Dalla Riviera all’Huffington Post: la bella storia di Giuseppe Colombo

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“Era un sabato del febbraio del 1999, quando mi presentai a La Riviera per proporre il mio primo pezzo”… Da allora Giuseppe Colombo, nato e cresciuto a Roccella Ionica, di strada ne ha fatta, diventando giornalista esperto di economia e finanza all’ Huffington Post.

Questa settimana riprendo la serie delle interviste alle nostre migliori menti in giro per il mondo ad esprimere grandi professionalità.

In questo numero racconto la storia di Giuseppe Colombo, che dopo i primi 18 anni vissuti a Roccella Jonica si trasferisce a Roma, dove frequenta il corso di Scienze della Comunicazione all’Università La Sapienza. Laureato con una tesi sulle telestreet, le televisioni di strada che hanno replicato il modello delle radio libere, si iscrive nel 2005 alla Scuola di specializzazione in giornalismo della Luiss Guido Carli. Due stage (uno al Gr2 della Rai, l’altro presso la sede Ansa di Bruxelles) e poi il conseguimento del titolo di giornalista professionista. Dopo una parentesi nel settore dell’ufficio stampa presso la Regione Lazio, ritorna al giornalismo come redattore economico dell’agenzia stampa LaPresse. A novembre 2015 arriva a Huffington Post, dove lavora ancora oggi come giornalista esperto di economia e finanza.

Che ricordi hai del tuo inizio e che importanza ha avuto La Riviera?

 Le due cose coincidono. Era un sabato del febbraio del 1999 quando mi presentai a La Riviera per proporre il mio primo pezzo. Tornai la settimana dopo con un floppy disk bianco in mano: dentro c’erano 50 righe su uno dei temi politici più in vetrina in quel periodo. Dopo qualche settimana fu Rosario Condarcuri, insieme ad Ettore Macrì, a propormi di scrivere per una rubrica inedita, intitolata “I calabresi a Roma”. Giravo per Roma alla ricerca di calabresi di successo, alcune storie mi rimasero impresse. La prima fu quella dell’ex Ragioniere Generale dello Stato Andrea Monorchio: durante l’intervista svelò un attaccamento alla Calabria che andava ben oltre la dimensione della nostalgia. Un uomo carismatico, ironico, mentre parlavamo giocava in continuazione con una pallina anti-stress. La seconda è l’esperienza di un sacerdote mariano: non ricordo benissimo i dettagli, ma rimasi colpito dalla profondità della sua analisi.

Quanto incidono le tue radici nel tuo successo professionale?

Moltissimo. Non tanto per quello che per molti rappresenta la Calabria, cioè una terra che ti forma al riscatto. Credo che la volontà e la caparbietà siano elementi che non hanno molto a che fare con le nostre radici: indubbiamente possono giocare un ruolo, ma non decisivo. Alle mie radici devo invece la spinta a una sana curiosità, uno degli ingredienti principali per il giornalista. Spesso si parla della Calabria come una terra di pettegolezzi e di inciuci: è vero, ma in parte. Credo che molti, soprattutto tra le nuove generazioni, abbiano saputo incanalare meglio un’attenzione che significa apertura, confronto, appunto una sana curiosità.

Ci spieghi l’importanza dei tuoi studi, quanto hanno orientato le tue scelte?

Lo dico senza troppi fronzoli: il mio percorso di studio ha contribuito in minima parte al mio percorso professionale. Potessi tornare indietro sceglierei Scienze politiche o comunque una facoltà meno selettiva. Sicuramente l’università mi ha fornito gli strumenti per orientarmi nel mondo del giornalismo, ma fare il giornalista è un’altra cosa. È un lavoro formativo continuo, non solo per la natura delle notizie: ogni giorno sei chiamato a riequilibrare i fattori chiave che sono la volontà, la capacità di analisi, la scrittura, la sintesi. Esistono anche i cosiddetti trucchetti del mestiere, ma sono un convinto sostenitore del fatto che se uno di questi fattori non ingrana, allora l’articolo ne risente.

Cosa farai da grande? Che programmi hai?

 Sicuramente un libro. Per anni ho coltivato l’ambizione di scrivere qualcosa di molto distante dal mio lavoro: un romanzo, sicuramente non d’amore, ma comunque qualcosa di soggettivo o quantomeno lontano dalla scrittura giornalistica. Negli ultimi mesi ho cambiato idea. Mi piacciono molto i temi legati al lavoro: sto cercando una storia che incroci la teoria alla concretezza di una storia di un’impresa e dei suoi lavoratori.

In bocca al lupo Giuseppe, ti auguriamo i migliori successi!

Carlo Maria Muscolo