Quel piatto di spaghetti col futuro Maestro

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Martedì, la telefonata mattutina del vostro Direttore, mi trova assolutamente impreparato.
Mimmo, sai, è morto Franco Battiato, ed io ho subito pensato a te. Perché mai? Lì per lì non ho fatto mente locale, poi Pietro Melia, amico di antichissima data, mi ha schiarito le idee.
Possibile che non ricordi? Erano i primissimi anni ’70, ed io venni a casa tua con una persona già speciale, ma allora sconosciuta. Era proprio…Franco Battiato. E mentre Pietro racconta, anche io riavvolgo il nastro della memoria e quei momenti ritornano meno confusi. In effetti, rammenta il Direttore, quel ragazzo secco e smunto lui lo aveva “Recuperato” sui gradini dell’abitazione dell’amico comune Cecè Futia, alla Sbarra, che si affacciava su via Nazionale (la statale jonica 106) proprio di fronte al cinema Sant’Antonio, posto all’interno dell’istituto salesiano, dove il giovane siciliano si sarebbe dovuto esibire in un concerto organizzato in economia dagli studenti della città. A tavola, mia moglie Teresa preparò uno spaghetto veloce al pomodoro, che quell’artista siciliano gradì molto. Chiacchierammo a lungo, la sua vita, le sue aspirazioni e già allora capimmo che si trattava di uno dalle idee molto chiare e dalla rara intelligenza. A ben pensare mai avremmo però
immaginato che sarebbe diventato così famoso da lasciare tracce indelebili e non solo in Italia, nel mondo della musica. La chiamata di quella mattina è servita a catapultarci a mezzo secolo fa, facendoci dire che forse si stava meglio quando si pensava di stare peggio, soprattutto in ambito giovanile. Franco Battiato era già proiettato nel futuro e si preparava ad andare incontro a successi allora inimmaginabili. Grazie per questo inatteso flashback, ma soprattutto grazie a Franco Battiato per quanto di bello ci ha regalato con la sua arte, nell’arco di quasi mezzo secolo. E che egli possa ora riposare in pace, al termine di un cammino partito probabilmente, non vuole essere presunzione la nostra, da Locri e che rimarrà nella storia.
Ti sia dunque lieve la terra, Maestro!

Domenico Staltari