Ho vissuto i problemi dell’ospedale di Locri sulla mia pelle

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Cronaca di una settimana passata tra controlli, visite ed operazione

Mi sono appena sottoposto ad un intervento chirurgico. Ma non è di questo che voglio parlare. Ho deciso di restare a Locri. Ed il problema diventa politico ed è per questo che ne scrivo e solo per avviare una pacata riflessione su una esperienza “vissuta”.

La settimana scorsa mi sono sottoposto agli esami pre operatori.

Martedì il prelievo del sangue.

Mercoledì alle 9,30 la visita cardiologica.

In attesa persone sofferenti. Molte di loro

hanno percorso chilometri di strada. Alcuni devono sottoporsi ad operazione chirurgica altre soffrono visibilmente, respirano male,. L’afa si fa sentire. Ovviamente non c’è aria condizionata.

Passano le ore.

Alla pazienza subentra la rabbia soprattutto tra gli accompagnatori.

Qualcuno minaccia di andarsene, altri alzano la voce ed altri si sfogano  imprecando.

Contro chi?

Contro coloro che vedono perché il livello superiore per molti dei miei “amici” è astratto. E così il popolo degli ultimi  si danna come nei gironi infernali. Si capisce che una parte del personale è demotivato.

Qualcuno avverte l’ostilità nei loro confronti. Probabilmente non era questa la vita che avevano sognato al momento della laurea o del diploma. . Per molti  il lavoro in un luogo così difficile non è appagante. Altri hanno trovato un compromesso al ribasso e tendono a dileguarsi ed a fuggire da un luogo così difficile.

Ore 12,25 veniamo dirottati dinanzi al l’ambulatorio di anestesia.

Stanchi, stressati.

Le prove di pre-ricovero sono pesanti.

Penso ad una anziana con varie patologie che, per esempio, viene da Cimina’ o da Bivongi. Alla fine avrà fatto in tre giorni quasi duecento chilometri ed ore ed ore di attesa.

Perché non viene qui il commissario alla sanità calabrese a spiegare perchè infliggere sofferenze a chi avrebbe bisogno di aiuto.

Sono certo che queste cose non succedono a Milano o a Padova.

Sono certo che oltre agli sprechi la situazione sia il frutto anche della sanità privata che pesa come un macigno su quella pubblica.

Intanto passa il tempo. In compenso la signora anestesista quando arriva si dimostra gentile e competente con tutti.

Mi domandano chi è il primario di chirurgia e molti restano sorpresi dal fatto che non lo sappia. Preciso che mi ha visitato in ospedale il dottore Rispoli e mi sono augurato che sia Lui ad operarmi.

È così è stato. E lo ha fatto con una serietà, sensibilità e competenza di cui lo ringrazio insieme a tutto il personale.

Adesso sono sul lettino. Scrivo per non avvertire il dolore e di tanto in tanto parlo col mio compagno di stanza, così  il tempo passa.

La politica tende a fuggire da questi luoghi di sofferenza. Così come in genere fugge dalle carceri e dalle ingiustizie che si vivono nei tribunali.

Eppure sono i tre punti sensibili..

Quando ho incominciato a far politica questo era l”abc”di chiunque avesse ideali di uguaglianza e solidarietà umana.

Saltando  questo livello si può avere successo, si può conquistare il potere ma non c’è Politica.

Per ritornare all’ospedale mi sembra chiaro che abbia alle spalle la storia che ha. Ed è una storia pesante. Ma se ci fosse una grande unità ed idee, l’ospedale potrebbe ancora essere un importante patrimonio e far da battistrada per un futuro migliore.