Due atleti calabresi ai Campionati Nazionali di Karate. L’intervista a Francesco Veltri

Torna a rivivere il karate in Calabria che, dall’inizio della pandemia dovuta al Covid, aveva visto bloccate tutte le competizioni.

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Francesco Veltri
(Francesco Veltri, insegnante tecnico e presidente dell’Accademia karate Lamezia - Foto: Salvatore Suriano)

La prima gara regionale di karate, svoltasi a San Marco Argentano, è stata una valida occasione per la ripresa dell’attività agonistica del nostro territorio, ferma da febbraio 2020.

Ne parliamo con Francesco Veltri, insegnante tecnico e presidente dell’Accademia karate Lamezia, che ha portato due atleti (Emanuel Lestingi e Daniele Renda) ai Campionati Nazionali Fijlkam, specialità Kata, che si sono svolti al Palapellicone di Ostia Lido (Roma) dal 9 all’11 luglio.

Era la prima gara regionale dall’inizio della crisi dovuta al COVID. Com’è stato ritrovarsi per una competizione sul tatami?

Il primo scoglio è stato il controllo relative alle norme Covid, a cui quasi tutti non sono preparati (un tampone il venerdì più uno il giorno della gara, ndr) per creare la bolla per lo svolgimento della gara. Per i più giovani soprattutto è stato abbastanza impattante, considerato che alla prima gara in assoluto lo cosa che ti aspetti è di avere il pubblico che ti sostiene, seguire le gare dei tuoi compagni e sostenerli, cosa che in questo caso non era possibile. Diverso il discorso per i più grandi che invece avevano una grande voglia di tornare a respirare l’aria della competizione. L’emozione era tanta ma si leggeva negli occhi dei ragazzi la gravità del momento. Ci tengo comunque a precisare che l’organizzazione è stata perfetta: tanto sul lato dei controlli sanitaria quanto dal lato logistico nella presenza all’interno del palazzetto.

Due atleti sono qualificati per i Campionati Nazionali Fijlkam, specialità Kata. Ci spieghi quali sono le peculiarità della disciplina e quali sono le prospettive dei due atleti?

Il karate è diviso in due specialità: le forme (il Kata) e il combattimento (il Kumite). Nel Kata, che è di fatto una simulazione di un combattimento, viene esaltata la tecnica e la parte artistica di questo sport, un pò come avviene nei tuffi nel caso del nuoto o nella ginnastica artistica. Ci sono diversi stili che si sono evoluti nel tempo a seconda della scuola di riferimento. La qualità dell’esibizione porta ad ottenere un punteggio che viene utilizzato per decidere chi passa i vari step fino alla finale.

La qualificazione dei ragazzi ai campionati nazionali è stata in realtà la cosa più importante per dei ragazzi che in questo periodo si sono dovuti allenare lontani dal tatami a causa delle restrizioni legate alla pandemia, nonostante i permessi del CONI per gli agonisti nel secondo lockdown. Emanuel Lestingi è all’ultima gara perché arrivato ai limiti anagrafici della propria categoria (Seniores, 18-35 anni), si è sempre qualificato negli ultimi otto anni e nonostante la presenza di atleti più giovani e riuscito ancora a strappare il pass nazionale. Daniele Renda invece è un’atleta di prospettiva che si è confermato come campione regionale nella categoria superiore, e sta partecipando a tante gare interregionali con profitto; visto, l’alto livello di competizione, è già ottimo incamerare esperienza a livello nazionale.

C’è una variabile psicologica in un torneo come questo che sul tatami può mettere più in difficoltà un atleta dopo questo lungo stop?

Assolutamente. Nell’ambito degli sport da combattimento la focalizzazione su questo fattore, unito al contesto sociale, può essere determinante per arrivare in fondo a queste competizioni. Ad esempio nell’ambito di un seminario della nazionale giovanile, svolto nello scorso autunno, mi sono reso conto che gli atleti campani, a parità di stop dell’attività, avessero comunque la cosiddetta “marcia in più” rispetto ai karateka delle altre regioni.

Nell’ultimo anno ci sono state diverse serie TV sull’argomento. Hanno dato impulso alla vostra attività o sono in antitesi con ciò che viene insegnato?

Prendiamo il lato positivo di questa onda in qualità di input per i ragazzi che poi vogliono praticare questo sport. Le sceneggiature sono poi ovviamente in antitesi con la realtà del mondo sportivo. I valori che si condividono sul tatami, il rispetto del gioco e l’aspetto educativo, sono infatti tutta un’altra cosa.

Quale ruolo riveste il Karate nel contesto sociale calabrese?

Probabilmente non è sufficientemente evidenziata l’importanza dello sport nel nostro territorio. La storia del karate in Calabria parte infatti dagli anni Settanta facendo poi enormi passi in avanti in termini di organizzazione, per arrivare ad affermarsi come sport e non come semplice corollario da film. Attualmente ci sono dirigenti che hanno svolto un ottimo lavoro e il movimento è in crescita aiutato dal fascino esercitato dalle arti orientali e dalla spettacolarizzazione delle attività che vengono proposte.