Il tempo dei ricordi

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Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 29 Giugno.

Accadde che:

2007 (14 anni fa): l’iPhone, rivoluzionario telefono della Apple, viene lanciato sul mercato statunitense alle 18.00 ora locale, in tutti gli Apple Store. Steve Jobs lo ha presentato il 9 gennaio 2007 sul palco del Macworld Conference & Expo e ci sono voluti ben sei mesi per vederlo concretamente sul mercato. Un prodotto divenuto un’icona, quasi uno status symbol, determinando le fortune economiche di Apple. Il travolgente successo di iPhone è dipeso da un insieme di fattori. In quel momento storico Apple è riuscita ad intercettare la precisa esigenza del mercato della telefonia mobile, bisognoso di un salto di qualità in termini funzionali rispetto ai feature phone. Tante le novità introdotte dal melafonino, che sono divenute col tempo un vero e proprio standard. Pensiamo alla diffusione dei touch-screen capacitivi, dell’interfaccia ad icone, del concetto di app, di quello di dispositivo mobile all-in-one. Elementi non necessariamente inventati da Apple, ma che l’azienda ha avuto il merito di rendere utilizzabili da chiunque, semplici, contribuendo in maniera determinante all’esplosione del fenomeno smartphone.

2013 (8 anni fa): Papa Francesco pubblica la sua prima enciclica, “Lumen fidei”. Il testo della lettera enciclica è stato iniziato da papa Benedetto XVI durante il suo pontificato, poi consegnato al suo successore Francesco, che ne ha esteso e firmato il lavoro. In essa viene affrontato il tema della fede, in continuità con le due precedenti encicliche di papa Benedetto XVI: “Deus caritas est” e “Spe salvi” dedicate rispettivamente alla carità e alla speranza, chiudendo così la trilogia sulle virtù teologali. L’introduzione presenta il tema della fede vista come una luce che illumina e come una luce da “Riscoprire”. Il primo capitolo presenta la dinamica della fede attraverso il racconto biblico della storia della salvezza: da Abramo al popolo di israele, fino al compimento della fede in Gesù e alla riflessione su di lui operata dagli scritti del Nuovo Testamento. Il secondo capitolo mette a tema il rapporto tra fede e verità, amore e ragione: il pontefice sostiene non esserci contrapposizione tra fede e ragione, ma reciproco arricchimento. Il terzo capitolo presenta gli strumenti con cui suscitare e far crescere la fede: innanzitutto la comunità dei credenti, cioè la Chiesa; inoltre il Battesimo e gli altri sacramenti; infine la preghiera del Padre Nostro, il Credo e il decalogo. L’ultima parte dell’enciclica presenta la rilevanza della fede rispetto ad alcuni temi della vita sociale: il bene comune, la famiglia, la società, la sofferenza. L’enciclica termina con una riflessione e una preghiera rivolta a Maria, indicata come modello per ogni credente.

 Nato oggi:

1876 (145 anni fa): nasce a Cittanova (Reggio Calabria) Vincenzo Gerace saggista, romanziere e poeta, vincitore nel 1929 del Premio “Accademia Mondadori” per la Letteratura Italiana. Negli anni della prima giovinezza seguì la famiglia nei trasferimenti dovuti alla professione del padre, magistrato di carriera: a Nicosia, nel 1886, dove iniziò gli studi ginnasiali; più tardi, nel 1894, a Catania, dove frequentò il liceo e si iscrisse alla facoltà di lettere. Dopo due anni, in crisi intellettuale, interruppe gli studi e si ritirò a Sciacca, dove rimase dal 1898 al 1900, dedicandosi a letture disordinate e alle prime prove poetiche. Pur non giungendo mai alla laurea, negli anni palermitani cominciò a partecipare attivamente alla vita culturale della città: collaborò, infatti, al quotidiano “L’Ora. Fermo all’idea della poesia classica, sferrò un violento attacco all’estetica di Croce con il saggio: “La tradizione e la moderna barbarie”. Fu soprattutto poeta e nella sua poesia cercò costantemente Dio. Così ne “Il fonte della vita”, “La fontana nella foresta” e nelle “Variazioni musicali”. Raccolta, questa, da cui emerge il romanzo di un’anima, che si rasserena alla morte, nel mistero in Dio. Nel 1907 pubblica a Napoli “La Grazia” suo unico romanzo, che ambientato in un paesino della Calabria, segue la vicenda interiore del  giovane Lorenzo. Muore a Roma il 18 maggio 1930.