Catanzaro: la disfatta di questa anormarle e galeonica alleanza civica donatiana

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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sulle elezioni di Catanzaro del nostro caro amico Vincenzo Speziali

Si conclude questa campagna elettorale di Catanzaro, dove a perdere è certamente l’insolenza, la leggerezza, l’improvvisazione, la caparbietà, la malafede, l’arroganza e il dilettantismo, tanto per fermarci qua e non aggiungere chi è aduso al “servo encomio e codardo oltraggio” -scusandoci con il Manzoni se qualcuno di codesta compagnia non lo conosce, né lo ha studiato (a fronte della loro, notoria, scolarità precaria, i cui risultati si vedono…eccome si vedono!)- e senza sottolineare quante bugie, soggetti ben definiti e definibili, hanno propalato, alla città e ai loro simulacri partitici.

Uno degli esempi è Giovanni Merante (in base a cui, per ovvi motivi o da le dimissioni da Segretario Provinciale dell’UDC di Catanzaro o, sarebbe il caso di provvedere ad un immediato commissariamento, a fronte di manifesta incapacità, da me sempre riscontrata e non  nascosta), pur se i padri della disfatta di questa ‘anormarle e galeonica alleanza civica donatiana’ -la quale per me, sin dall’inizio, ho detto che mai avrebbe vinto, non solo per l’inesistente strutturazione politica dell’amabile e gradevolissimo Valerio Donato, ma pure per più di una discutibile compagnia che lo affiancava (e ieri sera l’ho ribadito a lui personalmente, durante un incontro televisivo, pur apprezzando il suo ‘fair play’).
In più, vi sarebbe un altro aspetto essenziale, ovvero il dare tutto per scontato e non rispettare la città, i cittadini, gli elettori e poi le storie personali di chi rappresenta -credibilmente- la politica, soprattutto quella vera e quella buona.
Tralascio i tentativi -non riusciti!- di farmi innervosire -e ai quali, patti chiari, replicherò, con stile (il mio stile!) a tempo debito e modo consono, ovviamente sulla scorta della personale formazione politica e legalitaria- ma avevo avvisato ‘urbi et orbi’ della certa ‘bancarotta fraudolenta’ (reato grave nel codice penale e ancor di più in politica!) a molti pseudoleaders autoctoni, i quali sono sembrati più che altro ‘avventisti del settimo giorno’ e dilettanti allo sbaraglio ( ma qui la Corrida di Corrado, c’entra come i cavoli a merenda, in quanto costoro erano ebbri di onnipotenza, tipica dello squibrium demens, poiché non sanno come sia difficile fare politica e guadagnarsi i ‘galloni’ sul campo).
Già, i sommi sacerdoti che con fastidio, tentavano di sminuire il sottoscritto, oggi si ritrovano come gli ubriachi che si appoggiano ai lampioni, alfine di sostenersi, dopo aver preso una sbronza per tentare di sopire o dimenticare i ‘dolori’!
La vittoria di Fiorita -a cui ho dato un sostegno pure a fronte di leggittma difesa politica e poi in maniera convinta, poiché era quella più seria e lui una persona perbene, moderata, di origine democristiana e non marxista dichiarato, differentemente al suo competitor, per di più sostenuto da un’affollata ed indefinita orgia, nella quale non si consumava alcuna ideologia, ma probabili interessucci di sopravvivenza e non so di cos’altro ancora- e la certa nuova rimodulazione dell’intero quadro politico, in Calabria e in Italia, mi induce a pensare e, principalmente, a consigliare, di rispettare antiche liturgie di buona creanza ed ossequio verso chi è la politica e chi rappresenta come me -senza crisi di identità e senza nessuna forma di incoerenza- la grande tradizione moderata e democristiana, quale elemento essenziale per la governabilità e in mancanza di tutto ciò, nessuno potrà vincere. Mai!
Al neo Sindaco di Catanzaro, quest’area che aggregheremmo darà un contributo e vedo pure quanto, finalmente, pure alcuni segretari regionali, di camuffate liste civiche sono diventati, giustamente, seppur tardivamente, ma pur sempre doverosamente, più cauti, anche rispetto ad amabilissimi e affettuosissimi bamboccioni (in procinto di coniugarsi matrimonialmente), i quali avrebbero dovuto per tempo e per rispetto delle cariche che ricoprono attualmente, non pubblicizzare dimissioni di massa, pure per evitare non solo l’atto sovversivo o l’insubordinazione civile, bensì e soprattutto, per evitare il ridicolo (di cui ormai non vi è limite incipiente).
Vincenzo Speziali