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lunedì, Luglio 22, 2024
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Convivere sulla stessa Terra!

Francesco Martino riflette su come dovrebbe essere la convivenza tra i popoli del pianeta e su quanto le guerre siano, per loro stessa natura, atti assurdi

 

In un mondo globalizzato, con merci che arrivano in un baleno da un deposito distante centinaia di km, oppure in qualche giorno da un altro continente, assistere a impotenti a guerre di religione, se non a guerre per il possesso di terre, abitate da altri, mi sembra un nonsenso.

Sarà che faccio parte, per fortuna, di una generazione che aveva gli stessi ideali per un mondo di pace e d’amore, ma non riesco a capire perché ci si scanna continuamente.

Eravamo internazionalisti e combattevamo con i popoli che volevano liberarsi dal giogo delle superpotenze, fossero gli USA che dominavano il sud-est asiatico e il Sud America, che consideravano il loro giardino di casa.

Combattevamo anche contro l’URSS, altra superpotenza in un modo bipolare, che dominava nell’est europeo.

Assistevamo impotenti all’invasione dei carri armati russi della Cecoslovacchia e solidarizzavamo con chi si opponeva, ma gioivamo quando il Vietnam sconfisse gli USA, perché significava il diritto dei popoli di avere un loro territorio.

Ma adesso il mondo è cambiato, tra migrazioni, cambi climatici e spopolamento di paesi senza prospettive, da cui le barche che attraversano i mari, oppure i confini degli Stati in Europa o in America, sono la dimostrazione plastica che i muri statali debbono crollare.

Concetti di altre epoche, che si scontrano con la condivisione, che le giovani generazioni, ormai attuano, studiando nelle stesse università, ascoltando musiche di artisti sparsi nel mondo, si parlano giornalmente in videochat, si scambiano filmati, foto ed emozioni e spesso guardano in diretta streaming le notizie, gli spettacoli, gli sport.

E’ possibile che, ancora, ci siano gruppi religiosi, non religioni, che pensano che il loro Dio, Messia o come lo chiamano, sia il depositario della verità assoluta.

E’ possibile, che non ci si possa stare insieme sulla stessa terra, intesa come territorio, a condividere le esperienze, anche a pregare in due chiese, moschee o templi nella stessa città?

E’ possibile che ci siano “popoli”, che, da anni, non riescano a trovare una collocazione geografica, dove sentirsi protetti e non esposti all’attacco di altri?

Alcuni, anche sotto l’ispirazione di un credo religioso, ritengano che quel suol, sia stato destinato solo a loro e non ad altri?

Guerre tra stati per un pezzo di terra, guerre tra popolazioni di culture e tradizioni diverse, che abitano gli stessi luoghi e l’umanità che rischia l’implosione nucleare o una terza guerra mondiale.

In questi giorni, assistiamo dopo il dramma creato dall’invasione russa, e centinaia di migliaia di morti dei due fronti, anche l’eccidio di Hamas di giovani israeliani e la risposta violenta del governo di Israele, che ha messo a fuoco e fiamme, la striscia di Gaza.

Qualche giorno prima, migliaia di donne palestinesi e israeliane avevano marciato insieme, per chiedere che si trovasse una soluzione a questo dramma, che estremisti delle due parti (coloni israeliani e estremisti musulmani) tendono a perpetuare perennemente.

Non vogliono più assistere inermi alla morte dei loro figli, ma anche di loro stessi, gli uni che vivono con la paura di attacchi, gli altri confinati in una striscia, che alcuni definiscono una prigione a cielo aperto, da decine di anni.

Non sarebbe ora che invece di pensare a due popoli in due stati, che poi continuerebbero ad ammazzarsi, ad un’unica terra da condividere.

La popolazione araba in Israele ha superato il 20% del paese, verrà espulsa se si crea uno stato di soli ebrei, a cui sembrano tendere gli estremisti religiosi israeliani?

La Palestina è la terra dove si sviluppò il giudaismo, da cui nacque il cristianesimo, che diede origine all’Islam. Dovrebbe essere un luogo di convivenza tra popoli e religioni e invece assistiamo a guerre.

L’Utopia di convivenza sembra assurda, ma nel mondo attuale, dobbiamo ancora pensare che creare altri stati, in cui ogni “popolo” si racchiuda a difendersi dalla contaminazione culturale, religiosa, sia la soluzione? La Terra è di tutti!

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