Franco Battiato, a Locri, con pianola e vestito d’arlecchino

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È proprio vero, pochi soldi, ma anche tanti sogni. La Locride visse nei primi anni ’70 fermenti in più direzioni, rivoli culturali ed anche politici di una certa intensità. La scuola era il luogo più idoneo per ribadire la volontà di cambiamento, ma non sempre si scioperava per non fare scuola, spesso lo si faceva in nome del Diritto allo studio, per avere locali più idonei, riscaldamenti più conformi alle nuove normative. E si seguivano i concerti, la musica, specie quella neo-rocchettara. Franco Battiato era considerato un giovane innovatore, un musicista controcorrente e un rivoluzionario pacifico. Ricordo che si seppe di un suo tour in terra di Calabria e, pertanto, si ebbe l’idea di farlo esibire a Locri, anni 1972-1973. Il locale era il mitico cinema Sant’Antonio gestito dalla chiesa, ma anche riferimento cineastico e teatrale per i plessi scolastici attigui dove frequentavano le ragazze iscritte all’Istituto Magistrale. Più in là il Liceo Classico Scannapieco. Mario Leone, giovane studente del Liceo Scientifico, ricorda che il biglietto venne a costare 150 Lire, una somma equivalente a tre panini. Non sono sicuro se Battiato introducesse i suoi brani, più suono che canto, oppure, come è stato poi nel suo stile successivo, spiegasse verbalmente i reali connotati della sua performance. Franco Battiato, quando venne a Locri non era ancora famoso, ma fautore di pregevoli esperimenti nel campo della nascente musica elettronica-pop italiana. Portava con sé una specie di pianola elettrica ed era vestito come un Arlecchino, specialmente i pantaloni: attillati e multicolori. Fu proprio una bella giornata. I soldi raccolti con una colletta tra di noi a malapena coprirono le spese di viaggio di Battiato, ma lui venne lo stesso soprattutto per incontrare noi giovani studenti.

Enzo Stranieri