Dopo la manifestazione sindacale del 26 luglio a colloquio con Cesare De Leo

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La grande manifestazione sindacale per la Locride, la Calabria e il Sud (Siderno, Piazza Portosalvo, 26 luglio u.s.), ha offerto spunti notevoli di impegno ai nostri amministratori locali. Noi non ce ne siamo dimenticati, e a distanza di due mesi torniamo a fare da “pungolo” per alimentare il dibattito ed il confronto. Ed a questo proposito abbiamo pensato di rivolgere cinque domande a Cesare De Leo, sindaco di Monasterace.

Una recentissima indagine sulle prospettive di sviluppo sostenibile del Sud alla luce delle ingenti risorse finanziarie messe a disposizione dal PNRR redatta dal Direttore Generale del centro studi della camera di commercio accende un faro sul “misterioso enigma…quando si parla di sviluppo sostenibile…al Sud”. Dopo un attento excursus sulla questione meridionale, l’autore conclude affermando che l’enorme massa finanziaria disponibile per lo sviluppo è più che sufficiente (213 Miliardi nel quinquennio) alla condizione che le risorse siano indirizzate verso progetti in grado di “colmare gli ancora forti gap di produttività ma senza l’accumulazione di una buona dose di capitale civico e di efficienza ed efficacia istituzionale” non ci saranno effetti duraturi per le prossime generazioni. Condivide questa analisi?

I fondi aggiuntivi europei per la ripresa potrebbero rappresentare un’occasione unica per colmare il divario che esiste tra nord e sud con riferimento a sviluppo, produzione e occupazione. C’è da considerare, però, che le risorse destinate al Sud appaiono insufficienti per superare il gap storico. Investire risorse consistenti nel Sud mette in moto un processo che ha come risultato di creare anche maggiore occupazione e produzione nel resto di Italia e, nel contempo, rafforza lo sviluppo territoriale e colma il gap in settori infrastrutturali, produttivi e occupazionali. Lo stanziamento di maggiori fondi per il sud deve essere accompagnato dalla definizione di obiettivi concreti da raggiungere nei settori della produttività e della occupazione. Il nuovo piano di investimenti se viene calato nell’attuale struttura amministrativa non consente di raggiungere gli obiettivi prefissati poiché l’esperienza pregressa ci dimostra quanto difficile sia raggiungere livelli di spesa in linea con la dotazione dei fondi europei assegnati al Sud. Per invertire la tendenza si richiedono interventi nella struttura organizzativa della P.A. con profonde modifiche tali da innescare un processo di accelerazione della spesa per rispettare i tempi fissati nel PNRR sotto l’occhio vigile e attento della Commissione Europea. L’iniziativa del governo Draghi di rendere possibili nuove assunzioni a tempo determinato finalizzate alla realizzazione dei progetti finanziati dal PNRR costituisce un supporto che può rivelarsi utile, ma non del tutto sufficiente. La crescita del 3% del PIL da raggiungere in sei anni, come previsto dal piano, per colmare il divario tra il Meridione e il resto del paese è un obiettivo difficilmente raggiungibile, se si considera che negli ultimi 12 anni nel Sud vi è stata una caduta del PIL di tale grandezza da non poter essere recuperata con le risorse previste, anche per la ragione che gli investimenti pubblici al Sud favoriscono in misura rilevante i sistemi produttivi “fornitori” del Centro-Nord. Vi è tuttavia la ragionevole speranza che questa volta il divario se non colmato possa essere accorciato, dato che si è fatta strada in larghi settori dell’opinione pubblica e nella classe che ci governa che “L’Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà”. A questo proposito mi piace richiamare il pensiero del Presidente Mattarella che ha voluto rimarcare come il persistere del divario tra Nord e Sud non danneggia solo le comunità meridionali ma l’intero Paese,” frenato nelle sue potenzialità di sviluppo”.

Quali iniziative hanno intrapreso o hanno in corso le istituzioni locali per convogliare le risorse verso progetti strategici per lo sviluppo?

Non mi pare che le istituzioni locali siano particolarmente attive in questo frangente storico tanto da distinguersi per la capacità di proporre soluzioni progettuali appropriate e rispondenti alla finalità dello sviluppo. Attribuisco questa difficoltà alla inadeguatezza della classe dirigente regionale, che in passato non ha utilizzato al meglio le notevoli risorse assegnate dall’Europa.

Con quali strumenti le istituzioni locali possono concorrere al recupero del gap di produttività che condannano la nostra regione al più basso utilizzo dei fondi europei?

È un compito molto arduo per i Comuni cimentarsi in questa impresa di programmazione che richiede professionalità e competenze di cui non dispongono. Ci sono forze sociali e imprenditoriali da noi che possono determinare il cambiamento, poiché hanno dimostrato capacità di innovazione, mettendo in moto processi virtuosi che hanno reso possibile una elevata produttività. Ci sono da noi potenziali di crescita che necessitano di essere resi attivi per creare opportunità di lavoro soprattutto per i giovani e per le donne.

Se dovesse indicare quattro concrete azioni strategiche sulle quali indirizzare i fondi del PNRR, cosa proporrebbe?

Le azioni strategiche verso le quali indirizzare le risorse, a mio parere, sono le seguenti: sanità, digitalizzazione, infrastrutture stradali e ferroviarie, scuola.

Come pensa che le istituzioni locali possano fare squadra e con chi?

Le istituzioni locali possono fare squadra con la classe imprenditoriale, soprattutto con quella del settore turistico.

Cesare De Leo

sindaco di Monasterace