Amalia Bruni: “Sembra vicino il traguardo della cura per l’Alzheimer”

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Il 7 Giugno la FDA (la Food and Drug Administration), l’ente americano che valuta l’immissione in commercio dei farmaci, deciderà se questo, che si trova sotto esame, potrà essere immesso in commercio. Non sappiamo se porterà alla guarigione definitiva dell’Alzheimer, per il momento, ha dimostrato di essere capace di rallentare la malattia. Questa sarebbe una bella notizia, ma al momento non ci sono anni sufficienti di sperimentazione per poterlo sapere. Intanto, però, il Centro Regionale di Neurogenetica rischia, ancora, la chiusura

Amalia Cecilia Bruni è una scienziata famosa in tutto il mondo, perché grazie alle sue ricerche ha scoperto il gene responsabile dell’Alzheimer, insieme ad un nutrito team di collaboratori. È stata sempre lei a fondare il Centro Regionale di Neurogenetica a Lamezia Terme, che rappresenta un sollievo per i malati e le loro famiglie. Il centro, infatti, si occupa di assistenza e ricerca sulle malattie neurodegenerative, in particolare di demenze. Segue, inoltre, attraverso l’Associazione per la Ricerca Neurogenetica, iniziative di natura sociale, come gli “Alzheimer Caffè”, spazi protetti in cui le persone affette da demenza e i loro familiari possono interagire a livello interpersonale. Ma, in questi mesi, le voci circa una chiusura del centro sono sempre più insistenti e sembrano trovare conferma. Tuttavia, la dottoressa continua la sua lotta per evitare che questo accada.

Dottoressa, il Centro Regionale di Neurogenetica rischia la chiusura. Può descrivere la situazione reale?

La difficoltà di questa struttura è presente ormai da diversi anni, in particolare  dall’anno scorso, sotto la gestione Cotticelli, c’è stata una riduzione di questo centro: il laboratorio di biologia molecolare è stato annesso “Sulla carta”alla Facoltà di Medicina dell’Università della Magna Graecia di Catanzaro. Questo ha provocato una situazione difficilissima, poiché il centro è rimasta privo del laboratorio e dunque senza la possibilità di portare avanti né la ricerca né la diagnostica molecolare. Gli ambulatori clinici, come parte assistenziale, continuano a lavorare, ma il Centro come UNICUM è praticamente distrutto.

Eppure l’anno scorso, dopo che lei aveva inviato una lettera al Presidente della Repubblica Mattarella e al Ministro della Salute Speranza, sembrava che la situazione fosse risolta. Poi cosa è successo o cosa non è successo?

Il Ministro non poteva immaginare che il Commissario Cotticelli avrebbe eliminato l’arto destro del Centro Regionale di Neurogenetica; ancora non poteva sapere che sarebbe anche arrivato il Covid-19. Una circostanza che ha aggravato, ancora di più, la situazione.

Quante possibilità ci sono, a questo punto, che il centro si salvi?

Non lo so quante possibilità ci sono, il Commissario Longo e il Direttore Generale Brancati hanno espresso la loro disponibilità a modificare il DCA 62, ma quando questo si realizzerà e come io non lo so. Mi auguro, solamente, che questo nostro obiettivo possa essere  tra le cose che loro desiderino fare prima possibile.

A che punto sono arrivate oggi le cure contro l’Alzheimer? Soprattutto, si è vicini ad una cura che porti alla guarigione definitiva del paziente?

Dovremmo essere vicini ad avere una cura per la malattia di Alzheimer. Il 7 Giugno la FDA (la Food and Drug Administration), l’ente americano che valuta l’immissione in commercio dei farmaci, deciderà se il farmaco, che in questo momento è in analisi, potrà essere immesso in commercio. Questo farmaco è biologico, ma potrà essere dato solo a pazienti che presentano segni  lievissimi, tanto lievi  che spesso non si rivolgono neanche al dottore per la visita. Non sappiamo ovviamente, nell’ipotesi che questo farmaco sia immesso in commercio, se possa essere una via per una guarigione, perché questo farmaco ha dimostrato di rallentare la malattia, ma non ci sono anni sufficienti di sperimentazione per capire cosa succederà a  lungo termine.

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