Bivongi: ponte chiuso da due anni e io protesto incatenandomi!

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 Il consigliere di minoranza di Bivongi, Nicola Lombardo si è incatenato sul Ponte del Progresso, chiuso da due anni con un’ordinanza del Sindaco.

Per un giorno intero Nicola Lombardo, consigliere di minoranza di Bivongi, si è incatenato sul Ponte del Progresso, chiuso da due anni con un’ordinanza del Sindaco, perché ritenuto pericolante per la pubblica incolumità, anche se non vi è perizia tecnica che lo attesti, per denunciare con una azione clamorosa e dimostrativa un “caso” tuttora irrisolto: il ponte taglia in due il paese e incombe sulle case, quasi tutte di nuova costruzione nel fondo Condoianni, ma nonostante ciò non vi è stato alcun intervento per renderlo agibile, semmai fosse pericolante e, con la messa in sicurezza definitiva, (e liberatoria per chi vi abita sotto…) ripristinarne l’agibilità e riaprirlo alla libera circolazione. Ma l’originale protesta di Lombardo, diffusa anche da altri organi di in formazione, ha trovato ascolto, attenzione da parte di chi di dovere (Città Metropolitana di Reggio in primis…)? “Macchè – risponde – nessuno si è fatto vivo, ha espresso solidarietà e vicinanza, e l’impegno a prendere a cuore la vicenda, solo il neo rieletto consigliere regionale Giacomo Crinò… Ho ricevuto un attestato di solidarietà anche da parte del suo collega Peppe Neri. Crinò mi ha, però, assicurato che sarà al mio fianco il prossimo due gennaio, quando, con un sit in, celebreremo di fatto il biennio della chiusura del ponte. Una vergogna per le istituzioni…”. Nicola Lombardo è particolarmente arrabbiato con il Presidente e il Consiglio della “cosiddetta” Città Metropolitana…  ”Ma Reggio – ribadisce – è molto distante da noi, cosa vuole che importi che nella lontanissima e periferica Bivongi un Ponte sia pericolante e costituisca una eventuale minaccia (ma ripeto, non esiste documentazione tecnicamente congrua a provarlo…Non vi sono, ed anche questo è un paradosso, atti ufficiali al di la e al di fuori della semplice ordinanza del Sindaco…”. Reggio, però dimentica, che a dare una mano nel capoluogo per la ricostruzione all’indomani dell’infausto terremoto del 1908 furono per primi gli artigiani bivongesi, e che i marmi di piazza Duomo e piazza De Nava provengono da questo territorio… Per questo, nel suo comprensibile “sfogo”, il consigliere comunale si “spinge” anche oltre: “Dovremmo cominciare a pensare ad una “Provincia greco-bizantina, che da Bova, Roghudi, Gallicianò, Locri, Caulonia e l’intera Vallata dello Stilaro, con Bivongi, Pazzano e Stilo arrivi a Monasterace. Abbiamo un passato storico da difendere che potrebbe diventare ricchezza per il futuro. Approfitto per rimproverare, sia pure molto amabilmente, l’amico Mimmo Lucano: quando è stato indicato tra le quaranta personalità del Pianeta più affluenti, avrebbe dovuto abbracciare e portare avanti la battaglia per riportare i Bronzi emersi dal mare di Riace mezzo secolo fa nel loro ambiente naturale, a Reggio, che all’epoca ce li sottrasse con un abile colpo di mano, non va a vederli più nessuno, se fossero invece ricollocati, per esempio, nella moderna e funzionale struttura museale di Monasterace Marina sarebbero attrattori per una straordinaria promozione turistica, ed economica di tutta la Locride e della auspicata futura provincia greco-bizantina…”.