Bronzi di Riace: festeggiamenti fuori sede

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In occasione del cinquantenario della scoperta dei Bronzi di Riace, troviamo aspre polemiche in riferimento al luogo che dovrà ospitare questo grande evento.

I Bronzi di Riace, patrimoni artistici che rendono fama e orgoglio alla Locride e all’intero territorio calabrese, compiono cinquanta anni dal giorno in cui sono stati riportati alla luce. Il momento in cui, questi due capolavori classici, hanno messo piede sul nostro territorio, suscitarono gioia ed emozione negli occhi di chi ha compreso l’importanza della ricchezza, rilasciataci dal nostro splendido mar Ionio. Una ricchezza che va ad aggiungersi al nostro, già immenso, patrimonio artistico, naturale e culturale. Per questi due magnifici esemplari di bellezza greca, sembra quasi un ritorno al passato. La Calabria, come tutti sappiamo, è stata una colonia della fiorente civiltà Achea e chissà che questo rinvenimento non possa rappresentare un omaggio che i nostri cari colonizzatori ci hanno lasciato. Sappiamo quanto fossero legati alla nostra terra, tanto da ribattezzarla “Magna Grecia”, quasi come a volerci integrare a tutti i costi all’interno della loro grande civiltà.  

Dopo questa breve premessa, possiamo introdurre la domanda che un po’ tutti si stanno ponendo in questi giorni: “Perché mai annunciare i festeggiamenti del cinquantenario dei Bronzi a Paestum?” Queste due imponenti sculture hanno ormai la cittadinanza calabrese e sono state da sempre esposte all’interno del Museo Nazionale di Reggio Calabria; chi mai avrebbe potuto immaginare che una celebrazione così importante fosse annunciata in Campania? L’artefice di tutto, a nostro malgrado, è proprio un nostro compaesano, Carmelo Malacrino, direttore della sede dove i Bronzi dimorano stabilmente. Non sappiamo quale rendiconto egli abbia ricevuto o riceverà ma, in ogni caso, rappresenta una svalutazione senza precedente del nostro territorio, il quale non può godere neanche delle bellezze che gli appartengono.

Umberto Galea