Arriva “Lo stivale spezzato”, il nuovo libro di Mimmo Nunnari

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“Lo Stivale spezzato. Superare la frattura Nord-Sud” è il nuovo libro di Mimmo Nunnari, da poco uscito in libreria. Il giornalista e scrittore calabrese analizza le cause del divario tra Nord e Sud del nostro paese, attraverso un’ottica originale che non deluderà i lettori. Il cardinale Matteo Maria Zuppi ha scritto: “Questo libro ci aiuta a credere che la frattura verrà ricomposta e a scegliere di mettere le basi perché questo avvenga”. Un libro, quindi, che esalta la speranza, scritto da chi vuole ricongiungere “Lo stivale spezzato”.

“Lo Stivale spezzato. Superare la frattura Nord-Sud”, San Paolo Edizioni, è il nuovo libro di Mimmo Nunnari, da poco uscito in libreria. Domenico Nunnari giornalista e docente universitario, da tempo analizza i motivi che hanno causato il profondo divario tra Nord e Sud del nostro paese. Lo stivale spezzato è il racconto di un fenomeno storico unico nell’Europa democratica. È la storia di due territori, il Nord e il Sud dell’Italia, divisi, rancorosi e lacerati all’interno della stessa nazione e sotto il manto garantista di una Costituzione comune. È la ricostruzione, anche alla luce dei dati più recenti, della storia della nascita della “questione meridionale”, vizio d’origine dell’Unità diventato permanente e in apparenza irrisolvibile. Lo scrittore propone una possibile via di soluzione, mettendosi in ascolto di tre voci autorevoli della Chiesa italiana di ieri e di oggi: il cardinale Carlo Maria Martini, che nel 1992 pronunciò parole profetiche, ancora oggi di grande attualità; il cardinale Marco Zuppi, arcivescovo di Bologna, portavoce della visione della Chiesa italiana posta nelle regioni più ricche e dinamiche del Paese e, infine, Monsignor Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli e pastore di una delle città più segnate dai forti contrasti economici, sociali e culturali del nostro meridione.

Ecco le risposte di Mimmo Nunnari alle nostre domande.

“Lo stivale spezzato”, perché questo titolo e perché questo libro?

Perché da più di un secolo e mezzo dall’Unità d’Italia l’immagine è questa, dello Stivale spezzato, di un Paese mai nato, di una nazione finita su un binario morto.

 Nel libro parli di lacerazioni e rancori, perché si è arrivati a questo stato e quando è iniziata questa divisione?

È iniziata quando il cantiere per costruire l’identità della nuova Italia, aperto nel 1861, si è aperto con una spaccatura e non si è mai chiuso, neppure dopo la liberazione dal nazifascismo e l’avvento della Repubblica. Ragione per cui, l’identità dell’Italia, è rimasta malcerta come all’inizio, spezzata, rivelandosi molto differente dalla patria sognata dai protagonisti del moto risorgimentale, o da quella vagheggiata da Alessandro Manzoni nel suo poema di ispirazione civile e patriottica “Marzo 1821”, scritto con “finitezza virgiliana” come dirà poi Giosuè Carducci. In quello scritto, il Gran Lombardo, lo scrittore che attraversò l’età napoleonica, la Restaurazione e il Risorgimento, spiegava che non sono i confini geografici, o le scelte politiche a fare di un territorio uno Stato, bensì l’esistenza di una popolazione che si riconosce nel patrimonio comune di tradizioni militari, culturali, linguistiche e religiose. La centralità del popolo, che era nell’idea romantica dei risorgimentali e anche di Alessandro Manzoni, che poi con “I Promessi sposi” patrocinò l’unità linguistica del Paese, resterà per sempre più un ideale che una realtà. Fin dall’inizio si sono sentiti più scricchiolii che rumori rassicuranti, dentro l’edificio realizzato faticosamente con la conquista dell’Unità. Siamo diventati italiani tutti assieme, al termine del processo unitario, ma non tutti alla stessa maniera e con la medesima idea di nazione che è qualcosa da edificare con sentimenti, passioni, ideali e scelte condivise, sommando diversità e differenze territoriali, tradizioni e culture, per poi armonizzarle fino a farle diventare ricchezza per tutti. L’aveva capito, tanti per restare sul terreno letterario, Giacomo Leopardi – il maggior poeta italiano dell’Ottocento – nel sostenere che all’Italia non mancava solo uno Stato, ma una società.. Società e patria, erano (e sono rimasti) concetti da inventare, quando nacque l’Italia, facendo sentire la voce dei vincitori da una parte e il silenzio dei vinti dall’altra parte. Quella frattura iniziale non si è mai ricomposta.

Secondo te, quali sono le soluzioni per superare questa distanza che, apparentemente, sembra insuperabile?

Guarda Rosalba, ti rispondo con le parole del cardinale Zuppi che ha scritto la prefazione del mio libro, facendomi un dono, un onore, perché lui è prete della Chiesa di Francesco, che sta con gli ultimi e li capisce gli ultimi, gli emarginati. Zuppi, dice che se lo stivale è spezzato e soprattutto se è rimasto spezzato non è un caso ma frutto di scelte miopi, di interessi che hanno distorto i mezzi, di approssimazione, di velleitarismo. Poi dice che l’unica via per sanare la frattura Nord Sud è la “riconciliazione” del Paese, partendo però dalla consapevolezza di quello che non ha funzionato, senza fingere, senza ipocrisie, senza fare in modo che “tutto cambi e niente cambi”. È necessario, ammonisce Zuppi, un deciso, consapevole, non opportunistico sforzo capace di connettere le forze buone, le risorse, di creare sistema per sconfiggere quello che di fatto rappresenta un sistema e chi trae dall’arretratezza convenienze. Non si può accettare un’ingiustizia evidente, che arriva addirittura a diversa speranza di vita tra Nord e Sud e che causa l’abbandono dei giovani. Ecco, non ci sono parole migliori di quelle del cardinale Zuppi per rispondere a questa tua domanda. Condivido tutto.

Il cardinale Matteo Maria Zuppi ha scritto, nella prefazione del libro: “Questo libro ci aiuta a credere che la frattura verrà ricomposta e a scegliere di mettere le basi perché questo avvenga”. Un libro, quindi, che esalta la speranza, scritto da chi vuole ricongiungere “Lo stivale spezzato”.