È tornata la nonna amante dell’amore, e i pettegoli sono in estasi: nel rione ha appena avuto inizio il party “malelingue&pregiudizi”

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Susy ha voglia di provare emozioni, di innamorarsi nonostante secondo tanti a settant’anni non sia più tempo di giovani amanti e di vita, ma sia il momento per le ricette di tradizione. Ecco la sua storia un po’ camuffata e l’affetto di quel bambino a cui ha fatto amare la Juve di Bettega

Si consiglia, per chi soffre di pulsazioni puritane,  l’ascolto in sottofondo della Stagione dell’amore di Franco Battiato.

Ed ecco l’estate d’agosto, e da Monza, senza essere mai stata monaca, è appena giunta la Susy. Settant’anni tondi tondi portati benissimo nella verace  Brianza, dove a differenza che qui da noi, le salsicce le maturano ancora al naturale, nella penombra della commedia sexy all’Italiana, mica nei frigoriferi della castità cerebrale.

Che bella che è la Susy. La adoro dall’anno dei mondiali in Argentina (1978) per la sua voglia di provare emozioni, di innamorarsi tutti i santi giorni e perché, questa è la verità, mi ha fatto tifare per la Juve di Bettega, il suo Simon Le Bon.

L’anno scorso stava con uno di 47 anni (22 giri più giovane) che  aveva rubato con esperienza e mestiere, grazie anche alla sua quinta abbondante e 1400 euro di pensione, alla migliore amica di sua cugina. Quest’ultima l’ha sempre temuta come una lucciola rossa di Belzebù perennemente “assatanata di masculi, mancu li cani”.

Dopo un lungo litigio, hanno fatto pace. Avevano litigato – mi ha raccontato la Susy – a causa di un abito esplosivo a tubino con la schiena scoperta e senza maniche, di stoffa metallica, che tanti anni fa aveva indossato proprio al matrimonio di questa sua abbottonata parente, mettendola in secondo piano anche nel giorno più importante della vita.

La mia Susy non si può spiegare con il pregiudizio di chi crede che la vecchiaia sia solo badare ai nipoti e ricette della tradizione. La mia meravigliosa Susy quando ha una gita fuori porta, un weekend tutto per sé, una sera d’estate è come la red bull: mette le ali. Lei è letteratura, l’Isidora della “scopata senza cerniera” quarant’anni dopo. Spregiudicata e libera di vivere fino all’ultimo istante la gioia della sua natura.

A nipoti ha dato ospitalità e gettoni. Puntualmente ogni mese, da quando sono venuti al mondo. Ma dall’anno scorso non la salutano più.

Per via della relazione con l’uomo più giovane, volando basso all’uso calabrese, i parenti hanno impollinato nipote e malelingue del rione con la morale di uno sciame di Ape Maia scandalizzate dal peccato (mortacci sua).

Pensavo non tornasse più dopo quel dito che le hanno puntato contro decine di mani immacolate solo alla luce del giorno. Ma la notte, ma la notte?

Ricordò come mi guardò l’anno scorso pochi istanti prima della partenza. Stava da sola, con una grande valigia, era in attesa di un taxi.

«Ti potevo accompagnare io» le dissi.

«Dalla De Filippi dovresti accompagnarmi, a Uomini e Donne over » mi rispose con un sorriso amaro. Poi disse qualcos’altro di incomprensibile. S’era commossa. Fece per andare. Tornò sui suoi passi.

«Ciao Bettega» mi disse sbrigando così una pratica che pensavo fosse un addio definitivo.

È tornata, bellezza. Con la valigia piena dell’ennesima stagione dell’amore, la mia adorata Susy ha spazzato via il fiato di uno sciame rionale di malelingue.