Free Generation

73

Siamo in un percorso dove tutto è in divenire, i fenomeni, la cultura, la società, le parole che servono a definirci tutti come “genere neutro”, con tanto di asterisco finale. Loro, i ragazzi di oggi, sono una generazione più libera rispetto alla nostra e per questo un po’ li invidio. Alla fine decideranno e sentiranno loro cosa volevano essere e chi volevano diventare, ma non per forza. Potrebbero anche non voler scegliere mai in maniera definitiva ed in tutto questo mi chiedo davvero, dato la caducità dei tempi, se non abbiano ragione loro, questa “free generation”, ad essere tutto e il contrario di tutto, in un unico momento possibile da vivere pienamente che non può che essere soltanto quello presente.

 Ultimamente si è sentito parlare molto di “gender fluid”, senza capire troppo bene tutta una serie di termini per indicare ciò che non vuole essere definito, etichettato, incasellato. Di certo, in questi ultimi tempi, si assiste sempre più ad un movimento di persone che vogliono farsi sentire e vedere per ciò che loro stesse percepiscono essere come “genere”, in un dato momento e mai per sempre. Non è un caso se i Maneskin siano più di un semplice gruppo musicale che impazza ovunque, essendo diventati ormai anche un fenomeno, in tutti i sensi. Cito questi ultimi come icona di stile gender fluid perché recentemente sono tra i più popolari ma non sono certo i soli. Se l’ultima rivoluzione che si ricordi, in maniera così capillare e diffusa, fu quella dei “sessantottini”, oggi siamo in mezzo ad un’altra rivoluzione che va persino oltre la sessualità e che tocca per la prima volta l’intoccabile principio alla base del mondo, ossia il genere femminile e quello maschile. Direi che la nuova generazione non vuole essere inquadrata in maniera troppo rigida, né in un’identità né nell’altra, con buona pace dei darwinisti convinti. Il motore del mondo non sembra più essere la riproduzione della specie, per cui serve necessariamente l’accoppiamento tra un uomo e una donna (ostacolo già superato dalla scienza) ma la libertà di esprimere se stessi per ciò che si è in un dato momento, senza fissità… in maniera, appunto, fluida.
E in un mondo “liquido” cadono tutti gli stereotipi e i tabù, a cominciare dal modo di abbigliarsi, di mostrarsi, di “esibirsi al pubblico”. Non è più prerogativa solo femminile portare lo smalto alle unghie (già in passato emblema dei gruppi di musica dark o rock), perché non è il genere femminile o maschile che fa la differenza bensì il carisma, il portamento, lo charme, un certo sex appeal, a farci notare, a darci visibilità, a farci prendere più “like”. Non tutti sono ovviamente pronti a tale ribaltamento di prospettive, poiché siamo andati oltre le “categorie” di etero e omosessuali. Siamo oltre la moda, oltre lo stile, oltre le tendenze, oltre, spesso, la nostra comprensione. Ma lo dirà il tempo di cosa si tratta, della portata di questo cambiamento che è, oserei dire, epocale. Guardavo il mare per cercare di comprendere il concetto di fluidità e pensavo di quante innumerevoli onde esso è costituito, un esercito di onde mai uguali che galoppano in una direzione o in un’altra, secondo la corrente. Onde di acqua salata che hanno un colore riflettente il cielo, quando più chiaro quando più scuro, e il fondale. Onde che in mare assumono appunto tale forma ma che se “catturate” in un secchiello si adattano ad esso e prese tra le mani… scivolano via, fluide. Potresti dire che forma hanno le onde? No, impossibile! Eppure queste ultime, tutte insieme, formano il mare, eternamente in movimento. Ecco, mi sono data questa spiegazione che non spiega proprio nulla. Sono “grande” per mettere in discussione la mia identità e il mio genere ma non abbastanza adulta da non ricordarmi il marasma emotivo che provavo durante l’adolescenza. All’epoca era più difficile mettere tutto in discussione. Occorreva un certo coraggio ed anche un piglio deciso per vestirsi liberamente, da uomo o da donna, in maniera originale, secondo il proprio gusto. Bisognava essere tanto decisi e convinti di se stessi (e in giovanissima età non è cosa semplice) oppure fermamente intenzionati a stupire e a farsi notare, fregandosene degli sguardi di disappunto (dei genitori e dei parenti in primis). Oggi è diverso ma non è sempre così tanto diverso dal passato: resistono gli insulti, le prese in giro, certi giudizi pesanti come pietre scagliate contro chi è “diverso”, rispetto una certa “regola” in una data cultura. Ad ogni modo, nonostante i pregiudizi e le perplessità, non credo ci sia poi troppo di che stupirsi in una società in cui probabilmente restava solo questo da sdoganare. La generazione è fluida e anche i tempi sono fluidi, rapidi e mutevoli. Non si conosce ancora l’approdo finale, siamo in un percorso dove tutto è in divenire, i fenomeni, la cultura, la società, le parole che servono a definirci tutti come “genere neutro”, con tanto di asterisco finale. Loro, i ragazzi di oggi, sono una generazione più libera rispetto alla nostra (alla loro età) e per questo un po’ li invidio. Alla fine decideranno e sentiranno loro cosa volevano essere e chi volevano diventare, ma non per forza. Potrebbero anche non voler scegliere mai in maniera definitiva ed in tutto questo mi chiedo davvero, dato la caducità dei tempi, se non abbiano ragione loro, questa “free generation”, ad essere tutto e il contrario di tutto, in un unico momento possibile da vivere pienamente che non può che essere soltanto quello presente.

Daniela Rullo