Dopo lo scontro in Consiglio del 9 ottobre e le dimissioni subito respinte, circolano indiscrezioni sulla fine dell’esperienza amministrativa di Cagliuso. E le questioni politiche poste dal vicesindaco restano senza risposta.
A Caulonia il clima politico resta incandescente dopo il Consiglio comunale del 9 ottobre. In paese circola con sempre più insistenza una voce: il sindaco Francesco Cagliuso avrebbe immediatamente respinto (per ora a voce) le dimissioni di Antonella Ierace e avrebbe intenzione, sotto il diktat di quest’ultima, di estromettere dall’amministrazione il vicesindaco Giovanni Maiolo. Per ora sono indiscrezioni. Ma se si concretizzassero, chiuderebbero in modo paradossale una vicenda nata su un terreno esclusivamente politico.
Al centro di tutto c’è il Kaulonia Tarantella Festival. L’edizione di quest’anno è stata organizzata dall’assessore Ierace in piena autonomia, ed è stata ancora Ierace a proporre la variazione di bilancio d’urgenza, la delibera di Giunta n. 369, che il Consiglio era chiamato a ratificare. Dentro c’erano, tra le altre voci, quasi 18 mila euro in più per il festival.
Un vicesindaco tenuto all’oscuro
Il passaggio forse più eloquente dell’intervento di Maiolo in aula riguarda proprio il festival. Il vicesindaco, che è anche assessore alla Cultura, ha raccontato di aver dovuto conoscere il programma del principale evento culturale del paese «dai giornali, dopo una conferenza stampa convocata dall’assessore Ierace, perché non c’è stata una sola riunione di maggioranza in cui si sia condiviso qualcosa del festival». Un’esclusione che, secondo Maiolo, non riguarda solo la tarantella: il vicesindaco lamenta di essere stato tenuto fuori anche dalle scelte relative alle altre deleghe dell’assessore, sulle quali la Giunta non sarebbe mai stata realmente coinvolta.
Fin dalle prime battute, del resto, l’intervento aveva un destinatario preciso. Maiolo ha esordito ricordando che il sindaco di Caulonia «si chiama Francesco Cagliuso», precisandolo «per chi, dentro la giunta, si sente sindaco senza esserlo».
Le domande rimaste senza risposta
Nel suo intervento, il vicesindaco ha messo sul tavolo una serie di questioni politiche precise.
- Le priorità di spesa. Da sei mesi, ha raccontato, chiede di asfaltare pochi metri di strada a Caulonia Marina, dove vivono decine di famiglie, e da sei mesi si sente rispondere che non ci sono soldi, anche se basterebbero poche centinaia di euro. Eppure per il festival sono comparsi 17.937,62 euro in più, quando c’erano già oltre 160 mila euro tra finanziamenti della Presidenza del Consiglio regionale, Città Metropolitana, progetto SAI e incassi di TOSAP e parcheggi. «L’assessore al bilancio non può dire che non ci sono soldi per le cose essenziali e poi trovarli per quelle superflue», ha detto, mentre «le fiumare sono invase dall’immondizia», il trasporto scolastico andrebbe rafforzato e «le strade sono un colabrodo».
- Una variazione “pacchetto”. La delibera 369 mette insieme cinque richieste di quattro settori diversi: un perito demaniale, le condotte dei nuovi stabilimenti balneari, carburante, fognature, bollette, rimborsi dei tributi e il festival. Così il Consiglio «o approva tutto, o respinge tutto», e un consigliere che volesse dire sì alle fognature e no ai soldi in più per il festival non può farlo. Un rilievo che, ha riconosciuto Maiolo, la minoranza aveva già sollevato in passato.
- L’urgenza come metodo. Per il festival l’urgenza si poteva capire, ma non per il perito demaniale o le pratiche del Fondo comuni marginali. «L’urgenza diventa il contenitore in cui si infila tutto, e il Consiglio ne prende atto a cose fatte», ha detto, ricordando che quella sera le variazioni urgenti da ratificare erano quattro, tutte approvate dalla Giunta in meno di un mese.
- La condivisione nella maggioranza. Il festival, secondo Maiolo, è un patrimonio del paese e proprio per questo va programmato insieme, per tempo e con i conti in ordine, non deciso da una sola assessora e poi portato in Consiglio a cose fatte.
Maiolo ha rivendicato di essersi rifiutato di votare in Giunta una delibera che ha definito «politicamente immorale»: nel verbale risulta assente, ha spiegato, perché non ha voluto votarla. E ha chiuso così: «Questa variazione, così come è stata costruita, è una vergogna. E voglio che sappiate che è una vergogna che non mi appartiene».
Le dimissioni e il silenzio sul merito
Il 13 ottobre Ierace ha protocollato le dimissioni, parlando di attacchi personali subiti in aula. La registrazione integrale della seduta è disponibile su YouTube, e chiunque può riascoltare l’intervento del vicesindaco: le sue critiche riguardavano atti, cifre, metodo e mancata condivisione. Su nessuna di queste questioni, però, è arrivata una risposta nel merito. Nessun attacco personale.
Il sindaco ha respinto le dimissioni e si appresta a rinominare Ierace assessore, confermandole le innumerevoli deleghe che già gestiva. Se le voci di questi giorni trovassero conferma, il passo successivo sarebbe rafforzarne il ruolo e mettere alla porta chi ha posto le domande. Sarebbe una scelta che darebbe ragione a Ierace senza che nessuno abbia risposto. E che darebbe un significato nuovo alla frase con cui Maiolo aveva aperto il suo intervento, su chi in Giunta «si sente sindaco senza esserlo». Viene da chiedersi chi decida davvero, oggi, a Caulonia.
Le prossime settimane diranno se si tratta solo di voci di corridoio o dell’inizio di una resa dei conti.

