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Che futuro per il sistema universitario calabrese?

Qui di seguito si propone l’attenzione sul drammatico calo delle immatricolazioni nelle università calabresi che si registrano negli ultimi vent’anni.

Galileo Violini

Due anni fa pubblicai suIl Quotidiano del Suduna nota – reperibile anche online su ResearchGate (https://www.researchgate.net/publication/373459955_Nuovi_studenti_in_calo_Il_sistema_attuale_non_e_sostenibile), nella quale richiamavo l’attenzione sul drammatico calo delle immatricolazioni nelle università calabresi registrato negli ultimi vent’anni.

L’analisi allora proposta confrontava periodi triennali, per evitare distorsioni legate a fluttuazioni annuali. In controtendenza rispetto a quel trend, nei due anni successivi le immatricolazioni all’Università della Calabria (Unical) sono aumentate. È stato sottolineato che, rispetto al 2019, l’aumento è stato del 23%.

Ma è sufficiente questa crescita per essere di buon auspicio per il futuro rettore?Metodologicamente, ritengo discutibile trarre conclusioni sullo stato di salute di un ateneo basandosi su un solo indicatore e su un periodo tanto ristretto. L’unica deduzione legittima è che, durante l’attuale rettorato, le immatricolazioni all’Unical sono aumentate.  Utilizzerò per questa mia analisi solo dati ufficiali forniti dal sito di statistiche del Ministero dell’Istruzione e del Merito. 

Anzi tutto, la rilevanza del dato menzionato é in parte mitigata da due considerazioni: 

  1. nello stesso periodo le immatricolazioni sono cresciute anche a livello nazionale (+13,8%);}
  2. una parte rilevante dell’incremento è dovuta all’aumento degli studenti stranieri, tema complesso che affronterò in un prossimo articolo.

Esiste però un altro indicatore che dovrebbe destare seria preoccupazione, sia all’Unical che, ancor più, a livello dell’intero sistema universitario calabrese, l’andamento degli iscritti nelle università calabresi dal 2000 ad oggi.

Questo grafico mostra l’evoluzione degli iscritti a partire dal 2000, quando le immatricolazioni all’Unical erano circa 6.000, e nelle altre due università (Catanzaro e Reggio Calabria) circa 4.500 in totale.

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Il numero di iscritti è cresciuto fino all’ultimo anno del rettorato Latorre, per poi iniziare una flessione che si è accentuata durante il rettorato Crisci, con una media di 1.094 iscritti in meno ogni anno. Anche nel periodo del rettorato Leone la decrescita è proseguita, sebbene in misura più contenuta (395 in meno all’anno), probabilmente grazie all’aumento delle immatricolazioni el’apertura di nuovi corsi di laurea, tra cui si segnala naturalmente quello di Medicina e Tecnoloie Digitali.

Le altre due università calabresi hanno mostrato andamenti diversi nei due periodi:

  • Nel primo periodo, Catanzaro, pur mantenendo una certa stabilità, ha registrato un piccolo calo, mentre Reggio Calabria si è mantenuta stabile, con una lieve tendenza negativa a partire dal 2008. Entrambe hanno contribuito, con attorno ai 10.000 iscritti, ad assicurare alla regione una media di circa 55.000 iscritti all’anno.
  • Nel periodo successivo, Catanzaro è rimasta stabile (intorno agli 11.000 iscritti), mentre la Mediterranea di Reggio Calabria ha accelerato la sua discesa, stabilizzandosi poco al di sotto dei 5.000 iscritti.

Nel complesso, la regione è andata diminuendo, fino ad assestarsi, intorno al 2020, in una media di circa 40.000 iscritti all’anno, una cifra che, secondo la classificazione CENSIS, colloca il sistema calabrese tra le “grandi università”. Questo potrebbe suggerire l’opportunità di un accorpamento tra i tre atenei.

In questo contesto conviene contestualizzare i dati esposti, facendo riferimento ai trend demografici e alle dinamiche nazionali delle iscrizioni universitarie. Per quanto riguarda la correlazione con i dati demografici, é ragionevole considerare, per ogni anno accademico, le coorti nate diciannove anni prima. Inoltre una nota é d’obbligo. I dati demografici italiani includono ovviamente la nascita di numerosi “non-italiani”. Culturalmente, appartengono al bacino dei sono potenziali iscritti delle nostre università, ma lo saranno? 

Il periodo di crescita dell’Unical, e quindi del sistema universitario calabrese, coincide con una fase di lieve crisi demografica nazionale (riduzione delle nascite di circa il 10% tra il 1981 e il 1987), seguita da un periodo di relativa stabilità intorno ai 560.000 nati/anno fino al 2008 (quando furono 569.306). Da quell’anno, però, la decrescita è stata costante, fino a raggiungere circa 370.000 nati nel 2024.

Siamo quindi alla vigilia di un periodo di vacche magre che si estenderá almeno fino alla metá degli anni ’40. Concretamente, Il bacino di potenziali iscritti che l’eligendo rettore ell’UNICAL avrá nel suo ultimo anno di rettorato sará il 12% minore dell’attuale.

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C’é nonostante tutto spazio per una crescita degli iscritti? Questo grafico relativo ai dati nazionali parrebbe mostrarlo. Tuttavia, sarebbe ingenuo sottovalutare l’impatto delle università telematiche su questo dato. Negli ultimi dieci anni, queste hanno quintuplicato i propri iscritti, arrivando oggi a poco meno di 300.000 studenti, e questo spiega quasi l’80% dell’aumento complessivo delle iscrizioni che si puó osservare nel grafico.

Quale futuro per l’università calabrese?

Come scrivevo due anni fa, vedo tre strade possibili:

  1. Recuperare gli studenti calabresi che studiano fuori regione.
    La direzione indicata da Leone per l’Unical, puntare sulla qualità, è giusta. Ma l’emigrazione studentesca non è causata da una sottovalutazione della qualità dell’offerta formativa, bensì riflette il divario di opportunità lavorative. Poco serve dire che chi si laurea all’Unical trova rapidamente, o in alta percentuale, lavoro, se poi molti lo trovano in un call center. È la politica locale e nazionale, insieme al mondo imprenditoriale, a dover creare condizioni che rendano attrattivo studiare (e restare) in Calabria.
  2. Internazionalizzare.
    Tornerò su questo tema, ma è evidente che servono politiche mirate e stabili. Diverse relazioni sono state abbandonate: con l’Indonesia (iniziativa di Latorre e mia), il Vietnam (Crisci e D’Ignazio), l’Argentina, l’Ecuador (si pensi alle due o tre centinaia di studenti provenienti da Riobamba, cittá si soli 260000 abitanti), l’Albania e il Kosovo (l’Unical fu riferimento nella Conferenza sulle relazioni ell’Italia con i Balcani di dieci anni fa, grazie soprattutto al suo decano attuale, Francesco Altimari). Nel 2023/24, solo 4 immatricolati all’Unical provenivano da questi Paesi, anche se il sistema ministeriale potrebbe non rilevare chi accede direttamente alla magistrale.
  3. Accorpare le università.
    Superare campanilismi e legittime ambizioni personali è difficile, ma necessario. In altre regioni lo si sta già facendo: a Bari, per esempio, l’Università Aldo Moro e il Politecnico hanno istituito un dipartimento di Fisica interateneo. Fin troppo ovvio come la struttura delle nostre tre università permetterebbe azioni di questo genere e come si potrebbe anche snellire l’amministrazione. 
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