Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 2 Agosto.

Accadde che:

338 a.C. (2359 anni fa): Filippo il Macedone sconfigge Atene e Tebe nella battaglia di Cheronea, consolidando il primato della Macedonia sulle poleis greche, grazie anche all’apporto del figlio Alessandro che dimostra, da subito, il proprio valore sul campo. Dopo gli assedi infruttuosi di Perinto e Bisanzio nel 340 e 339 a.C., il re Filippo II di Macedonia scoprì che la sua influenza sulle città-stato greche era in declino. Nel tentativo di riaffermare la supremazia macedone, marciò verso sud, con l’obiettivo di metterli in ginocchio. Formando il suo esercito, fu raggiunto da contingenti alleati provenienti da Etolia, Tessaglia, Epiro, Epicnemidian Locrian e Focide settentrionale. Avanzando, le sue truppe si assicurarono facilmente la città di Elateia che controllava i passi di montagna a sud. Avvicinandosi alla posizione nemica il 2 agosto, Filippo schierò il suo esercito con la sua falange di fanteria al centro e la cavalleria su ogni ala. Mentre guidava personalmente la destra, diede il comando della sinistra al suo giovane figlio Alessandro, aiutato da alcuni dei migliori generali macedoni. Avanzando verso il contatto quella mattina, le forze greche offrirono una dura resistenza e la battaglia si bloccò. Mentre le vittime cominciavano a salire, Filippo iniziò a ritirare la sua ala dell’esercito. Credendo che una vittoria fosse vicina, gli Ateniesi lo seguirono, separandosi dai loro alleati. Fermandosi, il re macedone tornò all’attacco e le sue truppe veterane furono in grado di scacciare gli Ateniesi. La maggior parte delle fonti afferma che Alessandro fu il primo a irrompere nelle linee nemiche a capo di una “Coraggiosa banda” di uomini. In seguito alla vittoria macedone, Filippo II impose agli sconfitti l’adesione alla Lega di Corinto, una lega che impediva alle poleis greche di farsi guerra tra loro.

1980 (41 anni fa): in Italia, un ordigno a tempo, nascosto in una valigia lasciata nella sala d’aspetto della seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna Centrale, sistemata a circa 50 centimetri d’altezza su un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell’ala Ovest, allo scopo di aumentarne l’effetto, esplose alle 10.25. L’onda d’urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina e il parcheggio dei taxi antistante l’edificio. Ventitré chilogrammi di esplosivo provocarono 85 morti e oltre 200 feriti, molti dei quali sepolti sotto le macerie dell’ala ovest della stazione crollata. La vittima più giovane aveva 3 anni (Angela Fresu), la più anziana 86 anni (Antonio Montanari), mentre il corpo di una delle vittime, la ventiquattrenne Maria Fresu, non venne ritrovato. Soltanto il 29 dicembre 1980 fu accertato, che alcuni resti ritrovati sotto il treno diretto a Basilea appartenevano alla Fresu, che evidentemente si trovava così vicina alla bomba, che il suo corpo fu completamente disintegrato dall’esplosione. Immediatamente si attivarono i soccorsi e molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono a estrarre le persone sepolte dalle macerie e la corsia di destra dei viali di circonvallazione del centro storico di Bologna, su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze e ai mezzi di soccorso. Dato il grande numero di feriti, non essendo i mezzi sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, i vigili impiegarono anche autobus, in particolare quello della linea 37, auto private e taxi. Al fine di prestare le cure alle vittime, i medici e il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti. Nei giorni successivi la centrale piazza Maggiore ospitò imponenti manifestazioni di sdegno e di protesta da parte della popolazione e non furono risparmiate accese critiche e proteste rivolte ai rappresentanti del governo, intervenuti il giorno dei funerali delle vittime celebrati il sei agosto nella Basilica di San Petronio. Gli unici applausi furono riservati al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, giunto con un elicottero a Bologna alle 17:30 del giorno della strage, che in lacrime affermò di fronte ai giornalisti: «Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia» L’autobus 37 divenne, insieme all’orologio fermo alle 10:25, uno dei simboli della strage. Il 2 agosto è considerata la giornata in memoria di tutte le stragi, e la città di Bologna, con l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 organizzano ogni anno il Concorso internazionale di composizione “2 Agosto” con concerto in piazza Maggiore.

Nato oggi:

1935 (86 anni fa): nasce a Catona di Reggio Calabria Michele Musolino avvocato, politico e poeta. Breve e appassionata fu la sua vita, laureato in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma, discendeva da una famiglia di socialisti e comunisti illustri quali il padre Stefano e lo zio onorevole Eugenio Musolino, fondatore del PCI a Reggio Calabria. Avvocato di prestigio, dirigente socialista e meridionalista, nel 1953 si iscrisse al PSI presso la sezione di Catona e da allora ricoprì diversi incarichi nel partito e fu segretario di federazione nel 1980. Nel 1970 fu eletto consigliere comunale alla prima candidatura, e nell’agosto 1983 fu eletto sindaco guidando una coalizione di sinistra, ma a causa di forti contrasti all’interno della sua coalizione rimase in carica solamente tre settimane. Tale vicenda segnò il suo rapporto col PSI, a tal punto che nel 1984 ruppe clamorosamente con esso. L’8 settembre 1987 fu rieletto sindaco, grazie al sostegno di una giunta centrista formata da DC-PSDI-PRI e da una lista civica di supporto. Si dimise dall’incarico il 4 luglio del 1988. I suoi versi tutti illuminati da sovrana ironia, flottavano improvvisati sui banchi del consiglio comunale o tra una pausa e l’altra di interminabili riunioni politiche. Le sue poesie figurano nel libro “Cronache di Palazzo” a cura di Tito Borruto. Muore, a Catona di Reggio Calabria, il 26 luglio 1989. Un tratto della via Nazionale di Catona è stata intitolata alla sua memoria.