Gravissimo assalto alla sede della CGIL

142

Non c’è dubbio che l’assalto alla sede della CGIL sia stato programmato da gruppi neofascisti e la presenza dei capi di Forza Nuova durante la fase più concitata della manifestazione lo dimostra. Gravissimo come i gruppi neofascisti hanno potuto mimetizzarsi nel corteo “no vax”, solo perché ormai da molti anni i gruppi dirigenti di quelle che avrebbero dovuto essere organizzazioni democratiche di massa parlano  alla gente solo dalla televisione.

L’assalto alla sede della CGIL, di sabato scorso, richiama alla memoria pagine tristi della nostra storia. Indignarsi non basta, ed ancor meno bastano gli appelli ad un generico antifascismo che non ci consentono di capire come ciò è potuto succedere.

Non c’è dubbio alcuno che l’assalto sia stato programmato da gruppi neofascisti e la presenza dei capi di Forza Nuova durante la fase più concitata della manifestazione lo dimostra. Sarebbe bastato un semplice presidio democratico a difesa della sede della CGIL per dissuaderli. Non lo dico a caso. Ricordo che a Reggio Calabria, in piena rivolta egemonizzata dai “boia chi molla”, ogni attacco alla CGIL venne respinto dalla vigilanza democratica organizzata dai militanti. Sabato scorso la sicurezza della sede, del più grande sindacato italiano, era affidata unicamente alle forze di polizia a cui va la nostra piena solidarietà per l’aggressione subita. Molti ritengono che la difesa dei luoghi simbolici della democrazia italiana sia un compito che spetta unicamente alle forze di Pubblica Sicurezza.

Teoricamente è giusto, ma la storia deve pur insegnarci qualcosa. E non mi riferisco solo ai manipoli fascisti che cento anni fa hanno dato l’assalto impunemente ai municipi, alle camere del lavoro, alle “leghe”, ed ai partiti politici sino a mettere in serio pericolo l’incolumità fisica dei parlamentari e dei comuni cittadini impegnati a difendere la democrazia, ma ad esperienze molto più vicine nel tempo. In momenti di particolare tensione se non ci fosse stata un’adeguata vigilanza democratica i “lazzari del re” avrebbero preso, per esempio, la federazione comunista di Napoli, ed i gruppi neofascisti sarebbero sicuramente penetrati in via delle Botteghe Oscure.

Lo “Stato” non è neutrale, ma espressione dei rapporti di forza.

Se è sbagliato che il mondo del lavoro (ed i marginalizzati) lo considerino “nemico” è altrettanto sbagliato che ci si consegni “disarmati” ad esso. Ciò equivarrebbe a negare che ci sono interi territori e larghe fasce sociali che, in questo momento storico, sono estranei o comunque contano pochissimo all’interno dello Stato.

Ovviamente quando dico “vigilanza democratica” non intendo affatto una organizzazione paramilitare, ma alla naturale avanguardia che si forma quando un sindacato o di un partito di massa viene sentito proprio da milioni di persone.

Oggi non è così.

Al Sud, ma non solo, mi sembra che soprattutto nei luoghi in cui mancano le fabbriche molto spesso i sindacati vengono confusi con i “patronati”, ed i partiti politici vengono considerati dai più come estranei ed ostili ai loro interessi. Ed i gravi fatti di sabato scorso ne sono la dimostrazione: i gruppi neofascisti hanno potuto mimetizzarsi (e confondersi) nel corteo “no vax” che, aldilà di frange estreme sono tutt’altra cosa, solo perché ormai da molti anni i gruppi dirigenti di quelle che avrebbero dovuto essere organizzazioni democratiche di massa (tra cui i sindacati ed i partiti) parlano  alla gente solo  dalla televisione. E solo per rendere note le posizioni maturate ai “vertici” dei movimenti stessi.

Così non va!

Il “popolo” non è un sacco da riempire con le proprie idee. La linfa della democrazia si alimenta da un moto discendente ed ascendente: dai gruppi dirigenti al popolo e viceversa.

Invece, è da anni che la linfa ascendente ha perduto ogni vigore.

I “no vax” in buona fede ci sono, certamente rappresentano una minoranza, ma  con loro bisogna discutere. Se non trovano partiti aperti e sindacati inclusivi verranno naturalmente strumentalizzati dalle forze violente ed eversive. Oggi mancano i luoghi di discussione e di confronto e ciò delegittima i partiti politici, ed i sindacati molto più dello stesso assalto neofascista. Mi preoccupa un PD che presenta la mozione di sciogliere F.N. senza porsi il problema di riallacciare i rapporti con quella parte del Paese e con le larghe fasce sociali che, francamente, non si sentono pienamente parte dello “Stato”

Mi preoccupa un sindacato che si limita ad indire una giusta e legittima manifestazione senza domandarsi come si è arrivati a questo punto. In ballo non ci sono i destini di questo o quel governo, ma della Democrazia.