I professionisti dell’antimafia

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Sciascia e Borsellino

Leonardo Sciascia, il 10 gennaio 1987, pubblica sul “Corriere della Sera un lungo articolo titolato: “I professionisti dell’antimafia”, portando come esempio quello di Paolo Borsellino appena diventato procuratore di Marsala. Borsellino cinque anni dopo fu ucciso da Cosa nostra, culmine della carriera di un professionista dell’antimafia. Ma Sciascia si riconciliò con Borsellino, prima della strage di via D’Amelio? E qualcuno dei suoi sostenitori ha mai chiesto scusa a Borsellino? 

 

Sulla manifestazione di domenica scorsa a Polsi si sono innescate polemiche, su cui non ritengo di intervenire, ma che mi spingono a ricordare la polemica suscitata da Sciascia, anni fa, e che appare tanto attuale e che contiene una precisa chiave di lettura dei fatti di oggi. E poi che valga come perenne ricordo nell’anniversario della strage di via D’Amelio

Leonardo Sciascia il 10 gennaio 1987 pubblica sul “Corriere della Sera un lungo articolo titolato: “I professionisti dell’antimafia”. Nella prima parte discute di un libro di Christopher Duggan sulla mafia durante il fascismo, sostenendo che l’antimafia può raggiungere «un potere incontrastato e incontrastabile» e trasformarsi in uno «strumento di potere». Nella seconda parte dà concretezza a queste astratte riflessioni, portando due esempi. Quello del sindaco di Palermo Leoluca Orlando (senza farne il nome) e (con nome e cognome) quello di Paolo Borsellino, appena diventato procuratore di Marsala «per meriti antimafia». Sciascia era stato spinto a scrivere dal magistrato candidato procuratore che, benché avesse maturato un’anzianità maggiore, era stato sconfitto da Borsellino. La competenza e la professionalità avevano finalmente battuto, forse per la prima volta, le ragioni dell’anzianità.

Carlo Maria Muscolo 

Per leggere l’articolo integrale di Carlo Maria Muscolo, scarica scarica la Riviera n.30 del 25 Luglio 2021 al link https://www.rivieraweb.it/wp-content/uploads/2021/07/r30.pdf