Col recente blackout Zuck perde 6 miliardi  e noi i riferimenti…

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“Hello lite rally everyone” in questa frase, che ha raccolto 2.4 milioni di like in poche ore, Twitter ha sintetizzato la giornata del 4 ottobre, in cui per alcune ore Facebook è scomparso da Internet e dalle nostre vite. Tutte le app del colosso di Menlo Park, infatti, hanno smesso di funzionare e sono rimaste inaccessibili, sbattendoci in faccia quanto sia fragile l’equilibrio creato dalle grandi multinazionali del Tech

Carlo Maria Muscolo

“Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger stanno tornando online ora. Ci scusiamo per l’interruzione di oggi: so quanto fate affidamento sui nostri servizi per restare connessi con le persone a cui tenete”.

Con questo post, Mark Zuckerberg si è scusato per il blackout che dal pomeriggio del 4 ottobre ha riguardato tutte le app della piattaforma social, per oltre sei ore.

Una modifica errata alla configurazione dei router. Questa la giustificazione data dalla stessa Facebook sul blog senza aggiungere altri particolari. “Ci scusiamo per la vasta comunità di persone e aziende di tutto il mondo che si affidano a noi”, ha twittato il team del social.

Secondo Bloomberg Billionaires Index, il down in termini di valore delle azioni è costato 6,11 miliardi di dollari (5,26 miliardi di euro). La fortuna complessiva del fondatore è, infatti, calata a 122 miliardi di dollari (105,039 miliardi di euro) rispetto alla sessione precedente.

Il fondatore di Facebook ha così perso una posizione nella classifica delle persone più ricche del mondo e ora è quinto, appena dietro Bill Gates, Bernard Arnault, Jeff Bezos e ElonMusk, che è in cima alla lista.

“Hello lite rally everyone”, in questa frase che ha raccolto 2.4 milioni di like in poche ore, Twitter ha sintetizzato la giornata del 4 ottobre. Per alcune ore Facebook è scomparso da Internet e dalle nostre vite. Tutte le app del colosso di Menlo Park hanno smesso di funzionare e sono rimaste inaccessibili, sbattendoci in faccia quanto sia fragile l’equilibrio creato dalle grandi multinazionali del Tech. Tre miliardi e mezzo di persone, quasi metà della popolazione mondiale, usano Facebook, Whatsapp, Instagram per comunicare con amici e familiari, per guadagnare, distribuire messaggi politici, espandere le proprie attività attraverso la pubblicità e la divulgazione. E non lo hanno potuto fare. Il blackout ha evidenziato la fragilità del sistema creato da Facebook.

Lo usiamo anche per accedere  a molte app, basti pensare ai siti Web di shopping o le smart TV, ai termostati e agli altri dispositivi connessi a Internet.

In Italia per esempio il “down” si è abbattuto sulle elezioni amministrative, politici, giornali ed elettori hanno usato solo la tv e i giornali online per informarsi, niente social. Ma per capire quanto l’impatto abbia riguardato soprattutto chi lo usa dobbiamo guardare a paesi come il Brasile, il Myanmar e l’India, dove Facebook è addirittura sinonimo di Internet. Qui l’impatto è stato notevole.

Il vicepresidente delle infrastrutture di Facebook,  Santosh Janardhan, ha spiegato in un post che il blackout mondiale è stato provocato da modifiche alla configurazione dei router, che coordinano il traffico di rete tra i suoi centri dati. “Questa interruzione del traffico di rete ha avuto un effetto a cascata sul modo in cui comunicano i nostri centri dati, bloccando i nostri servizi”. E il blackout mondiale è già storia. Esattamente come lo sono quelli del 19 marzo 2020 e del marzo 2019, con un record di 14 ore di stop per le applicazioni.

Problemi tecnici a parte, quello che questo “down” ha messo in evidenza è la nostra dipendenza dal mondo creato da Zuckerberg. L’effetto domino che si è creato ha mandato in tilt il nostro mondo, le nostre relazioni, il nostro lavoro.

È stato scritto: “Il web non è solo fragile; è del tutto effimero. Otteniamo un falso senso di permanenza da questi giganti della tecnologia in piattaforme chiuse. Ma la verità è che nulla dura online e tutto decade continuamente. L’interruzione di oggi è sicuramente un promemoria di quanto Facebook possiede Internet. Ma Facebook è molto più una minaccia per la democrazia e per l’umanità quando è online che quando è spento”.

E come se non bastassero i problemi informatici l’ex product manager Frances Haugen, ha dichiarato: “Facebook nella sua attuale forma è pericolosa, pone una minaccia alla democrazia”.

La Haugen è una veterana del settore, quindi ne conosce le dinamiche, perché ha rincarato la dose di accuse fatte qualche giorno prima davanti alla tv e soprattutto, perché le ha ripetute davanti al Senato, dove martedì 5 ottobre è stata chiamata a testimoniare.

Al banco degli imputati è presente anche Instagram, sempre di Zuckenberg, accusato di danneggiare la salute mentale delle adolescenti aggravando la percezione del loro corpo. “C’erano conflitti di interesse tra ciò che è buono per il pubblico e ciò che è buono per Facebook, continua l’ex dirigente. E Facebook, ancora una volta, ha scelto di ottimizzare i suoi interessi, come il fare più soldi”

La manager contesta alla società di anteporre il profitto e lo sviluppo alla sicurezza, ingannando il pubblico e gli investitori, tanto che ha presentato ben otto denunce alla Sec, l’equivalente americana dell’italiana Consob. A rischio per la società è il rapporto con il Congresso, che da anni discute di come limitare lo strapotere e la crescente influenza di Big Tech, ma anche quello con il pubblico, che è la vera linfa dei social.

Verrebbe da dire “Facebook è nei guai, ma anche noi non ce la passiamo molto bene”….