Giulia Perri: “Mio nonno, Francesco Perri, era profondamente legato alla Calabria”  

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Questa settimana abbiamo intervistato Giulia Perri nipote dello scrittore e giornalista calabrese Francesco Perri e Presidente del Centro Studi a lui intitolato, attiva nel compito di diffonderne il nome e le opere. Inoltre, da poco ha dato alle stampe il suo primo romanzo “Tacco 12”.

 Tu che vivi fuori dalla Calabria, cosa ami di questa terra?

È un territorio difficile e per chi non ci è nato, ed ha vissuto per lo più al Nord, complicato da comprendere. Tuttavia, mio nonno Francesco Perri che considero un grande scrittore e giornalista, pur essendo vissuto quasi sempre al Nord, era profondamente legato al luogo natìo e per far conoscere e rivalutare le sue opere non si può prescindere dalla Calabria. Venendo nel corso degli anni in Calabria per eventi, incontri con le scolaresche, presentazioni di libri, ho creato rapporti di amicizia cui tengo particolarmente e che mi portano a tornare periodicamente.

Come sei diventata scrittrice? quali sono le fonti di ispirazione di cui ti servi quando scrivi?

Non mi considero una scrittrice: mi piace scrivere e lo faccio nei momenti liberi, normalmente seguendo un’idea ma senza avere una “fonte di ispirazione”. Non ho il “sacro fuoco” dello scrittore, scrivo perché mi piace e per comunicare e intrattenere piacevolmente chi mi legge.

Credo che per arrivare al cuore dei lettori bisogna essere molto empatici. Sei d’accordo?

È un mistero come mai un libro “arriva” al lettore e un altro no. Di sicuro conta una buona scrittura e una bella storia. Non credo che occorra essere empatici: chi scrive sa che il libro non sarà più suo una volta pubblicato e non necessariamente prova empatia per i propri personaggi.

Il tuo primo romanzo “Tacco 12”, di recente in libreria, racconta del mondo femminile. Come mai questa scelta?

È stato casuale e frutto di incontri avuti nel corso della vita; dall’osservazione di atteggiamenti, dall’ascolto di discorsi e racconti di persone che hanno incrociato la mia strada sono nati questi episodi, alcuni comici altri con una tematica più “seria”. Ma non ho scritto “Tacco12” con la precisa volontà di raccontare il mondo femminile. Ho solo tracciato il ritratto di una piccola parte del nostro variegato mondo.

Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il tuo romanzo?

Vorrei che si divertisse. Poi, ognuno troverà nelle pagine quello che sentirà, non avevo un “messaggio” da dare.

Essendo la nipote dello scrittore Francesco Perri, ti sei sentita come se dovessi dimostrare ancora di più le tue capacità, quando hai iniziato il percorso della scrittura?

 No, perché mio nonno era uno scrittore vero e io sono una “dilettante”: nessun paragone è possibile. Mio nonno era scrittore, giornalista, novelliere, polemista, io metto su carta delle narrazioni, mi limito a questo.

Sei presidente del Centro Studi Francesco Perri. Secondo te, cosa ancora non si è capito di lui?

A mio avviso Francesco Perri è stato relegato nel novero della narrativa regionale, mentre era uno scrittore di livello nazionale, come i suoi scritti dimostrano. Conquistatori è ambientato in Lomellina, Povero Cuore a Milano come anche l’Amante della zia Amalietta. La sua intensissima attività giornalistica negli anni tra il 1919 e il 1925 si rivolgeva a un pubblico nazionale, anche se ha scritto sulla questione meridionale e sulla Calabria.

Non credi che, come tanti scrittori calabresi, sia stato poco valorizzato?

Di sicuro è stato poco valorizzato, anche perché poco conosciuto. Personalmente, pur riconoscendo l’importanza che uno scrittore sia legato al proprio territorio di nascita, ritengo che non abbia alcuna importanza se uno scrittore sia calabrese, siciliano o piemontese.

Nel 1928, Francesco Perri, scrive “Emigranti” un grande affresco del mondo contadino, in cui è presente anche il riscatto per questa Terra. Secondo te, c’è stato questo riscatto a distanza di 94 anni?

Non vedo il riscatto in “Emigranti”, che è invece un romanzo in cui vengono narrate aspre sconfitte. Mi è, tuttavia, piaciuta la chiave di lettura di Mimmo Gangemi che ha visto nell’emigrazione dalla Calabria l’occasione per una “rivoluzione” in una regione che era stata statica per secoli. A distanza di 94 anni, per fortuna le condizioni di vita dei calabresi e degli italiani in genere non possono lontanamente essere paragonate alle tristi situazioni dell’epoca. La povertà endemica, l’ignoranza, la mancanza di igiene, di scuole, strade, acqua, riscaldamento non ci appartengono da decenni, per fortuna. Ma in Meridione e in Calabria c’è molto da fare ancora, secondo me. Ma devono essere le persone che ci abitano a identificare le modalità e anche cosa veramente vogliono: per fare un esempio, non mi immagino le coste della Calabria come quelle della Romagna, perché lì ci sono mentalità, abitudini e approcci diversi. Sicuramente, però, le coste potrebbero essere attrezzate e accoglienti, cosa che attualmente non sempre accade, pur essendo le spiagge bellissime e il mare splendido.

Come “Riviera” abbiamo proposto l’itinerario degli scrittori della Locride, per valorizzare il patrimonio culturale unico che possediamo. Tu cosa ne pensi di questa idea?

Mi sembra un’ottima idea, che, come Centro Studi Francesco Perri, appoggiamo molto volentieri.

Quali saranno i tuoi prossimi progetti?

Sto lavorando al secondo volume di “Tacco12”, con nuovi personaggi e un’ottica diversa. Sempre con lo scopo di divertire, con leggerezza.