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domenica, Giugno 16, 2024
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Addio ad una delle penne storiche della Calabria

Antonio Latella ci ha lasciati, lo hanno comunicato ieri i figli Angela a Giampaolo. Il cordoglio della Città di Reggio Calabria e del giornalismo calabrese, oltre quello di tanti amici e conoscenti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

Ho conosciuto molti anni fa’ Antonio Latella, quando lui dirigeva l’ufficio stampa del comune di Reggio Calabria, una macchina perfetta, un gruppo di ragazzi che oggi lavorano in giro per l’Italia nelle migliori testate che si prodigavano in un lavoro certosino organizzato come un orologio svizzero. Ricordo che subito dopo aver avuto contatto con l’ufficio stampa andai a trovarlo e facemmo la copertina e un servizio di due pagine su una delle prime copie dell’edizione di Reggio Calabria della Riviera. Lui era veramente felice di quel servizio, anche perché rendeva merito al suo lavoro. Ricordo sindaco era Giuseppe Scopelliti che poi divenne presidente della Regione Calabria. Molti sono poi gli episodi che mi vengono in mente oggi, perché nella mia frequentazione di Reggio Calabria, Antonio è stato una guida un Passepartout, che mi ha molto aiutato a conoscere e capire la città. Successivamente lo trovai alla provincia con il presidente Raffa e ricordo soprattutto due episodi particolari, ad un convegno dove ebbe un piccolo scontro ideologico con Pasquino Crupi che collaborava con noi, ma ancora non era il direttore, che per provocarlo lo chiamo “farfallino”, perché Antonio aveva una preferenza per questo capo d’abbigliamento, che alla fine ne contraddistingueva veramente la personalità, episodio che si chiuse con una bella passeggiata con questi due mostri sacri del giornalismo Calabrese. Nei primi tempi della nostra conoscenza mi ricordo, che ricevemmo una nota molto interessante e ben scritta a firma Totò Latella, io pensando che fosse lui lo chiamai per chiedere come mai avesse preso quella posizione dura nei confronti mi pare proprio dell’amministrazione, lui mi rivelo che in effetti, non era lui quel Totò, che era un bravo giornalista e scritto più grande di lui almeno di venti anni se non ricordo male, ma non ebbe nessun giudizio negativo o brutte parole come magari succede quando si verificano casi di omonimia.

Se ne va un pezzo di storia del giornalismo calabrese, capace di comunicare con mezzi e linguaggi diversi, sociologo capace di innovare rispettando al contempo i riferimenti deontologici della professione. Che dire rinnovo le condoglianze ai figli Angela e Giampaolo, professionisti seri con cui ho continui rapporti lavorativi, ai quali dico per l’ultima volta un saluto a Papà.

 

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