protagonisti della politica calabrese che si è sempre battuto con determinazione e con passione, avendo la capacità e l’autorevolezza, come pochi altri, di saper rappresentare a Roma bisogni, esigenze e speranze, con l’obiettivo di disegnare un futuro e un destino diverso per la Calabria. Molte volte riuscendovi e in altre, invece, registrando una sconfitta, come nel caso della “Legge Calabria” che provocò in lui sofferenza e profonda amarezza.

Per chi, come Carmelo Pujia, ha scelto di prendersi carico del bene comune, la sua propensione fiduciosa verso il futuro e la sua capacità di trasmettere il valore unico che riveste la fatica- ma anche la soddisfazione del fare politica, restano una eredità preziosa per le giovani generazioni nate, purtroppo, sotto la falsa ideologia della inutilità di avere una cultura politica di riferimento, che, invece è sempre più necessaria per affrontare le nuove e impegnative sfide che il terzo millennio pone davanti a noi. 

L’augurio e l’auspicio è che lo straordinario percorso di vita di Carmelo Pujia rimanga un insegnamento prezioso per tutti e continui a ispirare le giovani generazioni di oggi e di domani.  

Michele Drosi